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– Editoriale –

Caro-gasolio: dopo sei mesi, l’emergenza è diventata crisi strutturale

Caro-gasolio: dopo sei mesi, l’emergenza è diventata crisi strutturale

Roma, 1 Settembre 2026

Il prezzo del gasolio continua a crescere. Nel mese di agosto quasi dieci centesimi in più, nonostante i ripetuti provvedimenti-tampone varati dal Governo. È evidente che non si potrà andare ancora avanti così. Stando alle cifre ufficiali, alla fine dell’anno sarebbe per lo Stato un onere non lontano dai 10 miliardi di euro. Il Governo ha dichiarato di voler affrontare la questione per quella che è: una crisi energetica – strutturale – che, per quel che riguarda l’autotrasporto, posiziona il prezzo del gasolio ben oltre i due euro al litro. Se, poi, dovesse essere tolto lo sconto attuale di 14 centesimi sulle accise, il gasolio balzerebbe oltre i 2,2 euro/litro.

 A marzo, un litro di gasolio costava 1,670 euro, a fine agosto, 2,130 euro: +46 centesimi e, se togliamo 14 centesimi di sconto attuali, siamo ad un aumento di 60 centesimi al litro di gasolio: quasi il 40% in più rispetto a sei mesi fa.

Con quali effetti sulle tariffe di trasporto? Teoricamente, queste avrebbero dovuto aumentare di circa il 15% che, a loro volta, avrebbero dovuto incidere per lo 0,75% sui prezzi dei beni al consumo.

In realtà non si è verificata, né la prima ipotesi (aumento delle tariffe del15%), se non in minima parte, né la seconda, perché i prezzi medi al consumo sono aumentati, non dello zero-virgola-qualcosa, ma di importi consistenti, anche a due cifre. Per non dire degli “stop and go” del prezzo del gasolio, tanto rapidi a salire quanto resistenti a scendere.

Il nostro auspicio è che il Governo entri nell’ottica di effettuare interventi selettivi, diretti alle fasce più deboli della società e ai soggetti che fanno un utilizzo professionale del gasolio.

È, inoltre, necessario, nel rispetto degli accordi di Palazzo Chigi dello scorso maggio ma, soprattutto, ai fini di un’allocazione opportuna delle risorse, un confronto con le rappresentanze di questa categoria, da cui dipende una parte non piccola della tenuta del sistema economico italiano.

Circa le modalità di reperimento delle risorse, siamo molto d’accordo con chi sostiene l’indicazione di rivolgersi a chi ha realizzato extra-profitti grazie al caro-energia. Non troviamo affatto convincenti le argomentazioni su un presunto rischio di perdita di capacità competitiva di qualche Big nostrano. È un argomento che i nostri trasportatori potrebbero sollevare ogni giorno, perché, per via dei mille vincoli amministrativi e oneri a vario titolo, sono costantemente a rischio-fuoriuscita dal mercato.  In un contesto così drammatico, troviamo doveroso che chi guadagna di più si faccia carico, pro quota, delle difficoltà di chi è più esposto e, non magari, come sta avvenendo, il contrario.

Noi rivendichiamo questo diritto, partendo dal presupposto di rappresentare operatori imprenditoriali meritevoli di rispetto, con tutto ciò che questo comporta.

Sotto questo aspetto, con la massima chiarezza, ritengo doveroso prendere le distanze da alcune richieste, circolate in questi giorni, di contributi dallo Stato per spese non sostenute. Se nell’acquisto di gasolio sono così bravo da pagare 90, anziché 100, pretendere di avere il contributo rapportato a 100, quando ho speso 90, è una “furbata” piuttosto avvilente. Se è comprensibile, per quanto non condivisibile, che qualche trasportatore ne possa essere tentato, per un’associazione diventa un atto di autolesionismo contro la propria credibilità.

Infine, insistiamo sulla necessità che questa crisi, tantopiù se strutturale, necessita del coinvolgimento della committenza, che non può permettersi di sfuggire “furbescamente” alle proprie responsabilità di riconoscere l’aumento dei costi dovuti al caro-gasolio. Chiediamo al Governo di farsi promotore di un tavolo di confronto immediato tra vettori e committenti, in attesa che il percorso istituzionale della “nuova Consulta” si perfezioni. La gravità della situazione richiede di stare alla sostanza, e non possono essere i formalismi la scusa per impedire l’avvio di un confronto serrato in tempi utili.

Claudio Donati

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