– Editoriale –

Autotrasporto e transizione ecologica: qualche numero per capire di cosa si parla

Autotrasporto e transizione ecologica: qualche numero per capire di cosa si parla

Roma, 9 dicembre 2021

Transizione ecologica è la parola-chiave del momento, destinata a durare nel tempo. Per i trasportatori, più degli aspetti legati alla tecnologia (motore elettrico, a idrogeno, etc) che, quando sarà commercialmente disponibile, verrà presa in considerazione, significa dover rinnovare a passo accelerato il proprio parco veicolare (il più vecchio d’Europa, con un’età media di 13 anni a veicolo). Per il momento, sarebbe più che sufficiente portare l’intero parco veicolare ai livelli euro 5 e 6. Dobbiamo pensare che, limitandoci al solo trasporto in conto terzi, per portare il parco veicolare a questi livelli in tempi ragionevoli (6-8 anni) occorrerebbe cambiare più o meno 100 mila veicoli l’anno.

Non so se qualcuno si è chiesto come sarà possibile realizzare una mole di investimenti francamente fuori della portata delle nostre imprese. La superficialità del confronto istituzionale sembrerebbe dare ragione a quei trasportatori che non sembrano crederci troppo. Ma attenti anche alla colpevole sottovalutazione, perché nessuno (tranne i malcapitati) piangerà se qualche altro migliaio di imprese di autotrasporto dovesse venir spazzato via, perché non ce l’ha fatta a reggere la sfida della transizione ecologica.

Proseguendo il ragionamento, l’autotrasporto dovrebbe investire non meno di 8 miliardi di euro l’anno per i prossimi anni: all’incirca il 20% dell’intero fatturato del settore. Dove li trova questi soldi? Possiamo davvero pensare che sia lo Stato a sostituirsi nell’investimento? Non sarebbe mai possibile, ovviamente, e non sarebbe neppure giusto. Lo Stato può e deve accompagnare il processo, ma dovrebbe essere il mercato a fornire queste ingentissime risorse aggiuntive. Quello che va chiesto allo Stato sono le Regole.

In altri campi – vedi i container- il mercato si è mosso da solo: le poche multinazionali che dominano quel mercato hanno decuplicato il prezzo del trasporto via mare dei container nel giro di poche settimane. Analogamente per i signori dell’energia (petrolio e gas). Ma sappiamo che per noi questa è fantascienza.

Eppure, la semplice riforma della subvezione, resa obbligatoria dal Regolamento UE 1055/2020 da febbraio prossimo, potrebbe spostare alcuni miliardi dall’intermediazione a favore dei bilanci di chi esegue effettivamente il trasporto, senza toccare affatto il costo complessivo dello stesso.

E questa non è fantascienza. Se, per ipotesi, i 45 miliardi di fatturato annuo dell’autotrasporto fossero assoggettati ad una limitazione della subvezione nella misura massima del 20%, si avrebbe, alle tariffe attuali – senza alcun aumento tariffario –, uno spostamento enorme di risorse a favore dei vettori veri. Non saprei dire se 4 o 6: certamente diversi miliardi di euro, dall’intermediazione (spesso un primo vettore) a chi esegue effettivamente il trasporto con i propri camion.

Per questo noi pensiamo che l’esigenza di una riforma della subvezione, a cui siamo obbligati – lo ripeto – da una norma europea, non può non costituire una priorità per chiunque pretenda di rappresentare imprese di autotrasporto. Per questo Assotir si è fatta carico di avanzare una proposta. Con l’obiettivo anche di non permettere a nessuno di girare la testa dall’altra parte.

Senza togliere niente agli altri temi proposti per i tavoli tecnici ministeriali, pensiamo che questa sia la vera priorità del momento, che può determinare una svolta per cambiare questo settore e farlo tornare ad essere appetibile sotto il profilo imprenditoriale.

Se poi, in tema di tariffe del trasporto ci fosse il famoso paletto (i costi minimi) al di sotto del quale il trasporto diventa illegale, perché non in grado di garantire gli standard minimi di sicurezza e di trasparenza, per i traportatori l’aria cambierebbe in modo significativamente migliore.

Insomma, si torna sempre lì, alle due o tre regole necessarie per riformare l’autotrasporto italiano. Le regole (costi minimi, tempi di pagamento e subvezione) che Assotir auspica e con determinazione intende portare avanti.

Non escludiamo affatto che su questi temi possano crearsi nuove convergenze, anche a livello associativo, ma soprattutto ci conforta l’interesse che, a partire dalle imprese, sta crescendo attorno ad essi.

Claudio Donati

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