– Editoriale –
Una polemica becera su cui non si può tacere
Un noto giornale nazionale, il 28 settembre u.s., ha preso spunto dalla recente iniziativa dell’Albo degli Autotrasportatori di promuovere, anche attraverso un finanziamento di 150 mila euro, la realizzazione di una fiction televisiva riguardante i trasportatori, per aprire una polemica, nelle intenzioni, velenosa.
Ora, non spetta a noi prendere le difese dell’Albo, a cui non abbiamo mai lesinato motivi di dissenso, ma l’attacco gratuito a cui è stato sottoposto nasconde, in realtà, un attacco alla categoria stessa dei trasportatori, visti secondo lo stereotipo dei “figli di un dio minore”.
La polemica sarebbe marginale, se non fosse per il messaggio pesantemente discriminatorio, quasi “razzista”, nei confronti di una categoria che, secondo l’autore dell’articolo, non può pretendere di meritarsi attenzione mediatica, figurarsi una fiction.
Evidentemente, bisogna evitare di mostrare gli aspetti di vita quotidiana, utili a far conoscere, con l’efficacia che il mezzo televisivo – quando vuole – può avere, difficoltà e umanità che convivono all’interno di chi fa questo mestiere (oltre 700 mila addetti e 80 mila imprese in Italia e il 7% del PIL nazionale), per evitare che si offuschi il cliché del “camionista brutto e cattivo” e che si scopra che, magari, questo mondo serve pure a qualcosa, tipo far arrivare a destinazione, tutti i giorni, le merci necessarie per ognuno di noi (giornalista compreso).
Per cui, solo l’idea di fare una fiction sui camionisti, nell’articolo in questione, appare balzana. Un abbassamento di livello, che – secondo l’improvvisato esperto di marketing – metterebbe a rischio gli ascolti. Quasi un delitto, in un mondo dominato dallo “share”, rimuovendo del tutto il fatto che la RAI è ancora un servizio (almeno sulla carta) “di pubblica utilità”.
Nella veste di nuova Cassandra, il nostro amico prevede, senza esserne richiesto né abilitato – un po’ come chi guida senza patente – esiti catastrofici sugli ascolti. E, questo, francamente, ci spinge a scommettere per il contrario.
Alla fine, tuttavia, a ben vedere, un merito questo articolo ce l’ha, perché è la migliore conferma dell’utilità dell’iniziativa del Presidente dell’Albo. Come dimostrato, infatti, pregiudizi e luoghi comuni sono duri a morire, non solo sui social, ma anche sulla carta stampata, nonostante, anche lei, non esisterebbe senza i nostri camion.
Per quanto ci riguarda, ogni iniziativa che, semplicemente, aiuti a far conoscere meglio questo mondo e la vita delle persone che ci vivono dentro è utile e, quindi, da sostenere. A prescindere da chi sta al governo.
Claudio Donati
P.S: consiglio al giornalista (e a chi la pensa come lui), a proposito del rapporto tra autotrasporto e cinema, di andarsi a (ri)vedere il film di Ken Loach “Sorry We Missed You” (2019). Utile per informarsi e farsi un’opinione sulla situazione del settore un po’ più aderente alla realtà.
