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– Editoriale –

Lo sconto sul gasolio dei petrolieri rischia di essere una beffa per i trasportatori

Lo sconto sul gasolio dei petrolieri rischia di essere una beffa per i trasportatori

Roma, 1 Ottobre 2026

La recente decisione di Eni, seguita poi da altri operatori, di abbassare di 19 centesimi al litro il prezzo del gasolio conferma la logica fin qui seguita dei “tagli orizzontali”, cioè, sconti generalizzati per tutti. Pur essendo, quest’ultima, un’iniziativa di soggetti privati, quindi, non direttamente ascrivibile al Governo, la finalità è la medesima.

E, anche questa, come i vari decreti sul caro-carburante, ha innescato pesanti distorsioni, stavolta sul versante del cosiddetto mercato “extra-rete”, che è diventato improvvisamente più caro rispetto al rifornimento al distributore. L‘approvvigionamento extra-rete è una delle principali modalità attraverso cui gran parte dei trasportatori risparmia sul carburante, il cui prezzo, con varie oscillazioni, è generalmente più basso del “prezzo alla pompa”. Ma, dal 29 settembre, il gasolio extra-rete, improvvisamente, è diventato più caro (di diversi centesimi) di quello venduto al distributore.

È evidente che è mancata la “moral suasion” del Governo sulle compagnie petrolifere per le forniture extra-rete. Ovviamente, mentre ci auguriamo che si provveda immediatamente, viene da pensare che non si sia trattato di dimenticanza, quanto piuttosto del fatto che l’obiettivo del Governo fosse quello di accontentare i 48 milioni di automobilisti, senza porsi affatto il tema dei possibili “effetti collaterali” (tipo, appunto, quelli sul mercato extra-rete) in danno del trasporto professionale.

Quanto accaduto spiega meglio di mille parole perché riteniamo indispensabile l’apertura di un confronto con il Governo per affrontare la fase post 6 ottobre, in cui dovrebbero essere presi provvedimenti selettivi destinati ai settori più esposti alla crisi energetica tra cui, ovviamente, c’è l’autotrasporto. Bisogna evitare che si ripetano iniziative, come quella appena citata, apparentemente utilissime, senza valutare le controindicazioni.

Su questo aspetto, con totale, quanto rara, sintonia, tutte le Associazioni dell’autotrasporto hanno chiesto al Governo di essere sentite con somma urgenza, perché, oltretutto, non c’è solo la questione del gasolio extra-rete, ma diverse altre (il coinvolgimento della committenza perché rispetti la clausola di adeguamento tariffario automatico del gasolio, sia per i contratti scritti che per quelli non scritti; l’individuazione delle risorse necessarie per interventi specifici a sostegno dei trasportatori in  questa emergenza, etc.) altrettanto e forse ancora più importanti.

L’altro fatto in forte evidenza – che ci riguarda molto da vicino – è l’aumento dei prezzi dei beni di largo consumo, appena certificato dall’ISTAT, che ci dice che l’inflazione a settembre è salita al 4,2%. Guarda caso – lo si poteva dare per scontato – per via dell’aumento del costo dell’energia.

Ribadiamo un concetto più volte ripetuto in questi mesi. Dietro affermazioni di questo tipo c’è molta opacità perché – tagliando con l’accetta – l’incidenza degli aumenti dovuti all’autotrasporto (sempre dando per scontato che i trasportatori li abbiano ricevuti) possono aver contribuito all’inflazione al massimo per un 1%. Il restante 3% va ascritto ad altre voci e sarebbe veramente ora che qualcuno andasse a vedere chi sta intascando questi aumenti, mentre racconta che tutto dipende dal caro-gasolio.

La situazione è tremendamente complicata: nessuno ha la soluzione, tranne, forse, chi ha voluto il nuovo conflitto in Medio Oriente (e, prima ancora in Ucraina). Quindi, è evidente che qualsiasi iniziativa nazionale non può essere risolutiva. Gli stessi trasportatori, nello stato di difficoltà generalizzata, non vivono tutti con la stessa intensità questa crisi: tra chi ha il lavoro diretto e chi lo prende di seconda o terza mano c’è una differenza enorme. Tuttavia, è certo che migliaia di trasportatori si sentono sull’orlo del baratro e, soprattutto, non vedono vie d’uscita.

Sappiamo che, oltre tutto, la categoria affronta questa crisi quasi a mani vuote, con grande debolezza commerciale e senza protezioni reali, nonostante montagne di norme apparentemente a tutela ma, nella realtà, inutilizzabili.

Nonostante tutto ciò, il nostro obiettivo e, quindi, il nostro compito è quello di trovare – in un quadro così drammatico – le strade per fare in modo che i trasportatori riescano a uscirne fuori senza dover pagare per intero il prezzo della crisi. Proprio per questo, la situazione richiede grande determinazione nel “pretendere” che tutti facciano, immediatamente, la propria parte: Governo, Committenza, e tutti quelli che da questa crisi stanno traendo guadagni stratosferici.

Al di là delle apparenze, sappiamo che non c’è grande voglia di condividere le difficoltà di questa fase: chi se la passa meglio (che, mai come oggi, sono i più forti sul mercato) tende a fuggire da ogni responsabilità. Per questo, occorre – lo ripeto – grande determinazione da parte di chi rappresenta l’autotrasporto, per “pretendere” da tutti il senso di responsabilità che la situazione impone. Nessuno può permettersi il lusso di chiamarsi fuori. Per questo il Governo deve ascoltare la voce dei trasportatori.

Claudio Donati

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