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– Editoriale –

Angoli Ciechi: intervenga il Governo a fare chiarezza

Angoli Ciechi: intervenga il Governo a fare chiarezza

Roma, 27 Febbraio 2024

Come si dice in questi casi, le sentenze si rispettano. E questo noi faremo, ovviamente. Ma certo, la sorpresa è grande, per una sentenza largamente discutibile nel merito. Il tema è, appunto, la recente sentenza del Consiglio di Stato che, accogliendo il ricorso del Comune di Milano contro la precedente sentenza del Tar della Lombardia (che aveva annullato la delibera 971/2023 dello stesso Comune contenente l’obbligo di installazione dei sensori per gli angoli ciechi a bordo dei veicoli industriali), ripristina l’efficacia della medesima delibera ed il conseguente obbligo di installazione dei sensori, entro il 31 dicembre p.v., per i veicoli commerciali circolanti all’interno delle aree A e B di Milano.

Gli effetti pratici saranno modesti, perché la gran parte degli operatori ha già da mesi il contratto per l’acquisto dei suddetti sensori e l’installazione avverrà probabilmente a ridosso della scadenza di fine anno. Del resto, per una fortunata casualità (che speriamo duri per tutto l’anno), nei tre mesi in cui la sentenza del Tar ha annullato la delibera del Comune, non si sono più verificati incidenti con il tragico coinvolgimento di camion e ciclisti nell’ambito urbano milanese.

L’effetto di questa sentenza è particolarmente deleterio su un altro piano. L’avevamo segnalato in tempi non sospetti (il 9 novembre scorso), in una sede autorevolissima quale la Commissione Trasporti della Camera. Questa sentenza autorizza ogni Comune d’Italia a fare quello per cui il Comune di Milano è stato autorizzato, vale a dire, disciplinare – in una sorta di “sovranismo amministrativo” – anche sull’obbligo di installazione dei cosiddetti “sensori”. Per cui, se Milano ha deciso per i sensori “verdi”, Roma potrebbe decidere per “i rossi”, Palermo per “i bianchi”, Torino per “gli arancioni” e via di questo passo. E il trasportatore che, per definizione, “si sposta” lungo tutto il paese, dovrebbe trasformarsi in “Arlecchino servo di molti padroni”.

Come è facile capire, si rischiano situazioni ingestibili, se non interviene lo Stato centrale (il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) a dare una disciplina omogenea, valida su tutto il territorio nazionale.

Questo è quello che abbiamo chiesto fin dall’inizio della nostra battaglia: una regola nazionale (ed in linea con le prescrizioni europee) che definisca parametri validi per l’intero Paese.

Cosa che avverrà, per quanto riguarda i sensori, con l’immissione sul mercato dei nuovi autoveicoli immatricolati, a partire dalla seconda metà dell’anno. Ma per il parco attualmente circolante occorre una norma nazionale che dica quali siano le tipologie di sensori idonee ad assicurare la sicurezza auspicata. E non può essere, come oggi succede a Milano, che siano ritenuti idonei sensori, come risulta dai dati dello stesso Comune, sia che costino mille piuttosto che 10mila euro. È evidente che non è lo stesso prodotto; ma, qual è quello giusto?

Per questo, abbiamo chiesto al Ministro competente, analogamente al Presidente dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), un intervento tempestivo per giungere ad una soluzione, semplicemente, razionale.

Proseguiremo su questo percorso con linearità, facendo affidamento su analoghi comportamenti a livello istituzionale.

Questa vicenda ci dice, comunque, che non sono accettabili decisioni prese sulla testa dei trasportatori, con modalità di coinvolgimento che, salvando la forma, risultano, nei fatti, inconcludenti, perché la decisione è già stata presa.

E ci dice anche che, attraverso un coinvolgimento reale, come quello a cui abbiamo dato luogo, si può arrivare a soluzioni che, al posto del facile consenso, mettono al centro del confronto la serietà dei problemi e della loro effettiva soluzione.

Claudio Donati

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