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La Vicari risponde ad UNATRAS. Tanta buona volontà nella risposta, ma le cause profonde del malessere del settore non sono neppure sfiorate
La prova più evidente è nella risposta che la Vicari da alla questione sollevata dall’UNATRAS circa il che fare dopo l’Ordinanza della Corte di Giustizia Europea in tema di costi minimi di sicurezza.
La Corte ha infatti sentenziato che, senza se e senza ma, ogni Governo può intervenire a determinare le condizioni affinché un servizio sia svolto in condizioni tali da non compromettere la sicurezza.
E, nel caso specifico dell’autotrasporto, non osta affatto, anche nel quadro di una legislazione iperliberista come quella europea, che un Governo fissi costi minimi che devono essere riconosciuti dai committenti agli autotrasportatori in quanto tali costi sono essenziali per l’effettuazione, in sicurezza e legalità, dei servizi ad essi affidati.
Bene, di fronte ad una così chiara e indiscutibile decisione, la Vicari ci informa che il Governo ha deciso di rivolgersi, per un parere, all’Autorità della concorrenza e del mercato, ossia proprio a quell’Organismo che ha portato il Governo ad assumere una decisione così pesantemente sbugiardata davanti alla Corte Europea.
Lo si fa perché non si è compreso cosa la Corte ha statuito? O piuttosto perché l’applicare, senza se e senza ma, la decisione della Corte imporrebbe di riaprire la questione del rapporto tra Governo, Committenze e Trasportatori al fine di giungere a dare al settore norme certe al cui interno sviluppare una civile e sicura concorrenza tra domanda ed offerta di servizi di qualità e non continuare, come invece ancor oggi avviane quotidianamente, nella ricerca – da parte della concorrenza e di qualche scriteriato pseudo-trasportatore che della committenza si fa complice – del massimo profitto, con tanti saluti a legalità e sicurezza?
Ma anche sulla questione – meno importante agli occhi dei non addetti ai lavori, ma assai rilevante invece per le imprese di autotrasporto italiane che vi sacrificano ogni anno diversi punti percentuali dei propri ricavi – del commercio illecito dei bancali, la Vicari si ferma alla superficie della questione e non ne affrfronta le cause profonde.
Certo, la Guardia di Finanza fa il suo lavoro e l’attività di contrasto all’illegalità qualche frutto lo porta con sé, come si legge nella lettera della Senatrice Vicari.
Ma se, non ostante l’impegno delle Forze dell’Ordine il commercio illecito dei bancali continua ad essere più florido che mai, non ci sta forse a significare che non si è saputo individuare quale sia il nesso profondo tra tali fenomeni illegali e l’organizzazione della logistica come si è venuta realizzando nel nostro Paesi?
Non è forse che occorre ritornare a verificare se e come le committenze e i protagonisti della catena logistica agiscono ( o meglio, non agiscono) sul tema, certi che comunque, alla fine, qualcuni che pagherà per tutti – il trasportatore – ci sarà sempre?
Ecco perché, anche dalla risposta della Vicari prende senso e corpo la riflessione che il Segretario Generale di Assotir, Claudio Donati, fa nell’editoriale che pubblichiamo in queste stesse pagine: tra autotrasporto e politica è ora della chiarezza. Non bastano le buone maniere, né tanto meno le mance.
O si cambia, oppure la strada del settore – e, per certi versi, anche quella del Paese – è segnata, e non appare certo come un cammino verso un futuro migliore.







