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Carburanti: ASSOTIR, no a un nuovo taglio lineare delle accise, ma contrastare le speculazioni e coinvolgere la committenza
Manigrasso, l’autotrasporto ha appena fronteggiato la prima emergenza e tutti stiamo ancora pagando le conseguenze in termini di inflazione e contrazione dei consumi
Roma, 20 Luglio 2026 – Non effettuare un taglio lineare delle accise – come era stato fatto in primavera per fronteggiare la prima emergenza del caro-gasolio – ma controllare l’andamento dei prezzi, coinvolgere a livello istituzionale la committenza e sollecitare l’intervento dell’Antitrust per monitorare i possibili fenomeni speculativi sui prezzi dei beni di consumo. Sono le richieste per fronteggiare il nuovo shock energetico che Assotir avanza al Governo. “Il settore – commenta il Presidente Nazionale, Anna Vita Manigrasso, – è appena uscito dalla crisi di marzo-giugno e non è il solo a rischiare danni incalcolabili. Le conseguenze sull’intero sistema economico sono evidenti, tra inflazione e ulteriore indebolimento della domanda di consumi”.
Con il riacuirsi delle ostilità in Medio Oriente, i prezzi del gasolio sono aumentati di 18 centesimi nell’arco di pochi giorni. “Mentre si vanno lentamente a sanare da parte del Governo, le penalizzazioni per il trasporto professionale dovute alla prima fiammata speculativa – prosegue Manigrasso – in due settimane il prezzo del gasolio è tornato ai livelli di marzo. E, per quel poco che si riesce a capire, non c’è alcun segnale di inversione di tendenza nell’immediato. Al contrario, alcuni esperti prevedono ad agosto un litro di gasolio a 2,70 euro”.
Secondo Claudio Donati, Segretario Generale di ASSOTIR, “è necessario non disporre un nuovo taglio lineare delle accise che, come abbiamo visto, ha penalizzato il trasporto professionale, e ha avvantaggiato solamente le gite fuori porta. Occorre invece controllare, con maggiore attenzione che in precedenza, l’andamento del prezzo del gasolio. Per un aumento di 18 centesimi al litro sono bastati 15 giorni, dal 5 al 20 luglio. Per avere lo stesso calo di 18 centesimi, invece, sono stati necessari più di tre mesi, dal 12 aprile al 5 luglio scorsi. Al Governo chiediamo maggiore incisività di intervento, rispetto a quanto finora messo in campo.
Inoltre, secondo Donati, “è ancora più urgente coinvolgere in via istituzionale la nostra committenza che deve farsi carico di questa nuova situazione invece di ricorrere a furberie e sotterfugi che, alla lunga, risulterebbero dannosi anche per sé stessa. Nella committenza va incluso anche il mondo dei Primi Vettori, ovvero i grandi operatori del trasporto che spesso si son visti riconoscere dai propri clienti l’aumento tariffario collegato al caro-gasolio, ma si sono ben guardati dal rigirarlo ai subvettori. Una distorsione di mercato non solo odiosa, ma intollerabile, perché danneggia proprio l’anello più debole della filiera che, guarda caso, è anche l’unico che mette i camion per far arrivare la merce”.
Infine, “rinnoviamo l’allerta all’Antitrust – conclude Donati. – Abbiamo appena visto l’impennata dei prezzi dei prodotti alimentari e altri generi di prima necessità. Su alcuni prodotti, si sono registrati rincari a due cifre, con la scusa degli aumenti dei costi di trasporto. In realtà, anche nei pochi casi in cui i trasportatori hanno ottenuto un aumento tariffario, la sua incidenza sul prezzo di vendita del prodotto finale doveva essere minima, nell’ordine dello zero virgola, e non dell’8% o addirittura del 12% come è successo. Aumenti che sanno di speculazione in danno del consumatore, addossando la responsabilità al trasportatore che, a volte, non aveva preso neppure un centesimo di aumento”.
