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Dl Infrastrutture: ASSOTIR, norme sull’indennizzo delle soste non hanno prodotto alcun miglioramento

Dl Infrastrutture: ASSOTIR, norme sull’indennizzo delle soste non hanno prodotto alcun miglioramento

10 Febbraio 2026

Roma, 10 febbraio 2026 – Tra le imprese di trasporto di medie dimensioni, soltanto il 28% è in grado di ottenere l’indennizzo che il Decreto Infrastrutture riconosce per le soste eccessive, tra le microimprese la quota crolla al 5%. In termini assoluti, 58mila imprese, oltre il 70% dei trasportatori, non è in grado di chiedere il rispetto dei propri diritti. È quanto emerge dal monitoraggio effettuato su un campione di imprese di autotrasporto che ASSOTIR ha condotto a sei mesi dalla conversione in legge del Decreto 73/2025, e che ha presentato questa mattina nel corso di una conferenza stampa. L’impatto della normativa, insomma, è assai modesto e lascia sostanzialmente privi di qualunque tutela i piccoli operatori.

Il Decreto Infrastrutture prevede un indennizzo per il trasportatore per le soste eccessive per il carico e lo scarico delle merci, quando sono dovute a responsabilità della committenza; dopo i primi 90 minuti di sosta dovrebbe scattare un indennizzo di 100 euro per ogni ora di attesa. Il testo tuttavia non prevede alcun meccanismo automatico per garantire la tutela del trasportatore: come già avveniva con la precedente normativa, deve essere quest’ultimo a chiedere il pagamento dell’indennizzo. Ma se lo fa, corre il rischio di perdere il committente. Il monitoraggio effettuato da ASSOTIR è stato condotto su un campione di imprese di autotrasporto rappresentative dell’intero territorio nazionale e con il coinvolgimento dei principali settori merceologici.

Nella nostra analisi – commenta Claudio Donati, Segretario Generale di ASSOTIR – sono state prese in considerazione due fasce dimensionali: la prima composta da imprese mediamente strutturate (tra 21 e 50 veicoli), la seconda, composta di microimprese (da 1 a 5 veicoli). Nella fascia di imprese più strutturate, soltanto il 28% riesce a farsi riconoscere quanto previsto dalla legge. È la stessa soglia che si raggiungeva con la legge precedente, quindi il Decreto Infrastrutture non ha prodotto alcun miglioramento. Il 72% delle aziende di medie dimensioni invece non è in grado di farsi riconoscere l’indennizzo anche con la nuova normativa. In termini assoluti, parliamo di oltre 5mila imprese, pari al 7% del totale degli iscritti all’Albo degli autotrasportatori”.

Per le microimprese, la situazione è assai peggiore: “solo il 5% riesce a farsi riconoscere l’indennizzo e la franchigia previsti dalla legge – prosegue Donati – mentre il 95% resta privo di qualunque forma di tutela. E in questa situazione si trova una fascia di circa 53mila imprese, il 65% del totale degli iscritti all’Albo dei autotrasportatori”.

Il monitoraggio conferma le perplessità che Assotir aveva sollevato nella fase di discussione del provvedimento. In particolare, le nuove norme non hanno innescato alcun effetto volano: i vettori che, con le vecchie norme non riuscivano a farsi pagare le soste, continuano a trovarsi nella medesima condizione.

“Il punto debole del nuovo impianto normativo – incalza il Presidente Nazionale di ASSOTIR, Anna Vita Manigrasso – risiede nell’aver lasciato l’attivazione del meccanismo di tutela esclusivamente nelle mani dei vettori. La vecchia norma in 20 anni non ha mai funzionato. E la nuova presenta il medesimo difetto: si continua a indicare come unico strumento di tutela, l’azione di denuncia, da parte del trasportatore, nei confronti del proprio cliente”.

“Già nel tavolo ministeriale sulle regole – prosegue il Presidente di ASSOTIR – avevamo proposto di aggiungere all’indennizzo per il trasportatore, una sanzione a carico del committente. A nostro avviso resta l’unico modo far funzionare le legge. Perché, in tal modo, si consentirebbe allo Stato di effettuare i controlli presso le imprese committenti, in maniera diretta ed automatica, indipendentemente da eventuali azioni di rivalsa del vettore. Le soste non giustificate costituiscono una inefficienza per l’intero sistema logistico: non si tratta soltanto di un danno al vettore, che rimane questione squisitamente privatistica, ma di un vulnus arrecato alla capacità competitiva del nostro sistema economico, e vale da solo a giustificare l’intervento diretto da parte dello Stato. Altri Paesi in Europa, del resto, hanno già adottato soluzioni simili: in Spagna ad esempio le sanzioni assai salate” conclude Manigrasso.

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