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Martedi 24 Novembre 2009
Pubblicati i decreti che rendono operativi - ma non più efficaci - i contributi per la formazione professionale e le aggregazioni
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Dopo l'ennesima snervante attesa sono stati pubblicati nelle G.U. del 21 e del 23 novembre i D.M. che consentono di far partire, operativamente, la procedura per la richiesta dei contributi.
Non sono state corrette, nè lo avrebbero potuto con tali strumenti, le vere e proprie "perle" che caratterizzavano i due D.P.R. dello scorso luglio.
Resta sempre fortissima la perplessità sull'effettiva possibilità, per le piccole e medie imprese del settore, di beneficiare concretamente di questi provvedimenti e, soprattutto, sulla loro utilità ai fini del superamento delle difficoltà in cui si dibatte il settore

Con due Decreti Ministeriali, pubblicati rispettivamente, per la formazione, sulla G.U. del 21/11/2009 e per le aggregazioni sulla G.U. del 23/11/2009, il Governo ha dato il via libera ai due provvedimenti che, frutto dell'accordo dello scorso 18 giugno 2009, dovrebbero, secondo le Associazioni che li hanno fortissimamente voluti, aiutare le imprese di autotrasporto a superare la crisi in cui da tempo esse si dibattono.

Se, tuttavia, sono questi i provvedimenti che potranno bastare a qualcuno per dire di aver ottenuto una vittoria che consente di non effettuare l'ennesimo "Fermo annunciato", allora c'è davvero di che sorridere a denti stretti.

Come, infatti, avevamo già messo in evidenza al momento della pubblicazione dei due D.P.R. , l’83/09 e l’84/09 (di cui questi Decreti Ministeriali sono le norme operative), le misure contenute sembrano del tutto distanti ed estranee ai problemi reali delle imprese.

Non che la formazione non sia importante ed anzi, per certi versi, decisiva per un salto di qualità dell’intero settore.

Ma come potranno, imprese che non riescono neppure a pagare il gasolio, dedicare tempo ed attenzioni a progetti da portare avanti con le Università e gli altri Istituti che il Decreto prevede come finanziabili?

Saranno in grado, le piccole imprese che non riescono a pagare gli stipendi dei propri autisti, di dedicare risorse e distaccare personale per cicli formativi “anche con possibilita'   di partecipazione a stages al di fuori dello Stato italiano”, che sono senza dubbio utili, ma, in questo momento, forse, un po’ intempestivi?

E come dissipare la sensazione che quei “progetti di formazione predisposti e realizzati d'intesa fra imprese o raggruppamenti di imprese di autotrasporto, ed istituti universitari, volti alla creazione di nuove figure professionali o alla specializzazione post universitaria nel settore dei trasporti” siano stati tagliati su misura per alcune grandi imprese -  magari con pochi camion e tanti soldi -  e risultino invece estranei e persino irriverenti nei confronti degli interessi ed alle possibilità della stragrande maggioranza degli autotrasportatori?

E quanto alle aggregazioni: siamo tutti d'accordo che esse servono per ridurre la frantumazione del settore e il numero di attori - spesso piccolissimi - che oggi pesano in modo negativo sul mercato.

Ma davvero qualcuno può pensare - stiamo parlando di gente che per mestiere dovrebbe conoscere la struttura delle imprese che dichiara ad ogni piè sospinto di voler rappresentare e tutelare - che basti rimborsare le spese notarili e quelle di consulenza per convincere qualche piccolo imprenditore o un certo numero di padroncini a mettersi insieme, costruire consorzi o cooperative o, ancor meglio, fare società?

Con quali capitali? Con quali strumenti? Con quali facilitazioni nell'accesso al mercato? Con quali maggiori tutele nei confronti della committenza?

Sono queste le domande cui, secondo noi, occorre rispondere per avviare una nuova fase di associazionismo nell'autotrasporto e per farne crescere la qualità e la cultura.

Altrimenti si rischierà di ripercorrere le vere e proprie sciocchezze compiute nella gestione di una legge - la 454 - che pure partì con un testo ben più solido dell'attuale e che tuttavia - stretta nella morsa di Bruxelles e della committenza ed avendo quali "validissimi difensori" i dirigenti delle Associazioni (che sono rimasti sostanzialmente gli stessi) e gli inquilini di Ponte Lanciani (che non sono cambiati neanch'essi) - finì per dissolvere nel vento la dote di 1.500 miliardi di vecchie lire che si era riusciti a costruirle attorno.

 
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