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– Vita associativa –

Maurizio Longo, trent’anni di storia dell’Autotrasporto

Maurizio Longo, trent’anni di storia dell’Autotrasporto

31 Agosto 2026

La recente scomparsa di Maurizio Longo ha ricevuto il doveroso tributo di rispetto per un protagonista delle vicende dell’autotrasporto italiano degli anni 2000. Tuttavia, proprio con l’intenzione di stare lontano da ogni intento di “beatificazione postuma”, mi permetto di fare alcune sintetiche considerazioni, da osservatore, sul significato della sua vicenda professionale.

Il suo nome, nonostante l’ottimo lavoro successivo, grazie a cui ha preso vita una nuova realtà associativa, è indubbiamente legato al fermo dell’autotrasporto del 2007, caratterizzato da una drammatica conclusione, di fatto, imposta alla categoria dalla pressione concomitante della politica e delle confederazioni. Quella vicenda ha segnato uno spartiacque nella storia sindacale dell’autotrasporto italiano. A Longo, allora a capo di una delle maggiori associazioni dell’autotrasporto, fu fatto pagare il prezzo della ”disobbedienza” al sistema. A distanza di quasi venti anni, si può convenire sul fatto che ci siano stati errori, anche gravi, nella gestione di quell’evento, ma questo non cancella il fatto che, da quel momento, per l’autotrasporto italiano è iniziato un percorso di perdita progressiva della propria autonomia e, guarda caso, del proprio peso politico e commerciale.

Di questo danno nessuno parla, in nome del diritto all’autoassoluzione spettante ai “vincitori”.

A quel fermo, tra l’altro, si devono i “costi minimi obbligatori” nel 2008, poi azzerati nel 2015, sempre per volontà della politica e del mondo associativo. Più o meno, come era avvenuto nel fermo del 2007.

Credo che la stessa nascita di Trasportounito, nel 2008, rappresentasse per Longo la possibilità di proseguire la sua battaglia con altri strumenti. I temi che hanno caratterizzato la nuova associazione sono certamente importanti e condivisibili (costi minimi, subvezione, etc). Non altrettanto si può dire dei metodi adottati che, anzi, sono risultati spesso controproducenti rispetto agli stessi obiettivi dichiarati.

Ho vissuto con grande disagio questa contraddizione tra obiettivi condivisibili, ma sorretti da iniziative discutibili e, a volte, inaccettabili.

Ho riflettuto in questi giorni su questa contraddizione tra obiettivi e metodi, arrivando alla conclusione che, comunque, l’aspetto più importante è senz’altro quello dei contenuti; e i contenuti sono sani. Ritengo questo un lascito importante di Maurizio Longo, che – tutti -, a prescindere dalle giacche di appartenenza, dovremmo provare a non disperdere. Per poi trovare il modo – unitario – per attuarli.

Claudio Donati

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