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Retribuzioni dei lavoratori pagate con strumenti tracciabili: l’INL, in una nota, fornisce tutti i chiarimenti del caso

Retribuzioni dei lavoratori pagate con strumenti tracciabili: l’INL, in una nota, fornisce tutti i chiarimenti del caso

29 Maggio 2018

Più nello specifico all’art.1, dal comma 910 al 914 della Legge 205/2017, il legislatore ha elencato i seguenti strumenti di pagamento come ammissibili:

  • bonifico sul conto corrente del lavoratore identificato da codice IBAN e da egli stesso fornito;
  • strumenti di pagamento elettronico;
  • pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro ha aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;
  • emissione di assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di un suo impedimento, ad un suo delegato.

Con la nota n.453 dello scorso 22 maggio, l’INL (Ispettorato Nazionale del Lavoro), in risposta a dei quesiti posti dalla Guardia di Finanza, ha precisato che:

  • non rientrano nell’obbligo per il datore di lavoro di pagare le retribuzioni dei propri dipendenti esclusivamente tramiti strumenti tracciabili i compensi derivanti da borse di studio, tirocini e rapporti autonomi di natura occasionale, in quanto non citati espressamente dalla norma istitutiva;
  • Viene violato l’obbligo in questione non soltanto quando il pagamento della retribuzione avviene tramite denaro contante ma anche quando, nonostante l’utilizzo di strumenti tracciabili, la somma non sia stata realmente versata al lavoratore. L’INL, infatti, ha evidenziato come questa seconda ipotesi possa configurarsi nel caso di revoca del bonifico o annullamento dell’assegno prima dell’incasso del lavoratore; ciò determinerebbe difatti un comportamento elusivo della normativa da parte del datore di lavoro.

Da questo stato di cose ne deriva, secondo l’INL, che il datore di lavoro non solo è obbligato a pagare i propri dipendenti con strumenti tracciabili ma dovrà anche controllare che il pagamento stesso sia andato a buon fine.

Rispetto alle sanzioni previste per l’inadempimento delle disposizioni previste dalla Legge di Bilancio 2018, il comma 913 della legge stessa prevede una sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 5.000 euro a danno del datore di lavoro.

Non solo, la nota in oggetto richiama anche l’art.16 della Legge 689/1981 per cui l’importo da pagare in misura ridotta ammonterà ad un terzo del massimo applicabile (1.667 euro); inoltre ricordiamo che la sanzione non è diffidabile e di conseguenza tale circostanza impedisce l’applicazione dell’importo minimo di 1.000 euro.

In caso di mancato pagamento nei termini (60 gg dalla notifica del verbale), l’autorità competente designata a ricevere il rapporto è l’Ispettorato Nazionale del Lavoro mentre il ricorso amministrativo contro il verbale è ammesso al direttore della sede territoriale competente dell’Ispettorato entro 30 giorni dal ricevimento della notifica.

 

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