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Prendiamo atto degli eventi. Tuttavia i problemi dell’autotrasporto non possono attendere.
Ora è necessario che il lavoro appena iniziato – quello per intenderci, che gli Stati generali di Fiuggi avevano almeno permesso di indicizzare – non subisca rovinosi rallentamenti o peggio ancora stop inaccettabili:
- La concreta attuazione del riassetto istituzionale e la piena attuazione delle funzioni attribuite alle diverse strutture amministrative – dalla Motorizzazione, all’Albo – chiamate ad avviare il processo di qualificazione, trasparenza e pulizia del settore;
- La definizione di una nuova politica di qualificazione e rafforzamento del tessuto imprenditoriale utilizzando a tal fine immediatamente le somme già stanziate dal parlamento ed ogni altra risorsa allo scopo mobilitabile;
- La ripresa di un confronto per la definizione di un nuovo assetto delle relazioni tra vettori, committenti industriali e commerciali ed operatori logistici che consenta di affermare in modo attivo e condiviso i principi di legalità, sicurezza e produttività del settore dopo la fine del sistema dei Costi Minimi di Sicurezza;
- Un nuovo e maggiormente coordinato protagonismo italiano in Europa per combattere le forme di distorsione della concorrenza e di dumping che sono determinate dal permanere di profonde differenze tra i livelli fiscali, retributivi e contributivi dei Paesi che costituiscono il mercato unico dei trasporti europei.
Il lavoro su tutto ciò e su molto altro – tra cui non è possibile ignorare le esigenze di adeguamento infrastrutturale e operativo del sistema italiano delle strade, delle ferrovie, dei porti e degli snodi intermodali – non deve subire battute d’arresto che originino da questioni che fanno riferimento a confronti politici esterni ed estranei al settore, alle imprese che in esso operano ed alle centinaia di migliaia di addetti che ogni giorno prestano il proprio lavoro per consentire al Paese di rifornirsi, produrre, commerciare ed esportare.

