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L’elaborazione del Ministero sui costi di riferimento: il rischio di un “nulla basato sul niente”

L’elaborazione del Ministero sui costi di riferimento: il rischio di un “nulla basato sul niente”

28 Febbraio 2015

Il punto è che il Ministero ha scelto apoditticamente di identificare tutto il trasporto in una sola fattispecie: l’articolato che “fa la linea” e che macina, ogni giorno che Dio manda in terra, almeno 385 Km, tutti o quasi in autostrada, senza che l’autista i, come cantava De Gregori per i soldati di ritorno dalla guerra, ci si arresti “neppure per pis……”

Tale scelta appare assolutamente ingiustificata e senza senso, ove si considerino soltanto alcune semplici argomentazioni:

  1. la gran parte del trasporto merci conto terzi si esercita su tratte di tipo interregionale;
  2. in tali trasporti hanno un peso decisivo sull’economia del servizio, i tempi di attesa per gli scarichi ed i ricarichi;
  3. al diminuire delle percorrenze, aumenta più che proporzionalmente il costo della manodopera (che andrebbe spalmato non già su 120.000 chilometri ma su una percorrenza assai inferiore) con l’ovvia conseguenza di determinare un rapporto totalmente diverso tra incidenza del costo del gasolio e incidenza del costo del lavoro;
  4. la estrema articolazione tipologica dei servizi di trasporto richiesti dalla committenza,  li rende:
    1. diversi per veicoli coinvolti e per le dimensioni di essi ( e quindi per i loro costi, fissi e variabili);
    2. diversi per le merceologie trasportate e per gli oneri accessori – diretti ed indiretti – che talune di esse (ADR, ATP, ecc) impongono al trasportatore;
    3. diversi per l’essere o meno inseriti in processi logistici più o meno organizzati e con carichi in andata ed in ritorno più o meno bilanciati;
    4. diversi per l’occasionalità o la durata;
    5. ecc, ecc, ecc,

Tutto ciò fa sì che la disquisizione sui costi aziendali realizzata dalla Direzione Generale del Ministero appaia per quello che essa è: “un nulla che si basa sul niente“.

Né si può dire che gli estensori dell’articolato non fossero stati avvertiti.

Ma evidentemente ormai va di moda non solo ai più alti livelli, convocare riunioni che servano a dimostrare di aver reso formale omaggio alla necessità democratica di ascoltare le opinioni di tutti, salvo poi continuare, come se niente fosse, per la propria strada.

Resta il fatto che se si vuole davvero rispettare la legge e fornire ai trasportatori ed alla committenza uno strumento che consenta di calcolare, basandosi sui dati relativi ad uno specifico servizio, un costo di riferimento che tenga effettivamente “conto dei principi di adeguatezza in materia di sicurezza stradale e sociale”, allora la strada da battere c’è, ma è assai diversa da quella della tabellina ministeriale.

Esistono infatti – tanto in Italia come in Francia – maccanismi e strumenti, sperimentati da tempo, e la cui rispondenza alle esigenze di vettori e committenti si è venuta consolidando sulla base di una verifica ormai pluriennale.

Tali strumenti, la cui elaborazione è affidata a soggetti scientifici terzi e che da tali soggetti viene periodicamente monitorata e affinata, sono a disposizione di tutti e sono facilmente sperimentabili anche da parte delle imprese e dei committenti italiani.

Purché si abbia la volontà di risolvere un problema che è non solo economico, ma, come dice la legge, sociale in quanto attiene all’esigenza di salvaguardare la sicurezza e non invece, soltanto l’esigenza di mettersi in pace con i propri “doveri d’ufficio”.

Per quanto ci riguarda, a chi vorrà incamminarsi su questa strada, non faremo certo mancare, come Assotir, il nostro contributo costruttivo.

Ove così non fosse, dovremmo invitare tutti a riconsiderare a come opporci a quelle regole che, come scriveva l’altro giorno nel suo Editoriale, il Segretario Generale di ASSOTIR, Claudio Donati, “non abbiamo assolutamente condiviso e che ci sono state imposte”

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