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Le nuove misure antimafia varate con il D. Lgs. 153/2014 entrano in vigore dal 26 novembre.

17 Novembre 2014

Il governo ha varato il d.lgs. 13 ottobre 2014, n. 153 che modifica il codice antimafia con misure che entreranno in vigore dal 26 novembre 2014: si tratta di un provvedimento che contiene misure di semplificazione delle procedure per il rilascio delle certificazioni antimafia, di accelerazione dei tempi per la stipula dei contratti pubblici ma anche di ampliamento dei controlli sugli appalti.

Innanzitutto viene ridotto da 45 a 30 giorni il termine entro cui le Pubbliche amministrazioni possono stipulare i contratti. Entro questo termine i Prefetti dovranno rilasciare le comunicazioni antimafia, con la possibilità di effettuare dei controlli anche in seguito. Qualora le Prefetture non siano state in grado di emanare tempestivamente la certificazione, il contratto potrà in ogni caso essere stipulato. Nell’eventualità che dai controlli effettuati ex post emergano situazioni ostative, il contratto potrà essere risolto. Nei casi di urgenza, la stazione appaltante potrà procedere subito alla stipula del contratto.

Per quanto riguarda le verifiche antimafia da svolgere, si prevede che esse riguardino solo i familiari maggiorenni dei titolari dell’impresa. Oltre ai minorenni, vengono esclusi dai controlli anche i familiari che vivono all’estero, ma in questo caso gli uffici antimafia delle Prefetture potranno decidere di effettuare successivamente delle verifiche.

I controlli andranno effettuati per tutti i contratti, anche per quelli per cui prima era prevista una soglia minima che dispensava dagli accertamenti. In questo modo la verifica sulle imprese a rischio di infiltrazione mafiosa diviene obbligatoria per tutti i contratti, indipendentemente dall’importo, eliminando ogni margine di elusione o di aggiramento della normativa antimafia. Questo in effetti era un sistema spesso utilizzato dalle amministrazioni colluse, che frazionavano gli appalti, tenendoli sotto la soglia minima prevista dalla legge, per evitare i controlli antimafia e favorire le imprese controllate dalle cosche mafiose.

Per quanto riguarda la comunicazione antimafia e l’interdittiva antimafia previste, le novità interessano rispettivamente, i capi III e IV del codice (art. 87 e seguenti).

Per entrambi i provvedimenti, viene previsto che al rilascio provveda il Prefetto della provincia in cui le persone fisiche, le imprese, le associazioni o i consorzi risiedono o hanno la sede legale, ovvero dal Prefetto della provincia in cui è stabilita una sede secondaria con rappresentanza stabile nel territorio dello Stato, per le società di cui all’art. 2508 del c.c.

Il Prefetto provvede entro 30 giorni dalla consultazione della banca dati nazionale; per l’informativa antimafia, qualora dalla consultazione emergessero delle cause di sospensione, decadenza o un tentativo di infiltrazione mafiosa, il Prefetto dispone le opportune verifiche e rilascia l’informativa antimafia entro 30 gg dalla predetta consultazione.

Alla comunicazione antimafia sono stati estesi i meccanismi previsti per l’informativa antimafia, per ovviare al mancato rispetto dei tempi di rilascio (nuovi commi dal 4 bis al 4 quater, art. 88 del codice antimafia).

Pertanto, la pubblica amministrazione procederà sulla base di un’autocertificazione rilasciata dal diretto interessato ai sensi dell’art. 89 del Codice delle leggi antimafia, potendo così erogare i contributi e i finanziamenti previsti all’art. 67 del medesimo codice sotto condizione risolutiva; resta fermo, comunque, il potere dell’amministrazione di sospendere il versamento delle erogazioni, fino al ricevimento della comunicazione antimafia liberatoria.

Da segnalare, infine, anche l’inserimento dell’art. 89 bis sull’adozione dell’informativa antimafia interdittiva quando, all’esito delle verifiche condotte dal Prefetto al quale era stata richiesta una comunicazione antimafia, venga accertata la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa.

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