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Lavoratori mobili dell’autotrasporto: UNATRAS propone il Registro europeo

Lavoratori mobili dell’autotrasporto: UNATRAS propone il Registro europeo

11 Marzo 2015

Il limite imposto all’attività lavorativa, che si intreccia a quello che il regolamento 561/2006/CE (ora modificato e reso ancor più stringente dal Reg.  165-2014-UE le cui prime norme sono entrate in vigore lo scorso 1 marzo) stabilisce per i tempi di guida e di riposo che i conducenti professionali dei veicoli del trasporto stradale sono chiamati ad osservare ha determinato numerose e pesanti ripercussioni, sul settore e sugli equilibri sia di ordine economico che sociale, oltre che sulla capacità concorrenziale delle imprese.

In via generale il Presidente Genedani, a nome dell’Unione, osserva e considera, che:

  1. Si sono registrati effetti secondari negativi, tra cui diminuzioni di salario, penuria di conducenti e un calo della redditività del settore.
  2. La direttiva non ha affatto contribuito ad avvicinare le condizioni di concorrenza all’interno della UE, come testimoniano i tentativi dei singoli Paesi di intervenire con provvedimenti di imposizione dei salari minimo (peraltro diversi da Paese a Paese) e le iniziative sostanzialmente incapaci di impedire l’espandersi del cabotaggio illegale nonché di forme più subdole di dumping sociale quali la somministrazione ed il distacco trasnazionale.
  3. L’attuale sistema di controlli e ispezioni presso i conducenti presenta carenze sia per quanto concerne quelli su strada che quelli presso le aziende.
  4. Risulta ancora largamente perfettibile la cooperazione fra le autorità nazionali responsabili al fine di far applicare uniformemente le norme e risolvere il problema del pagamento/incasso delle sanzioni ai conducenti ed alle imprese “estere”.

Se questi sono i problemi politico-sociali connessi alla Direttiva, ve ne sono anche altri che la lettera dell’UNATRAS puntualmente richiama ad iniziare dall’esigenza di un più puntuale chiarimento di alcune “definizioni” contenute nella direttiva, specialmente quella riferita all’orario di lavoro e al “tempo dedicato” definendo più precisamente quali siano le attività che vanno ricomprese.

L’UNATRAS torna poi a chiedere di escludere gli autotrasportatori autonomi dal campo di applicazione della direttiva, ma, di fronte al muro fino ad ora determinatosi a livello del Parlamento Europeo, chiede che, in alternativa, si arrivi a formulare una più precisa definizione giuridica degli stessi.

Da ultimo occorrerebbe prevedere una normativa integrativa tesa a rafforzare la cooperazione amministrativa tra gli Stati membri e che promuova lo scambio di informazioni e buone pratiche.

Beninteso, UNATRAS mantiene, quale primo obiettivo, quello di un superamento della attuale Direttiva con l’obiettivo di giungere alla creazione di uno status specifico per i ” lavoratori mobili” in movimento all’interno dell’UE, tra cui i conducenti professionisti che eseguono attività internazionali.

Questo specifico regime dovrebbe implicare un salario minimo a livello EU e una copertura di sicurezza sociale unica.

Unatras propone, a tal fine, l’istituzione di un registro europeo obbligatorio e nominativo nonché trasparente dei conducenti con ruolo sociale armonizzato (remunerazione e previdenza sociale).

Lo strumento faciliterebbe le ispezioni che sarebbero possibili semplicemente verificando l’applicazione dello “status” e quindi la corretta concorrenza tra aziende europee, con la conseguenza di una migliore tutela dei diritti sociali dei lavoratori oltre che con un più efficace e soprattutto uniforme rispetto delle regole per quanto riguarda l’applicazione dei regimi pensionistici e previdenziali obbligatori.

Proprio il funzionamento, efficace ed efficiente, del registro dovrebbe essere un prerequisito all’ulteriore apertura del mercato UE in questo settore che la Commissione Europea e il Parlamento spinge per realizzare.

Il registro potrà, per quanto riguarda il nostro Paese, essere integrato con il REN e con la nuova “white list” delle imprese che si sta costituendo presso il Comitato Centrale dell’Albo.

Ovviamente occorrerebbe contestualmente introdurre anche una deroga al regolamento (CE) n. 883/2004, che affermi, in caso di distacco/somministrazione dei lavoratori che effettuano operazioni mobili di autotrasporto, l’applicazione del sistema di sicurezza sociale unico europeo.

Infatti l’esperienza ha mostrato che, se le regole dell’883 sono facili da applicare ai lavoratori migranti convenzionali che si spostano in un altro Stato membro per vivere e lavorare, non sono ugualmente adatte e facili da applicare ai lavoratori altamente mobili, per i quali la mobilità geografica è un aspetto intrinseco del proprio lavoro, che li porta ad operare frequentemente e per più o meno lunghi periodi in diversi Stati membri.

Da ultimo UNATRAS spinge per la creazione di un’Agenzia europea per il trasporto stradale che avrebbe il compito di garantire l’applicazione e l’interpretazione uniforme delle norme comunitarie in tutti gli Stati membri.

Proprio in questi giorni, peraltro, sul tema della lotta alle forme di dumping trasnazionale e per affermare l’esigenza di una progressiva convergenza dei costi, della fiscalità e della legislazione sociale negli Stati membri dell’Unione europea, Conftrasporto e la FNTR, la principale delle Associazioni dei trasportatori francesi hanno predisposto una posizione comune sulla dimensione sociale del settore dell’autotrasporto e sulle sfide che quest’ultimo si trova ad affrontare in Europa.

Lo scorso 26 febbraio 2015, Pasquale Russo, Segretario Generale di Conftrasporto, Bruno Graglia Vice Presidente Conftrasporto e Florence Berthelot, Vice delegata generale della FNTR, hanno incontrato Inge Bernaerts, membro del gabinetto di Marianne Thyssen (Commissaria europea all’occupazione e agli affari sociali) e presso la Direzione Generale Mobilità e Trasporti della Commissione europea, Eddy Liégeois, responsabile dell’unità trasporto stradale con l’obiettivo di presentare il documento comune

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