News
L’attività ispettiva dell’INL nel 2020. Nonostante il blocco delle attività imposto dal COVID restano alte le situazioni di irregolarità nel mondo del lavoro
L’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) ha pubblicato, lo scorso 30 aprile, il Rapporto annuale delle attività di tutela e vigilanza svolte nel 2020 (scaricabile in allegato).
Si tratta di un anno in cui l’emergenza pandemica ha profondamente mutato il mondo del lavoro.
Il “Rapporto annuale delle attività di tutela e vigilanza” svolte dall’INL nel 2020 riflette le ragioni delle scelte compiute dall’INL, proprio per adattare alla nuova realtà la programmazione e la finalizzazione delle proprie attività.
L’INL afferma che “Senza distogliere l’attenzione dall’essenziale funzione di presidio della legalità che gli è affidata, l’Ispettorato ha inteso orientarne l’esercizio ad una chiave di tutela generale della condizione, della dignità e della sicurezza dei lavoratori, distintiva da un ruolo che vuol essere di accompagnamento di una ripresa del sistema economico-produttivo affrancata per quanto possibile dal rischio, non indifferente, di una attenuazione dei livelli di protezione sociale, di una dilatazione dell’area di alcune irregolarità e di turbative alla leale concorrenza”.
“L’attività 2020” – continua la nota dell’INL – “è stata selettivamente mirata al contrasto degli illeciti di maggiore complessità e disvalore sociale, il cui spettro spazia dal fronte del lavoro sommerso e dello sfruttamento lavorativo ad altro genere di patologie tipiche che, a pregiudizio delle tutele dei lavoratori, realizzano gravi forme di dumping contrattuale e sociale a mezzo del distorto utilizzo di schemi leciti (ad es. somministrazione, appalti, distacchi, reti aziendali) con quanto ne consegue in tema di danni all’intero sistema di sicurezza sociale”.
I cambiamenti del mondo del lavoro rendono sempre più evidente la necessità che la vigilanza sia guidata da un’efficace attività di intelligence, di analisi e di coordinamento delle componenti ispettive.
Ecco, dunque, che l’INL opportunamente precisa come le risultanze ispettive “debbono perciò essere intese come un’oggettiva rappresentazione degli esiti di una metodologia di osservazione tecnico-settoriale, che non si presta perciò ad essere assunta come una descrizione statisticamente rappresentativa delle caratteristiche dell’intero mercato del lavoro”
Nel Rapporto 2020 sono rappresentate anche espressioni di tutela del mondo del lavoro diverse dalla vigilanza e viene presentata per la prima volta una analisi di genere delle irregolarità rinvenute.
Venendo ai numeri:
Durante l’anno l’INL ha avviato 57.979 nuove ispezioni (47.910 in materia di lavoro e legislazione sociale e 10.069 per profili di salute e sicurezza sul lavoro) e oltre 25 mila verifiche e accertamenti di altro genere.
In particolare, il settore del trasporto e del magazzinaggio è stato interessato da 4.165 ispezioni in materia di lavoro e 159 in materia di salute e sicurezza, pari al 7% del totale delle ispezioni, con un totale di 5.174 accessi su 83.421 complessivi (6,20%).
Nel 2020 sono state definite 79.952 ispezioni e sono stati tutelati 267.677 lavoratori interessati da irregolarità, nel cui computo sono compresi:
− 22.366 lavoratori in “nero”, pari all’8,4% del totale degli irregolari;
− 20.000 lavoratori tutelati con gli istituti della diffida accertativa e della conciliazione monocratica (art. 11 e 12 d.lgs. n. 124/2004).
L’attività di vigilanza ha consentito di realizzare un incisivo livello di tutela dei lavoratori anche attraverso il recupero di contributi e premi evasi per un importo complessivo pari a 882.669.154 € ed ha portato a riscontrare illeciti nei confronti di 55.664 aziende, con un tasso di irregolarità pari al 70%.
Le vigilanze definite hanno evidenziato una media di oltre 3 lavoratori irregolari e di 11.040 € di recuperi previdenziali per azienda oggetto di verifica.
Tenendo conto soltanto delle aziende risultate irregolari e non anche delle posizioni tutelate con il ricorso alla diffida accertativa ed alla conciliazione monocratica, si ricava peraltro una media di 4,4 lavoratori irregolari (3,6 nel 2019) e di 15.857 € di recuperi previdenziali (12.485 nel 2019).
Nelle ispezioni definite:
− 61.942 (oltre il 77%) hanno riguardato la vigilanza in materia di lavoro, con una quota di irregolarità rilevata nel 66% dei casi esaminati;
− 10.524 (oltre il 13%) hanno riguardato la vigilanza in materia previdenziale, con tasso di irregolarità rilevato nell’81% dei casi esaminati;
− 7.486 (oltre il 9%) hanno riguardato la vigilanza in materia assicurativa, con una percentuale di irregolarità rilevata nell’87% delle fattispecie esaminate.
Si evidenzia altresì che nel numero di 28.317 “verifiche e accertamenti” debbono intendersi compresi 17.080 controlli sul rispetto dei “protocolli anti-COVID” nei luoghi di lavoro che hanno contribuito a garantire un’adeguata tutela della salute dei lavoratori dai possibili rischi di contagio.
Su un totale di 61.942 ispezioni definite nel 2020, invece, nel settore del trasporto e del magazzinaggio, quelle definite sono 4.212 (6,7%).
Le situazioni irregolari sono risultate 3.010, pari al 71% delle situazioni definite.
Sono state riscontrate 511 infrazioni per lavoro nero, 2.329 per fenomeni interpositori; 109 sul distacco; 922 sull’orario di lavoro; 2.744 sui tempi di guida e riposo; 413 sull’orario di lavoro del personale mobile come definito dal d.lgs. 234/2007; 111 in materia di salute e sicurezza; 229 violazioni penali e 2 sulla copertura aliquote disabili.
A proposito dei fenomeni di interposizione fittizia in materia di appalto, distacco o somministrazione illeciti, su 12.714 posizioni lavorative irregolari, 2.329 hanno riguardato il settore 18,31%).
In termini percentuali, la quota dei lavoratori interessati da violazioni relative a esternalizzazioni e interposizioni di manodopera, rispetto al complesso dei lavoratori irregolari, è risultata del 26%.
In materia di distacco transnazionale, il settore ha registrato una frequenza di 1,23 distacchi irregolari per ogni 100 lavoratori irregolari vale a dire 3,62 irregolarità in termini di distacco ogni 100 ispezioni irregolari.
Quanto alla disciplina dell’orario di lavoro, tra le imprese con codice ATECO Trasporto e magazzinaggio, il 46% delle irregolarità si riferisce a irregolarità nell’orario di lavoro (4079 lavoratori su 8834).
Per quanto riguarda la responsabilità specifica delle imprese, “Nello specifico settore dell’autotrasporto sono stati 467 i conducenti ai cui datori di lavoro sono state contestate violazioni del d.lgs. n. 234/2007 di attuazione della Direttiva 2002/15/CE concernente l’organizzazione dell’orario di lavoro delle persone che effettuano operazioni mobili di autotrasporti e 2.917 i lavoratori interessati da violazioni delle disposizioni del Regolamento CE/561/2006 in materia di guida, interruzioni e periodi di riposo”.
Per quanto riguarda infine le cooperative di lavoro, su 869 cooperative controllate gli illeciti sono stati accertati in 781 aziende (78% tasso di irregolarità, a fronte del 66% nel 2019), ed è stata accertata l’occupazione irregolare di 4.966 lavoratori.
Il tasso di irregolarità nel settore è risultato dell’84,62%.
Ma la cosa più significativa è che dall’analisi degli esiti delle verifiche definite si è altresì ricavato che:
− su un totale di 441 cooperative ispezionate tra quelle iscritte alle Centrali, 30 non applicavano il CCNL firmato dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative (7%, a fronte del 6,8% del 2019);
− su un totale di 553 cooperative ispezionate tra quelle non iscritte alle Centrali, 135 applicavano contratti sottoscritti da organizzazioni prive dei citati criteri di rappresentatività (24%, a fronte del 20,5% del 2019).

