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Governo: fine del blocco dei licenziamenti, ma accordo per l’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Paracadute per il settore del tessile e della moda e per le PMI dei servizi

1 Luglio 2021

Via libera del Cdm al decreto-legge su fisco e lavoro. Tra le altre decisioni assunte ieri dal Governo: cashback in standby (se ne riparlerà nel 2022) ed estensione fino al 31 agosto, del blocco delle cartelle, oltre al rifinanziamento della Legge ‘Sabatini’.

Il Decreto per il lavoro approvato ieri va letto in un rapporto coordinato con l’altro D.L., recentemente varato, detto D.L. Sostegni bis.

Da oggi, dunque, termina il blocco dei licenziamenti per motivi economici nell’industria e nelle costruzioni: grazie al D.L. Sostegni bis e al D.L. approvato ieri, si delinea una strategia di uscita dalle misure emergenziali, che fa leva su nuove settimane di Cassa integrazione scontata per le aziende, in cambio di non licenziare finché si fruisce del sussidio, e su un impegno delle parti sociali a raccomandare l’uso degli ammortizzatori sociali, in alternativa alla risoluzione dei rapporti.

In ogni caso, anche per effetto della dichiarazione comune di martedì scorso delle parti sociali, ci si impegna a una sostanziale “moral suasion” raccomandando l’utilizzo degli ammortizzatori sociali in alternativa ai licenziamenti (dunque, si invita a utilizzare, nel gestire le riorganizzazioni   e   ristrutturazioni aziendali, strumenti come la CIG ordinaria, i contratti di solidarietà difensivi ed espansivi, le intese di riduzione/ rimodulazione orario di lavoro, solo per fare alcuni esempi).

Non é, tuttavia, un divieto assoluto di licenziamento, perché un’azienda che non voglia chiedere la CIG scontata é libera di licenziare.

Invece, per i servizi e le piccole imprese (che rientrano nel campo d’azione della Cassa integrazione in deroga e del FIS) il divieto generalizzato di licenziamento (sia che si usi la cassa, sia che non la si usi) vale fino a fine ottobre e l’ammortizzatore è gratuito fino a fine anno.

Su questo assetto normativo si innestano le due novità approvate ieri dal Cdm.

 La prima è che per i datori di lavoro delle industrie tessili-abbigliamento-pelletteria sono previste altre 17 settimane di CIG gratuita (non sono dovuti i contributi addizionali) da fruire dal 1° luglio al 31ottobre. Queste aziende, che ancora oggi sono in forte difficoltà, entrano così, di fatto nella normativa prevista per le piccole imprese e per quelle del terziario: ciò significa che fino al 31ottobre, anche loro manterranno un divieto generalizzato di licenziamento per motivi economici (tranne le eccezioni, già previste dalle regole vigenti: subentro nell’appalto, cessazione definitiva dell’attività, accordo collettivo aziendale di incentivo all’esodo, fallimento).

L’intervento costa 185,4 milioni di euro.

La seconda novità è che il governo mette sul piatto altri 351milioni di euro per consentire alle imprese del settore manifatturiero che hanno esaurito (o stanno per farlo) gli ammortizzatori sociali emergenziali previsti dal decreto Marzo (D.L. 41/2021), e che hanno ancora bisogno di sostegno, di utilizzare fino a un massimo di altre 13 settimane di cassa gratuita fruibili fino a dicembre (anche su tale trattamento non e dovuto il contributo a carico del datore di lavoro). Chi le utilizza non può licenziare, se non dopo aver consumato la nuova dotazione.

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