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Gela in sciopero contro la chiusura della raffineria.Tra i 20.000 in corteo anche l’autotrasporto, inevitabile vittima di un disimpegno dell’ENI

29 Luglio 2014

Sono oltre 3.500 posti di lavoro, tra diretto e indotto, i lavoratori che, a Gela, rischiano di essere cancellati dai progetti di ridimensionamento se andasse avanti la decisione dell’ENI di  revocare 700 milioni di investimenti.

In piazza il segretario regionale della Cisl Maurizio Bernava e la Segretaria nazionale della Cgil Susanna Camusso, il vescovo ed ai i sindaci di Gela, Angelo Fasulo, di Riesi, Sommatino e Niscemi; il vicesindaco di Caltanissetta; i vertici territoriali di Cgil Cisl Uil.

A chiudere il corteo i Tir del’autotrasporto gelese che rischia di pagare pesantemente il prezzo di una riduzione delle produzioni e, quindi, delle commesse di trasporto in partenza e con destinazione l’impianto dell’ENI

Da Gela, hanno detto Susanna Camusso e tutti gli oratori, parte una richiesta precisa: mettere al primo posto il bisogno di difendere con le unghie e coi denti il lavoro. Non si può pensare che l’Eni abbandoni uno dei territori più infrastrutturali d’Italia, che rappresenta una eccezione quasi miracolosa in una Sicilia, che soffre di una sostanziale assenza di infrastrutture. 

A Gela una soluzione è possibile. Non siamo di fronte a un’azienda in difficoltà e le eventuali decisioni rispondono unicamente a calcoli geopolitici che il Gruppo ENI sta definendo dopo la fine dell’era Scaroni. Se si vogliono fare scelte di investimenti innovativi, queste devono affiancarsi non  sostituirsi alla raffineria”. 

Al governo nazionale i sindacati ed i lavoratori gelesi– chiedono l’apertura di un tavolo di trattative perché l’Eni mantenga gli impegni di 700 milioni di euro di investimenti per la riqualificazione della raffineria, sottoscritti appena un anno fa, e perché renda noto il nuovo piano industriale dell’azienda in Sicilia.

Le proposte fino ad ora avanzate dall’ENI sono, ad oggi, assolutamente insufficienti a garantire gli attuali livelli occupazionali.

Il rischio è l’ulteriore marginalità della Sicilia e la desertificazione della città di Gela, che vedrebbe irrimediabilmente compromessi i suoi commerci, le sua crescita e il suo benessere complessivo. Ad iniziare da quell’autotrasporto che sarebbe il primo a risentire di una riduzione dei traffici o di una riconversione che finisca per rendere inutili o obsolete attrezzature che alle imprese sono costate, in questi anni, centinaia e centinaia di migliaia di euro.

 

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