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Decreto Poletti: le modifiche apportate al D.L. 34/2014 dal confronto parlamentare

30 Maggio 2014

Ora che è stata pubblicata sulla G.U. la Legge n. 78/2014, di conversione, con modificazioni, del Decreto Legge n. 34/2014 riteniamo utile ritornare sulle modifiche che l’iter parlamentare ha, apportato al testo originario del Decreto Legge.

In particolare, al termine del passaggio parlamentare, risultano introdotte le seguenti modifiche alle leggi previgenti:

1.   I contratti a tempo determinato potranno essere, per una durata massima di 36 mesi, stipulati senza alcun obbligo di motivazione circa la preferenza per tale scelta rispetto a quella “normale” rappresentata dal contratto a tempo indeterminato,  .

2.   La regola della mancata motivazione vige anche per i rapporti in somministrazione.

3.   Nel corso del rapporto a tempo determinato, e comunque entro il limite dei 36 mesi,  sono previste fino ad un massimo di 5 proroghe a condizione che si riferiscano alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto è stato stipulato a tempo determinato.

4.   Non sono invece previsti limiti nel numero dei rinnovi del contratto, sempre comunque fermo il limite di 36 mesi complessivo.

5.   Qualora non diversamente disciplinato dal CCNL[I], sarà possibile assumere lavoratori a tempo determinato esclusivamente nel limite del 20% dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio dell’anno di assunzione.

Per i datori di lavoro[II] con un numero di dipendenti non superiore a 5 sarà possibile un solo lavoratore a tempo determinato.

Detto limite non riguarda i contratti in somministrazione.

6.   I datori di lavoro che alla data del 21 marzo 2014  che hanno in corso rapporti di lavoro a termine in percentuale superiore al 20% e che tuttavia non abbiano percentuali di riferimento nel CCNL applicato,saranno tenuti a rientrare nella percentuale legale del 20%, entro il 31 dicembre 2014, a meno che un contratto collettivo applicabile nell’azienda disponga un limite percentuale o un termine più favorevole: in caso contrario il datore di lavoro non potrà accedere a nuovi contratti a tempo determinato fino al momento in cui sarà rientrato nei limiti di percentuale

7.   Per l’assunzione di lavoratori destinati, in via esclusiva  a svolgere un’attività di ricerca scientifica e tecnologica o che debbono effettuare assistenza tecnica, coordinamento o direzione, non si applica alcun limite di percentuale rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato, né c’è il limite massimo di durata del Contratto a tempo determinato pari a  trentasei mesi.

8.   Introdotto l’obbligo per il datore di lavoro di comunicare al lavoratore la possibilità di usufruire del diritto di precedenza in caso di eventuali assunzioni a tempo indeterminato.

9.   Le lavoratrici che durante il rapporto a tempo determinato usufruiscono del congedo obbligatorio di maternità si vedranno “accreditare” questo periodo per il raggiungimento del periodo minimo per il diritto di precedenza per le assunzioni a tempo indeterminato ovvero anche di quella a tempo determinato che l’azienda dovesse effettuare nei successivi 12 mesi.

Il D.L. 34/2014, così come convertito con la legge  78/2014, ha, inoltre, modificato il Decreto Legislativo n. 167/2011 (Testo Unico sull’Apprendistato), che i lettori potranno trovare, sul nostro sito, già con tali modifiche.

Di seguito, tuttavia, le elenchiamo sinteticamente, al fine di consentire una immediata valutazione del provvedimento:

1.   Il Piano Formativo Individuale che deve essere posto alla base del contratto di apprendistato, dovrà  essere compilato in forma sintetica.

2.   Spetta alla regione indicare al datore di lavoro, entro 45 giorni dalla comunicazione dell’instaurazione del rapporto, le modalità per usufruire dell’offerta formativa pubblica, con l’indicazione della sede e del calendario degli incontri

3.   Il datore di lavoro non è tenuto ad integrare la formazione di tipo professionalizzante con quella finalizzata all’acquisizione di competenze di base e trasversali qualora la Regione non provveda a effettuare, nei termini di cui al punto precedente, la comunicazione dell’offerta formativa pubblica.

3.   La percentuale di stabilizzazione degli apprendisti, ai fini della possibilità di continuare ad usufruire della possibilità di stipula di contratti di apprendistato è fissata al 20%.

4.   Tale quota riguarda le sole aziende con un organico complessivo maggiore di 50 dipendenti, mentre non vi sono obblighi di percentuali di stabilizzazione da rispettare per le imprese con un organico complessivo inferiore.

4.   Durante lo svolgimento del contratto di apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale (c.d. apprendistato di 1° livello), la retribuzione dell’apprendista, per la parte riferita alle sole ore di formazione, sarà almeno pari al 35% della retribuzione corrispondente al livello contrattuale di inquadramento.



[I]       nella maggior parte dei casi, le imprese continueranno ad applicare l’aliquota contrattuale.

Infatti, se si eccettua il CCNL dei bancari e quello dei metalmeccanici che non ne fanno cenno, la previsione di uno specifico limite è presente nella maggior parte delle pattuizioni collettive più importanti, andando da un 7% nel settore del lavoro elettrico al 35% in quello dell’autotrasporto, con, talora, una sommatoria di ipotesi indistinta tra contratti di lavoro a tempo determinato e contratti di somministrazione, e, talaltra, una dimensione aziendale diversa ove il riferimento contrattuale è all’unità produttiva (ad esempio, il contratto del terziario) e non all’azienda nel suo complesso.

D’altro canto occorre rilevare come il richiamo effettuato dal Legislatore alla contrattazione collettiva (art. 2 –bis del D.L. n. 34) faccia sì che questa assuma forza di legge per le imprese che rientrano in quel campo di applicazione, per cui per le attività disciplinate da CCNL in cui si fosse definita una percentuale inferiore al 20%, essa sarebbe il limite ultimo da rispettare da parte dell’impresa.

[II] Il passaggio parlamentare ha modificato il riferimento alle “imprese che, con un organico fino a cinque dipendenti” sostituendo la parola imprese con  le parole “i datori di lavoro”.

Ora, quindi, anche i datori di lavoro che non sono imprese (si pensi, ad esempio, agli studi professionali, alle associazioni o alle fondazioni) e che, prima, erano esclusi dalla possibilità di assunzioni a tempo determinato fino a 36 mesi, potranno invece assumere lavoratori con contratto a tempo determinato “acausale”.

Ovviamente quando si parla di datori di lavoro con un organico (di lavoratori subordinati a tempo indeterminato) fino a cinque unità, si intende che il numero va da zero fino a cinque e che quindi è sempre possibile almeno un’assunzione a tempo determinato acasuale per un limite di 36 mesi.

 

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