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Da Gela l’appello di T.I. ASSOTIR: “Migliorare rete autostradale e portuale siciliana perché l’Isola possa svolgere davvero il proprio ruolo di hub del Mediterraneo
L’AUTOTRASPORTO ELEMENTO FONDAMENTALE PER LA CRESCITA ECONOMICA ITALIANA
Solo all’interno dei nostri confini, il trasporto su strada rappresenta l’85% dello spostamento di merci.
L’autotrasporto si rivela così un anello imprescindibile tra la produzione e i consumi. Ogni settore deve farvi ricorso: emerge così la stretta interdipendenza dell’autotrasporto con ogni comparto dell’economia italiana.
Quanto alle esportazioni, esso dovrebbe formare, come avviene per le merci di altri Sistemi Paese, un binomio inscindibile con il marchio del made in Italy”.
I dati forniti da ISTAT ed EUROSTAT relativamente al 2014 sono eloquenti nel dimostrare la varietà di prodotti coinvolti: in cima alla lista compaiono i materiali inerti (minerali e prodotti di cave e miniere), che costituiscono il 14%; seguono prodotti alimentari, bevande, tabacchi con il 13%; materiali da costruzione come vetro, ceramica, calce rappresentano il 12,5 %; metalli e manufatti il 7,8%; i prodotti agricoli il 5,2%; prodotti chimici e petroliferi insieme danno un altro 8%.
Dalla Sicilia, peraltro, originano una grande percentuale dei prodotti ortofrutticoli che, attraverso l’autotrasporto, arrivano ogni giorno sulle tavole di tutta Italia e di numerosi Paesi europei.
IL CASO SICILIA.
Un omaggio alla città di Gela, alla Sicilia del Sud Est e alla sua posizione strategica nel Mediterraneo e un momento di riflessione sull’inefficienza logistica che l’Isola subisce nei trasporti via terra e via mare.
La Sicilia presenta infatti una elevata carenza infrastrutturale per quanto riguarda la rete autostradale, canale primario per il trasporto su gomma, e per la rete portuale, per la quale i limiti del caso siciliano sono emblematici del freno posto alle potenzialità italiane.
Con il raddoppio del Canale di Suez, la Sicilia potrebbe acquisire un ruolo ancor più strategico negli scambi tra Europa, Africa e Asia.
E’ però frenata dal perdurare di una scarsa competitività dell’Italia nello sviluppo dei propri sistemi portuali, mentre nell’Africa Mediterranea sono in crescita altre realtà, soprattutto in Marocco, che si candidano a giocare un ruolo decisivo nell’intercetto dei traffici delle navi “giramondo”.
“La Sicilia paga per i problemi nazionali – anticipa il coordinatore dell’iniziativa Pino Bulla, vice presidente nazionale di T.I. Assotir – e per l’inesistenza di infrastrutture che consentano almeno l’idea dell’alta velocità e divengono quindi essenziali:
- il completamento delle autostrade Catania-Ragusa e Catania-Gela;
- un piano preciso che identifichi, potenzi e adegui i porti per le tratte commerciali;
- tariffe competitive e non da monopolio da e per l’Isola;
- una seria politica di sviluppo per l’intermodalità e sicurezza.
La Sicilia – conclude Bulla – non è solo la parte terminale dell’Europa ma punto strategico per tutti i Paesi del Mediterraneo.
L’evento di sabato si propone dunque come uno spunto per il rinnovamento del settore, inteso non solo come autotrasporto, ma in relazione a tutta la logistica che riguarda la mobilità delle merci”.
IL BRENNERO, UN PONTE TRA SICILIA ED EUROPA CHE OCCORRE LASCIARE APERTO
La Sicilia e il Brennero sembrano lontani, ma non lo sono così tanto se pensiamo che proprio dal Brennero passano 500 veicoli pesanti ogni ora.
Quel valico di frontiera, oggi peraltro a rischio per le rinnovate tensioni che nascono a causa del problema dei rifugiati, è attraversato da 40 milioni di tonnellate di merci ogni anno, di cui 30 milioni viaggiano appunto su gomma.
Ed è sempre dal Brennero che passa un terzo dell’export italiano verso l’Europa centrale, di cui i tre quarti viaggia su gomma.
Il danno di un’eventuale chiusura del valico, o anche solo di un allungamento sostanziale del tempo di attraversamento, sarebbe, solo per le imprese di trasporto, di oltre 150 milioni di euro. Ma le conseguenze finirebbero per ripercuotersi su tutte le Piccole e Medie Imprese italiane, a partire proprio da un settore strategico come quello agroalimentare della Sicilia.
Su questi temi, il 28, a Gela,







