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COSTI MINIMI: il 4 settembre la Corte di Giustizia Europea comunica il suo verdetto
Ad un anno e mezzo da quando Il Tar del Lazio aveva chiesto alla Corte di pronunciarsi stabiliendo se la tutela della libertà di concorrenza, della libera circolazione delle imprese, della libertà di stabilimento e di prestazione dei servizi, fissata dai trattati europei, siano compatibili con le disposizioni nazionali degli Stati dell'Unione europea in materia di costi minimi di esercizio, la Corte di Giustizia europea si pronuncerà in udienza pubblica il prossimo 4 settembre
La prima udienza, in cui le parti hanno fatto valere le propie ragioni, si è svolta lo scorso 7 aprile.
La Corte di Giustizia era stata tirata in ballo dal TAR del Lazio che, il 12 aprile 2013, discutendo vari ricorsi presentati da Confetra, da Confuindustria e da singoli committenti, aveva rifiutato di sospendere l'efficacia delle norme contenute nell'art. 83 bis, che sono quindi pienamente in vigore e devono essere osservate da tutti – committenti e vettori.
Tuttvia il Tar aveva disposto la remissione alla Corte di giustizia per verificare la compatibilità delle norme copn la legslazione europea.
Il Governo italiano, che si era impegnato per iscritto con le Associazioni nel Protocollo d'intesa del novembre 2013 a convocare un tavolo aperto a vettori e committenti per cercare di risolvere la questione della tutela degli equilibri economici delle imprese di autotrasporto – e con essi, la sicurezza stradale del trasporto su gomma – sia pure in un quadro di garanzia per l'autonomia imprenditoriale dei soggetti operanti sul mercato del trasporto, nulla ha fatto per evitare che alla sentenza del 4 settembre si arrivi in modo traumatico, con vettori e committenti di nuovo sulle barricate.
Verificheremo cosa accadrà da qui al 4 settembre, ma sin d'ora avvertiamo tutti gli interessati che Transfrigoroute Italia Assotir non accetterà mai che le imprese di autotrasporto – quelle vere, che effettuano la vezione con i propri camion – tornino a dover dipendere, senza difesa, dalle decisioni e/o dai capricci di una committenza e, soprattutto, da un'intermediazione che si ammanta abusivamente della nomea di "operatore logistico".
Costoro hanno infatti domostrato, ad abundantiam, che la priorità resta quella di accumulare profitti e/o di abbattere i costi del trasporto per quadagnare quote di mercato scaricando sui trasporatori l'onere conseguente, piuttosto che a ricercare le condizioni minime per garantire la dignità dei lavoratori impegnati nel settore e la sicurzza stradale.

