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Chiusura del Brennero, T.I. ASSOTIR lancia l’allarme: “danno di oltre 150 mln di euro”

Chiusura del Brennero, T.I. ASSOTIR lancia l’allarme: “danno di oltre 150 mln di euro”

29 Aprile 2016

I BENI CHE VIAGGIANO SU RUOTE -. L’autotrasporto si rivela così un anello della produzione e dei consumi imprescindibile, formando un binomio inscindibile con il marchio del made in Italy. Ogni settore deve farvi ricorso: emerge così la stretta interdipendenza dell’autotrasporto con ogni comparto dell’economia italiana. I dati forniti da ISTAT ed EUROSTAT relativamente al 2014 sono eloquenti nel dimostrare la varietà di prodotti coinvolti: in cima alla lista compaiono i materiali inerti (minerali e prodotti di cave e miniere), che costituiscono il 14%; seguono prodotti alimentari, bevande, tabacchi con il 13%; materiali da costruzione come vetro, ceramica, calce rappresentano il 12,5 %; metalli e manufatti il 7,8%; i prodotti agricoli il 5,2%; prodotti chimici e petroliferi insieme danno un altro 8%.

LE CONSEGUENZE – Il fermo di una o due ore produrrà disagio e un incremento dei costi: “l’associazione belga dell’autotrasporto stima che l’incidenza del costo di ogni ora di lavoro è di circa 60 euro. E si tratta di valutazioni minimali”, afferma preoccupato Donati. “Il Brennero è una delle arterie principali in entrata e in uscita dall’Italia, un’autostrada dell’import-export: lì passa un terzo della merce esportata verso il resto d’Europa”. Secondo i dati a disposizione delle associazioni di autotrasporto italiane, la tratta del Brennero è percorsa da oltre 500 veicoli pesanti ogni ora; la attraversano 40 milioni di tonnellate di merci ogni anno, di cui 30 milioni viaggiano appunto su gomma. Al Brennero passa un terzo dell’export italiano verso l’Europa Centrale, di cui i tre quarti viaggia su gomma.

UN DANNO DA 150 MILIONI DI EURO – Il danno, solo per le imprese di autotrasporto, rischia di essere di oltre 150 milioni di euro, che finiranno per scaricarsi sul valore del trasporto (quindi sui consumatori) o sul trasportatore stesso. Ma le conseguenze sono di portata più generale, essendo destinate a ripercuotersi su tutte le Piccole e Medie Imprese italiane, vera spina dorsale del nostro sistema economico: costi e tempi maggiori implicheranno infatti una perdita di competitività. Ad essere interessate saranno soprattutto imprese del Centro-Nord appartenenti ai più diversi settori; destinati agli scambi con il resto d’Europa sono infatti i prodotti delle industrie agricole, alimentari, metallurgiche e tanti altri. L’Austria è un territorio di passaggio fondamentale, uno snodo per le esportazioni verso la Germania, partner principale per l’Italia, ma anche verso Belgio, Olanda, Regno Unito, stati scandinavi.

L’APPELLO ALLE ISTITUZIONI –Ci aspettiamo che il governo italiano si faccia sentire con l’energia necessaria” lancia l’appello Donati. “Abbiamo chiesto all’esecutivo e in particolare al Ministro Graziano Del Rio che vengano rispettate le regole in vigore (gli accordi di Schengen) per la libera circolazione delle merci, affrontando il problema della sicurezza in altre maniere”. E lancia la proposta dell’autotrasporto italiano: creare una sorta di corridoio di libero scambio per le imprese comunitarie, relegando ai controlli solo quelle extra Schengen, che potrebbero comunque velocizzare le procedure mandando preventivamente i dati agli agenti di frontiera.

L’INCONTRO TRA ALFANO ED IL MINISTRO DEGLI INTERNI AUSTRIACO – Donati precisa che il vertice di ieri sera ha sicuramente contribuito a rasserenare il clima. “Tuttavia, le preoccupazioni non sono affatto cessate, perché non c’è grande differenza tra muro fisico e muro virtuale, fatto di appesantimenti procedurali. Facciamo affidamento sul buon senso di tutti e, soprattutto, cu aspettiamo che la UE faccia il proprio dovere”.

Le preoccupazioni sono anche per i potenziali sviluppi, che nessuno è in grado di prevedere: “L’atteggiamento dell’Austria potrebbe essere seguito da altri Paesi, penalizzando ulteriormente gli scambi commerciali e distruggendo quella stessa idea di area di libero scambio e di unione doganale che ha le sue origini ancora prima di Schengen e dell’euro” afferma Donati. “Si andrebbe verso forme di protezionismo e di autarchia ormai anacronistiche e in contrasto con il contesto di globalizzazione in cui ci troviamo”.

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