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C’è il via dell’AGCM: nulla più ostacola la definizione di costi indicativi di riferimento per l’autotrasporto

C’è il via dell’AGCM: nulla più ostacola la definizione di costi indicativi di riferimento per l’autotrasporto

19 Aprile 2020

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Traporti, nel gennaio scorso, ha richiesto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato un parere sulla ipotesi di impostazione metodologica per lo schema di definizione dei costi indicativi di riferimento dell’autotrasporto per conto terzi, di cui all’art. 1,comma 250, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.

Come si ricorderà, la richiesta di un ritorno alla pubblicazione di effettivi e completi costi di riferimento, prevista dalla Finanziaria 2015 e mai attuata, era stata ancora una volta avanzata dall’UNATRAS nell’autunno scorso  e posta alla base della minaccia di mobilitazione generale della categoria.

Successivamente, nell’incontro del 19 novembre 2029 era stata recepita dalla Ministra De Micheli, condizionandola, tuttavia, ad un via libera dell’AGCM.

Proprio tale affidamento della Ministra, unitamente ad altri punti compresi nel verbale sottoscritto in quell’occasione, aveva convinto l’UNATRAS a non dare attuazione alle modalità previste per l’effettuazione del fermo nazionale dei servizi di trasporto.

La Ministra ha quindi, sia pure con ritardo rispetto agli impegni assunti con l’Unione, presentato all’Autorità uno schema metodologico basato su quattro classi di veicoli distinte in base alla diversa massa complessiva, ovvero:

  1. fino a 3,5 ton,
  2. tra 3,5 e 12 ton,
  3. tra 12 e 26 ton,
  4. oltre 26 ton.

L’ipotesi ministeriale procede poi alla definizione delle seguenti quattro voci di costo a cui dovrebbero essere associate altrettante forcelle di valori minimi e massimi:

  1. veicolo a motore + rimorchio/semirimorchio (voce comprensiva di: acquisto, manutenzione, revisione, pneumatici, bollo e assicurazione);
  2. ammortamento veicolo a motore (3-6 anni) + rimorchio/semirimorchio (8-12 anni);
  3. lavoro (voce comprensiva di stipendio, trasferte e straordinari);
  4. energia (voce comprensiva delle diverse possibilità di alimentazione).

Il Ministero si era poi impegnato, in caso di parere positivo dell’AGCM, ad affidare a un soggetto terzo, mediante procedura a evidenza pubblica, uno studio che consentisse di determinare in maniera oggettiva i valori dei predetti costi indicativi.

La pubblicazione, in data 14 aprile 2020 del Bollettino dell’AGCM ci ha permesso di conoscere che, sin dallo scorso 18 febbraio l’Autorità aveva espresso parere favorevole rispetto all’ipotesi prospettatagli, in quanto, a suo giudizio, l’impostazione metodologica del nuovo schema sottoposto dal Ministero, appare ”suscettibile di mantenere sufficienti spazi per il confronto competitivo tra le imprese di autotrasporto nella definizione dei rispettivi prezzi. Infatti, la previsione di quattro grandi categorie di costi non appare suscettibile di fornire alle imprese elementi di costo prestabiliti con eccessivo dettaglio, consentendo alle stesse di muoversi in uno spazio di offerta esteso, come tale rispettoso della autonomia negoziale”.

Per chi come noi è abbastanza anziano del settore suona poi davvero singolare e addirittura “vichiana”, l’affermazione successiva dell’Autorità, che afferma, testualmente: “Perché ciò avvenga, è tuttavia necessario che i valori di riferimento siano definiti in misura sufficientemente ampia sulla base di forcelle che tengano conto di un valore minimo e un valore massimo, a seguito di valutazioni oggettive”.

Da ultimo l’AGCM condizione il suo parere al fatto che, come proposto dal Ministero, la definizione dei suddetti valori potrà anche avvenire a cura di un soggetto terzo, purché esso sia a tutti gli effetti indipendente e professionalmente idoneo a tale compito” cosa su cui, peraltro, nessuno aveva mai sollevato la benché minima obiezione.

La palla ora è nelle mani della Ministra, che non ha più alcun ostacolo da superare per dare attuazione all’accordo sottoscritto con la categoria.

Per parte nostra vogliamo solo auspicare che –  dopo mesi in cui, complice anche la drammatica vicenda COVID-19, non si è fatto altro che parlare della necessità di semplificazione e di snellezza delle procedure amministrative,  in modo da consentire che alle decisioni politiche posano seguire immediatamente effetti concreti e immediatamente operativi – non si debba attendere l’estate  per vedere attuata  una decisione tanto importante per la categoria e già in ritardo di oltre un trimestre sugli impegni assunti nel lontano novembre 2019. 

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