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Autoarticolati: c’è il via ai 18 metri. Bene per l’ambiente; male per i trasportatori se ai pallet in più non corrisponderà un adeguamento tariffario

Autoarticolati: c’è il via ai 18 metri. Bene per l’ambiente; male per i trasportatori se ai pallet in più non corrisponderà un adeguamento tariffario

13 Settembre 2021

Il recente D.L. 121/21 recante ” Disposizioni urgenti in materia di investimenti e sicurezza delle infrastrutture, dei trasporti e della circolazione stradale, per la funzionalità del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, del Consiglio superiore dei lavori pubblici e dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle infrastrutture stradali e autostradali” ha, tra le altre cose – su alcune delle quali si è espresso, in modo netto, il Segretario Generale di ASSOTIR, Claudio Donati, con una specifica dichiarazione – previsto di rendere definitiva la possibilità di porre in circolazione complessi veicolari costituiti da trattore e semirimorchio, con una lunghezza totale di 18 metri, fermo rimanendo il vincolo di massa fissato in 44 ton..

Si tratta, precisa il Ministero, della conclusione cui si è giunti al termine di un processo di sperimentazione che ha coinvolto alcune imprese italiane di autotrasporto e ha visto circa 350 complessi di questa lunghezza circolare per le strade del nostro Paese.

Come afferma il Ministero e come precisa l’ANFIA – l’ Associazione dei fabbricanti veicoli industriali italiani – la maggiore lunghezza dell’attacco consente un aumento di capacità di stivaggio pari a 4 pallet per ogni trasporto, permettendo (laddove si sarà capaci di ottimizzare davvero la catena logistica, stanti le ben note difficoltà derivanti da un perdurante notevolissimo squilibrio territoriale dei centri di partenza delle merci rispetto ai mercati di destinazione) una diminuzione dei veicoli necessari al trasporto delle merci.

Se sarà davvero così, non si potrà che essere soddisfatti per i benefii ambientali che ne deriveranno. Tuttavia una domanda vorremmo porla a nome degli autotrasportatori chiamati a innovare la propria flotta di semirimorchi per adeguarla alle nuove normative: “4 pedane in più, va bene. Ma se ciò avverrà senza un contemporaneo aumento delle tariffe, dovranno essere sempre i soliti birocciai tecnologici a doversi far carico delle spese per l’innovazione e della necessità di proteggere l’ambiente?

Attendiamo, anche da questo versante, una risposta che faccia chiarezza.

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