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ALBO: pubblicato il D.P.C.M., dal 5 maggio le competenze – e le pratiche – passano agli Uffici della Motorizzazione
L’accordo prevede che, al fine di assicurare la regolare tenuta dell’Albo degli autotrasportatori, a tutela dell’utenza, le Province e le Città Metropolitane, per un periodo di sei mesi decorrenti dalla data di pubblicazione del DPCM, continueranno nell’istruttoria delle pratiche avviate.
Tuttavia, sin dalla pubblicazione in G.U. del D.P.C.M. tutte le nuove pratiche dovranno essere presentate e lavorate dalle strutture decentrate del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti.
Quali siano queste strutture, con quali modalità ( e perfino con quale modulistica) potranno essere presentate ad essi le domande e quali siano gli eventuali tempi di istruzione delle pratiche stesse, resta un mistero, in quanto il D.P.C.M. stesso prevede che “La Direzione generale per il trasporto stradale e per l’intermodalità del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti provvede con propri decreti a dettare le opportune disposizioni attuative”, ma di tali decreti, a tutt’oggi – salvo che non ci sia sfuggito qualcosa, non vi è traccia.
Quel che è certo è che da oggi le Province non accetteranno più pratiche e si limiteranno, in base all’accordo del 23 aprile scorso, a gestire, per altri 6 mesi, la lavorazione delle pratiche giacenti presso di loro.
Resta la preoccupazione data dal fatto che nel testo del D.P.C.M. non si fa mai riferimento preciso alla dimensione territoriale cui saranno situati i servizi alle imprese, ma ci si limita a indicare che le funzioni sono trasferite agli “uffici periferici della Motorizzazione civile, nell’ambito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale”.
Salvo poi affermare – ed è quello che preoccupa di più, che “in seno ad ogni Direzione generale territoriale del Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti opera, senza ulteriori oneri a carico della finanza pubblica, un Comitato interprovinciale per l’Albo degli autotrasportatori, con funzioni consultive, che esprime pareri, non obbligatori ne’ vincolanti, in ordine alle materie relative all’esercizio dell’attività’ di trasporto su strada”
E speriamo davvero di aver letto male il testo e che quindi le pratiche di iscrizione, variazione, cancellazione, ecc., prodotte dalle imprese in ogni ambito provinciale, non debbano essere sottoposte previamente al parere – non amministrativamente vincolante, ma, certo, politicamente difficilmente eludibile – di un Comitato interprovincial, in cui siedono assieme funzionari del Ministero e Rappresentanti delle Associazioni (chissà perché non tutte quelle presenti nel C.C.; ma solo 5, scelte insindacabilmente dal Direttore della D.G. Territoriale) che sarà prevedibilmente difficile riunire con la necessaria continuità e tempestività visto che, per giunta, i suoi membri dovrebbero agire “gratis et amore Dei”.
Inoltre il D.P.C.M. afferma che la Motorizzazione dovrà far fronte ai nuovi compiti con il personale già esistente, visto che la riorganizzazione è, anche e soprattutto, un provvedimento di “spending rewiew”.
UNATRAS, che è proprio in queste ore in riunione, sta procedendo ad un esame approfondito del testo e, sulla base delle sue decisioni, ci riserviamo di fare il punto nei prossimi giorni.
Per il momento ci limitiamo a riproporre le considerazioni svolte lo scorso 26 aprile, circa la necessità di distinguere tra l’amministrazione quotidiana e il lavoro – questi sì, necessariamente da leggere su tempi più meditati e con uno sguardo più lungo – sulle questioni che riguardano il controllo della professione e lo stimolo al miglioramento delle imprese.
Resta fermo il fatto che la pubblicazione del D.P.C.M. senza che il nuovo Ministro abbia sentito l’esigenza di rispondere alla richiesta di convocazione indirizzatagli dalle Associazioni non sembra esattamente voler inaugurare un metodo positivo di coinvolgimento e di confronto tra Governo e categoria.
Speriamo che Graziano Delrio, il Presidente Renzi e il Governo nel suo insieme abbiano ben chiaro quanto potrebbe essere difficile governare una situazione di tensione che, per un malinteso senso di “efficienza manageriale” senza confronti e verifiche preventive, si dovesse determinare tra una categoria decisiva per l’economia e per la vita quotidiana e l’esigenza dei cittadini italiani di un rilancio dell’economia e di un ritorno allo sviluppo del nostro Paese.

