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21 Paesi decidono per le deroghe ai temi di guida. L’Italia esita ancora e si vede passare sotto il naso, intoccabili, i camion stranieri

21 Paesi decidono per le deroghe ai temi di guida. L’Italia esita ancora e si vede passare sotto il naso, intoccabili, i camion stranieri

28 Marzo 2020

La Circolare del Ministero dell’Interno di ieri, 27 marzo, sarà pure corretta giuridicamente, ma rappresenta, è bene dirlo, una sorta di involontaria beffa per le imprese di autotrasporto italiane ed loro addetti.

Cosa ci dice, infatti, la Circolare? Che 21 paesi sui 27 membri della UE e persino la Svizzera hanno deciso, notificandole alla Commissione Europea, delle deroghe, anche assai consistenti, ai tempi di guida e di riposo stabiliti dal Regolamento (CE) 561/2006 e che, per questo, non sono punibili dalle pattuglie italiane che controllando le loro schede tachigrafiche dovessero rinvenire sforamenti rispetto alle norme del Regolamento (CE)561/2006.

Infatti, questi trasportatori, nei diversi Paesi attraversati, nulla hanno fatto se non rispettare le norme che, con tempestività, le autorità locali hanno modificato per tener conto dell’emergenza CORONAVIRUS e dell’allungamento dei tempi operativi che ciò ha comportato e comporta per i conducenti del trasporto stradale di merci e viaggiatori.

Non è certo colpa loro se in Italia, nonostante le reiterate richieste delle Associazioni dell’Autotrasporto e di ASSOTIR in particolare, il Ministero dei Trasporti ha deciso finora di non decidere….

Resta il fatto che in Italia i trasportatori italiani, ormai pressoché unici in Europa, devono ogni giorno decidere se rispettare norme irrispettabili o rischiare le pesanti sanzioni per chi le violi, nonostante ci si riempia ogni giorno la bocca sul “ruolo fondamentale e sulla responsabilità sociale di cui in queste settimane le imprese di autotrasporto ed i loro addetti stanno dando quotidianamente prova“.

Ma si sa, nel nostro Paese un complimento non si nega a nessuno. Altro è invece misurarsi davvero con le questioni che fare viaggiare quotidianamente le merci, in questi tempi drammatici, comporta.

Così, ad esempio, non si è ragionato sul fatto che oltre alle Aree di servizio sulle autostrade sarebbe stato opportuno mantenere aperti, sia pure con tutte le cautele del caso, anche i servizi offerti dalle, peraltro troppo poche, aree di sosta per i mezzi pesanti che, spesso, sorgono a pochi metri dai caselli autostradali e avrebbero potuto rappresentare un decisivo elemento di ristoro e riposo per chi, in questi giorni, corre su giù per l’Italia per non far mancare gli alimenti nei negozi e nei supermercati o per rifornire le industrie essenziali che lo stesso Governo ha riconosciuto dovessero rimanere in funzione.

Noi di ASSOTIR continuiamo ad insistere, come  ha fatto l’UNATRAS e  come, crediamo,  si apprestano a fare unitariamente tutte le Associazioni del settore, perché la Ministra tenga rapidamente fede a quanto essa stessa ha dichiarato, e decida di applicare anche in Italia, deroghe giornaliere e settimanali ragionevoli al Regolamento (CE)561/2006, senza attendere una decisione collettiva della UE che, ormai, è scavalcata dalle scelte autonomamente  assunte dai singoli Stati.

Infine, due chicche:

  1. i conducenti delle imprese italiane che, addetti al trasporto internazionale, decidessero di approfittare delle deroghe vigenti nei diversi Paesi da loro attraversati nel corso del trasporto, si troverebbero a dover giustificare, mantenendo – in cabina per 28 giorni ed in azienda per un anno (!!!!) – la documentazione che permetta loro di evitare le contestazioni e le relative ingentissime sanzioni che una pattuglia della Polstrada o un Ispettore del lavoro, magari tra qualche mese, decidesse di comminargli quando dovesse riscontrare sui tracciati tachigrafici un superamento dei limiti ordinari stabiliti dal Reg. (CE)561/2006!
  2. Al loro rientro in Italia, questi conducenti – per evitare sanzioni inevitabili, vista l’assenza di deroghe da parte dello Stato Italiano – si troveranno obbligati a fermarsi e sostare, anche per ore – magari al Brennero o subito dopo il Monte Bianco o il Frejus, o magari al rientro dalla Slovenia –  per smaltire il “superlavoro” che la legittima percorrenza all’estero, ha fatto loro accumulare e rispettare i periodi i riposo giornaliero o settimanale di un’Italia che sembra essersi arresa, senza neppure combattere, alle grida di dolore di qualche sindacalista, evidentemente convinto che i suoi colleghi….
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