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– Editoriale –

Volontà politica e fatti

Volontà politica e fatti

Roma, 14 Luglio 2023

Non abbiamo alcun problema a riconoscere a questo governo, limitatamente al nostro settore, finora, un approccio diverso e più convinto, rispetto ai precedenti; anche perché, con pochissime eccezioni, è difficile trovare, negli ultimi anni, responsabilità politiche seriamente attente al nostro mondo. Dunque, la disponibilità e l’attenzione degli attuali nostri interlocutori istituzionali va apprezzata, anche perché, risulta essere, storicamente, merce abbastanza rara.

Ciò detto, non può sfuggire che, a fare da contraltare alle battaglie importanti intraprese dall’esecutivo – sulle infrastrutture (Brennero, Ponte sullo Stretto), sulla sicurezza (riforma del Codice della Strada), o sulla transizione ecologica (proponendo un approccio di compatibilità anche economica) – permane la lentezza esasperante nell’attuazione delle decisioni. Dai decreti alle circolari, dalle riunioni istituzionali ai tavoli di lavoro, si procede a singhiozzo, con scadenze che puntualmente slittano e, conseguentemente, con scarsi approdi concreti.

Non andrebbe mai dimenticato che la vita media di un’impresa (piccola o media), in Italia, è di circa 14 anni. Significa che 1 anno di vita di un’impresa di trasporto equivale a 6 anni di vita di una persona. Quindi, quando si dice che un provvedimento ha bisogno di un anno per essere fatto, è come se, a una persona, si facesse una promessa che si realizzerà tra 6 anni. 

A guardare le cose da questa prospettiva, sarebbe più chiaro riconoscere il livello di utilità delle decisioni. Qualche esempio:

  • Contributi a fondo perduto per investimenti per acquisto veicoli a basso impatto ambientale: tempi occorrenti tra domanda ed erogazione dei fondi: 3 anni (per una persona fisica, questa attesa corrisponderebbe a 18 anni).
  • Credito d’imposta per il caro-gasolio 2022: tempi dalla domanda all’erogazione 3 mesi (1 anno e mezzo per una persona fisica).
  • Tavolo delle regole: dall’insediamento alla prima riunione, ci sono voluti 3 mesi (1 anno e mezzo per una persona); tra la prima e seconda riunione, è passato 1 mese e mezzo (sarebbero 9 mesi per una persona fisica: il tempo di un parto!).

Sappiamo benissimo che c’è una scarsità di personale drammatica nell’amministrazione, e che sarebbe ingiusto prendersela con coloro che, nonostante tutto, fanno l’impossibile per fronteggiare la situazione. Ma, se accanto alla volontà politica, non c’è anche la capacità di rendere i tempi delle decisioni adenti alle esigenze poste dalla vita reale, il rischio che, nonostante le migliori intenzioni, salti la fiducia, è dietro l’angolo.

Questo appello rivolto, non solo al governo, ma alla politica tutta, a considerare “il tempo necessario a fare le cose” come fattore strategico, un po’ come in economia (dove, peraltro, è un dato ampiamente acquisito), diventa sempre più urgente, anche sotto il profilo della credibilità del gioco democratico.

Lo scenario di questi sei mesi, sotto l’aspetto degli atti concretamente realizzati, è insoddisfacente. Tanto più che gli intoppi attuali non sono dovuti a conflitti, ma a una specie di ingessatura istituzionale, che porta a trasformare atti appartenenti alla “normale amministrazione”, in operazioni sempre più complicate.

E, d’altra parte, questo avviene in controtendenza rispetto a quanto lo Stato sta facendo –anche “con lo stimolo” di Bruxelles – sul PNNR. Voglio solo accennarlo, ma siamo di fronte ad un’operazione gigantesca, partita due anni fa, sul cui buon esito in pochi avrebbero scommesso, visto lo storico livello di inefficienza dello Stato italiano nello spendere le risorse disponibili. Stiamo invece vedendo, appunto, che la politica ha saputo prendersi la responsabilità di guidare la macchina amministrativa, sia a livello centrale che territoriale, in un’operazione (l’attuazione del PNNR) apparentemente fuori dalla nostra portata.

E, allora, a maggior ragione, viene da chiedersi – e lo chiediamo a chi ha la responsabilità politica – perché, nel nostro settore, questa normalità continua ad apparire (come “il sol dell’avvenir”) irraggiungibile?

Claudio Donati

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