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– Editoriale –

Un 2024 deludente e un 2025 complicato, da affrontare con determinazione

Un 2024 deludente e un 2025 complicato, da affrontare con determinazione

Roma, 13 Dicembre 2024

Se un’attività si misura, non dalle battaglie fatte, ma dalle vittorie conseguite, il 2024 registra il poco invidiabile record di essere uno degli anni in cui l’interlocuzione istituzionale dell’Autotrasporto è stata più scarsa, non solo da un punto di vista quantitativo (due o tre incontri con il Ministro o i Viceministro, in tutto) ma, soprattutto, dal punto di vista qualitativo.

Nessun passo in avanti sul tema delle Regole, di fatto affossate (anche quelle meno impegnative avanzate da alcuni, per quanto, secondo noi, impalpabili). Né tanto meno, si sono visti interventi straordinari a sostegno del rinnovo del parco veicoli. Promesse nei convegni, parecchie. Sostanza, finora, scarsa.

Tutto ciò, senza niente togliere ad alcune iniziative meritorie di questo Governo, Salvini in primis, quali quella sul “Brennero” nei confronti dell’Austria, oppure la pressione – anch’essa da noi condivisa – sulla Commissione Europea per un cambio di passo sostanziale nell’approccio alla transizione energetica. Si tratta di grandi questioni, è ovvio, che riguardando, però, il futuro e, pertanto, percepite dagli operatori di impatto modesto per l’immediato. Accanto a queste cose, occorrevano – e occorrono – risposte su questioni ben più urgenti, che non sono finora venute.

Se tiriamo la riga su quello che si è ottenuto, a stento, si può indicare la conferma delle risorse strutturali per il settore, più i contributi per l’intermodalità (che non si capisce se siano, questi ultimi, diventati più utili agli Autotrasportatori o a qualche armatore navale).

Il Consiglio Direttivo nazionale di Assotir dello scorso 7 dicembre, facendo il bilancio del primo biennio sui rapporti Governo-Autotrasporto, ha espresso una valutazione molto severa, dopo le notevoli aspettative nutrite al momento dell’insediamento del nuovo esecutivo.

Tra richieste di incontro con i responsabili politici del Ministero, puntualmente inascoltate, e un silenzio istituzionale imbarazzante, il mondo reale, nel frattempo, è andato avanti. Anche quello del trasporto e della logistica, in cui, lo sfruttamento – di persone e di imprese – è ormai la regola, l’opacità dei processi la fa da padrona, e i trasportatori vedono salirsi l’acqua alla gola, tra aumenti generalizzati dei costi (ben oltre l’inflazione ufficiale) e la compressione delle tariffe di trasporto, nell’indifferenza generale.

Stiamo seriamente valutando le iniziative da prendere per rompere questo muro di gomma, in cui gli interessi dei grandi player della logistica monopolizzano l’attenzione della politica, relegando ai margini la Piccola (ma anche la Media) Impresa di trasporto. Non è facile trovare la strada giusta, vista la sproporzione di forze in campo ma, di certo, quella sin qui seguita, dati alla mano, non ha dato risultati. E, tanto basta.

Dunque, ci apprestiamo ad un nuovo anno che si presenta difficile. Probabilmente più di quello che sta per finire. È realistico aspettarsi una crescita economica del Paese stentata (+ 0,50%, secondo le stime più autorevoli), che produrrà un effetto negativo sulla domanda di trasporto delle merci. In soldoni, un ulteriore aumento dei costi e maggiore difficoltà a ribaltarli sulle tariffe di trasporto; dunque, sarà ancora più difficile far quadrare i conti delle nostre imprese.

Non sono buone notizie – e vorremmo sbagliarci -, ma è quello che ci aspetta nell’immediato. Per questo, non ci possiamo permettere troppi diplomatismi. Se il Governo vorrà aprire seriamente un confronto, dovrà fare i passi conseguenti. Se, al contrario, vorrà proseguire sulla linea del disinteresse al cambiamento di cui il settore necessita, non potremo non tenerne conto.

Claudio Donati

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