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– Editoriale –

Spese non documentate

Spese non documentate

Roma, 10 Luglio 2015

 

Ma se, al contrario, qualcuno vuole provare ad alzare la posta – magari per misurare fino a che punto associazioni e categoria siano determinate allo scontro – allora troverà pane per i suoi denti.

La vicenda delle deduzioni forfettarie per le spese non documentate per chi guida direttamente il proprio camion è – si potrebbe dire –  paradigmatica nella sua brutale esemplificazione di un cambiamento nelle relazioni tra governo e rappresentanze economiche.

Proveremo a spiegarlo invitando tutti a riflettere sulle seguenti questioni:

Innanzitutto, abbiamo vissuto il modo sprezzante con cui è stata condotta dal Governo la partita. L’Esecutivo ha cambiato in tre giorni – dal 23 al 26 giugno – i numeri da esso stesso forniti a marzo, quando, con un autorevolissimo decreto sottoscritto dal Ministro dei Trasporti e da quello dell’Economia, aveva quantificato lo stanziamento necessario per la copertura delle spese non documentate a valori invariati rispetto al 2013, in 60 milioni.

Salvo poi a cambiare idea e calcolare – il 26 giugno scorso, a dieci giorni dalla scadenza della denuncia dei redditi !!! – il fabbisogno in 186 milioni. Informandone, per giunta, le Associazioni praticamente con un post-it, come si fa per ricordare al figlio distratto, quando esce di casa, di spegnere la luce.

  • C’è un evidente problema di affidabilità dello Stato nei confronti del cittadino (del trasportatore, in questo caso).

La linea del “tirar dritto”, imposta dal Governo, sta provocando, nello specifico, un maggior onere fiscale a carico dei monoveicolari – i soggetti più piccoli e, spesso, più deboli dell’intero comparto – stimabile in 2/3 mila euro a camion.

  • C’è un’evidente dose di iniquità nella scelta fatta dal Governo.

Non abbiamo elementi per dire se la vicenda avesse tra gli obiettivi anche quello di mettere in conflitto gli stessi trasportatori, tra chi è colpito (i monoveicolari) e chi no (le imprese oltre i 440 mila euro di fatturato, le società di capitali, etc.) dal taglio delle deduzioni.

  • C’è un evidente rischio ed un oggettivo  tentativo di divisione del settore e il Governo non può non saperlo.

Non è nemmeno da escludere che, accanto all’inesperienza di chi per la prima volta si confronta con i problemi del nostro mondo, qualcuno abbia voluto mettere alla prova la tenuta delle Associazioni dell’autotrasporto la cui debolezza complessiva è sotto gli occhi di tutti – spingendole sul terreno della prova di forza, nella convinzione che su quel terreno verrebbero definitivamente sconfitte.

  • Spingere verso uno sbocco del conflitto sociale all’insegna del “tanto peggio, tanto meglio”, sarebbe un gioco d’azzardo, proprio di uno Stato biscazziere.

In ogni caso, da qualsiasi parte si giri la questione, si riescono a vedere solo segnali negativi, senza neppure riuscire a capire se e come possa esserci il famoso “cui prodest”, non dico per i trasportatori, ma semplicemente per il Paese.

Per tutte le citate ragioni, questo episodio, a prescindere dalla sua evoluzione immediata, è destinato a spostare le relazioni tra associazioni e istituzioni, verso una inevitabile conflittualità, che, vorremmo sbagliarci, ma sembra, purtroppo, una scelta politica già fatta.

Dipenderà dal Governo smentirci, e lo vedremo subito, nei prossimi giorni.

Ma dipenderà molto anche da quel che farà il mondo associativo, che dovrà capire il cambiamento in corso, valutarlo e spiegarlo ai trasportatori, che decideranno se e come affrontare la sfida.

Sempre sperando di aver preso un abbaglio.

Claudio Donati

Segretario generale
di T.I. ASSOTIR

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