– Editoriale –
Siamo tutti Trasportatori!
Il primo dei tre è un fornitore di servizi per i trasportatori e, più precisamente, di traghettaggio. I trasportatori sono suoi clienti, trasformabili in soci della sua Associazione, tramite un meccanismo tipo “tessera del dopolavoro ferroviario”, che dà diritto a uno sconto. Ne ha selezionati, pochi e grossi; si direbbe, la crema dell’autotrasporto nazionale, piazzandoli nel posto della ruota di scorta della sua macchina. Non dovrebbe essere il massimo, per chi si considera ”crema”. In ogni caso, contenti loro…
Resta da chiarire che cosa ne sia venuto all’autotrasporto, dopo due o tre anni di intensa e sfarzosa attività associativa, oltre ai mega-convegni All-inclusive. Tra i risultati, non possiamo tralasciare il fatto che il Marebonus, destinato ai trasportatori, è andato agli armatori, e poi, da questi girato ai primi. Si attende di conoscere quando e come.
Su un altro versante, troviamo i costruttori di autoveicoli industriali, che hanno lanciato in questi giorni, tramite le loro associazioni, un grido d’allarme per le sorti dei trasportatori, perché non comprano più camion.
Anche in questo caso, con uno strano scambio di ruoli, il venditore si sostituisce al proprio cliente, battagliando per la sua salute economica. Ovviamente, la preoccupazione è tutta per il calo delle vendite di autocarri, perché la gallina-autotrasporto, ben lungi dall’essere quella dalle uova d’oro, evidenzia condizioni di salute anemiche. Non è proprio una scoperta straordinaria e nemmeno dell’ultima ora. Comunque, meglio tardi che mai.
Rammentiamo solo, ai nostri amici, che il trasportatore deve essere semplicemente messo nelle condizioni di guadagnare, attraverso il proprio onesto lavoro, perché In quelle condizioni, sarebbe in grado di rinnovare il parco macchine, con grande soddisfazione delle case costruttrici. Senza bisogno di troppa solidarietà che, francamente, appare un po’ pelosa.
Se invece, qualcuno volesse aiutarci davvero su questa via (tempi di pagamento, costi minimi, lotta alla concorrenza sleale, etc), sarebbe il benvenuto. Finora, va detto, non abbiamo registrato particolare affollamento.
Infine, c’è l’episodio dell’emendamento al “decreto semplificazioni”, di qualche settimana fa, che misteriosamente (la solita manina) abbassando i criteri per l’accreditamento delle Associazioni all’Albo degli Autotrasportatori, doveva consentire a qualcuno di entrare, a prezzi di saldo, nei tavoli istituzionali.
L’operazione non è passata, grazie allo stop del Quirinale a questo emendamento (insieme a molti altri), obbligando il Senato a stralciarli; ma la vicenda, per le strane coperture politiche emerse, resta un fatto gravissimo, irriguardoso nei confronti di questa categoria.
Dall’insieme delle situazioni sopra descritte, si ricava l’impressione che questo settore, l’Autotrasporto, è ambito da diversi soggetti, accumunati da un chiaro interesse commerciale, in virtù del quale, non esitano a ricorrere a spregiudicate “supercazzole” (licenza linguistica autorizzata da un nostro Vice Primo Ministro), forse convinti di avere a che fare con dei poveri diavoli senza cervello, a cui si può rifilare di tutto.
Per questa ragione, mi è parso doveroso precisare a chi dovesse considerare (siano essi armatori o costruttori di autocarri, o politici in cerca di voti, o altri ancora) l’Autotrasporto italiano come la famigerata vigna dei…, che la loro possibilità di errore, nonostante possa apparire il contrario, è altissima. E, come si dice, chi vivrà vedrà.
Claudio Donati
