– Editoriale –

Positivo il varo del Governo Draghi: concretezza, unità e regole

Positivo il varo del Governo Draghi: concretezza, unità e regole

Roma, 19 febbraio 2021

Il Governo Draghi, al termine delle procedure costituzionali previste, si è finalmente insediato, con una maggioranza parlamentare larghissima, fornendo una prima indicazione, a mio avviso, di grande impatto liberatorio: stop al fiume di dichiarazioni da parte di Ministri e Sottosegretari; si parla solo se c’è qualcosa da dire. Un cambio all’insegna della sobrietà, destinato a stemperare quella parte, certo non irrilevante, di tensioni artificialmente alimentate quotidianamente dal teatrino mass-mediatico.

Ma, soprattutto, Draghi ha chiesto al Parlamento di giudicare il Governo sulla base dei risultati di volta in volta ottenuti, e non assecondando logiche di schieramento politico.

Centrale è stato l’appello all’unità del Paese, definendola come condizione basilare, senza di cui la straordinaria opera di ricostruzione e di rilancio, a cui siamo tutti chiamati, è destinata a naufragare. Per la verità, stando ai primi segnali, non mi pare che tutti abbiano capito che un film è finito e che quello nuovo non può essere girato con i vecchi arnesi della politica-politicante. Speriamo si tratti solo di scorie del vecchio.

Tuttavia, il messaggio è destinato non solo alla politica, ma vale anche per tutti noi comuni mortali. Saper privilegiare i punti di convergenza piuttosto che quelli di contrasto; lavorare “per” anziché “contro”; capire che bisogna ripartire dal valore delle persone; saper fare squadra: tutto ciò servirà per non essere schiacciati da quello stesso sistema (politico, economico e sociale) che ci ha portato fin qui, cioè sull’orlo del baratro. Se non per senso morale, sarà la ragione e il nostro interesse ad imporcelo.

Draghi ha anche detto, nel suo discorso programmatico, che al centro del rilancio dell’economia del nostro Paese non ci sarà uno Stato “imprenditore”, ma sarà compito di questo Governo fissare “regole” che diano “sicurezza” e “trasparenza” ad un sistema economico che soffre di eccessivi squilibri sociali. Senza sicurezza, senza legalità e senza coesione sociale non ci sarà sviluppo.

Se non sono solo parole di circostanza (cosa che, francamente, escludo), questi concetti si incontrano perfettamente con le esigenze che, nel nostro piccolo, anche la realtà imprenditoriale dell’autotrasporto manifesta da anni. Si tratta adesso di vedere, se passando dalle parole ai fatti, si manterrà la coerenza necessaria, ma è certo che non avremo da questo Governo pacche sulle spalle. Ed è un ottimo segnale; esattamente quello che, almeno come Assotir, abbiamo sempre chiesto alla politica: un rapporto maturo per costruire regole in grado di favorire una competizione leale (cioè, dentro la legge) tra le imprese, assicurando uno sviluppo economico compatibile, oltre che con l’ambiente, con la dignità delle persone.

Ci aspettiamo che il nuovo Ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Enrico Giovannini si muova su questo solco. E, proprio in questa ottica, ci aspettiamo un cambio di marcia forte, magari iniziando col dare risposte ad alcune questioni di grande sofferenza per il nostro settore, come, ad esempio, il blocco del Brennero (causa Coronavirus e non solo) o lo scandalo del contributo all’ART (Autorità di Regolazione dei Trasporti) a carico delle imprese di autotrasporto: un balzello che ci riporta al Medio Evo.

Non staremo solo ad aspettare, ovviamente, dobbiamo muoverci immediatamente, auspicabilmente attraverso UNATRAS, per riaprire il confronto tra Autotrasporto e nuovo Governo.

Claudio Donati

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