– Editoriale –

Passaggio d’anno, tempo di bilanci. Le nostre priorità per il 2015.

Passaggio d’anno, tempo di bilanci. Le nostre priorità per il 2015.

 

Sarà quella l’occasione per un giudizio complessivo su quanto è successo in questo anno appena trascorso, da molti definito, a ragione, “horribilis”, se solo si consideri che, con i quattro del 2014, sono ben tredici i trimestri consecutivi di recessione che pesano sulle nostre spalle e sugli equilibri, già fragili per loro conto, delle nostre imprese.

Soprattutto, sarà l’occasione per capire se, e quando, ci sarà la tanto attesa ripresa economica, da cui dipende in misura decisiva anche il rilancio dell’attività di trasporto delle merci. In questa sede, credo che possa essere utile accennare a quello che ci aspetta per i prossimi mesi – partendo da una valutazione sulla vertenza con il Governo, annunciatasi già ad ottobre durissima e che, obiettivamente, tale si è rivelata, a causa della fragilità e della debolezza del nostro sistema imprenditoriale; ma, ancor di più, a causa dell’inadeguatezza complessiva della sua rappresentanza.

A parte, nel nostro sito, troverete i contenuti della Legge di Stabilità 2015 ed degli altri provvedimenti approvati, riguardanti il nostro settore: accise, risorse, sistri, calendario divieti, fiscalità, etc, nonché la nuova disciplina che, di fatto, supera i costi minimi di sicurezza di cui all’art. 83bis della legge 133 del 2008.

Sinteticamente, si può dire dell’intero pacchetto che, se esso risulta accettabile per l’aspetto relativo alle risorse messe a disposizione del settore, e’, al contrario, assolutamente negativo per quel che riguarda gli interventi – meglio, le manomissioni – operate sulle regole.

Ed è proprio quest’ultimo tema (le regole o, se vogliamo, la riforma del settore) che deve costituire, a nostro avviso, la priorità per il 2015. Del resto, il gran numero di giudizi critici da parte dei trasportatori sull’operato del Governo, confermano che il tentativo di mettere una toppa alla questione delle regole che disciplinano l’Autotrasporto non ha funzionato.

D’altra parte, presumere che un settore di tale rilevanza possa essere “riformato” attraverso un emendamento, infilato in fretta e furia nella Legge di Stabilità, va contro ogni decenza, nonostante questo Governo consideri un titolo di merito “tirare diritto”, senza sentire le opinioni di nessuno. Nel caso specifico, oltre tutto, non è neppure vero che si sia proceduto senza “sentire nessuno” perché i contenuti fatti propri dal Governo sono, come si ricorderà, al 90% quelli proposti, meno di due anni or sono, dalla committenza (Confindustria e Confetra).

Abbiamo apprezzato, perciò, che UNATRAS, nell’ultima riunione di dicembre, abbia fatto del tema delle regole da dare al settore e dei relativi controlli il proprio cavallo di battaglia per il 2015. Così come, con scadenza assai più ravvicinata (gennaio), deve essere affrontata e imposta al Governo la definitiva soluzione dell’insopportabile dilatazione dei tempi di pagamento: altro importante impegno, su un tema vitale e delicato, preso, nella stessa seduta, da UNATRAS.

A proposito di quest’ultima, la decisione di Uggè di dimettersi da Presidente di UNATRAS ha il merito di rendere evidente una crisi che è andata crescendo all’interno di questo organismo, fino a minarne, nel corso del 2014, la credibilità. Assumendosi ognuno la propria responsabilità, occorre affrontare subito la necessaria discussione per verificare se esistono le condizioni per proseguire, su altre basi, questa esperienza.

UNATRAS può essere estremamente utile, se diventa effettivamente il punto di sintesi delle decisioni delle Associazioni che ad essa aderiscono. E’ evidente che ciò comporta limitazioni alla visibilità dei singoli. Tuttavia è altrettanto evidente che più si privilegiano le distinzioni nelle posizioni da parte dei singoli aderenti, più UNATRAS diventa inutile, fino a diventare persino dannosa. Nel corso dell’anno passato, come è stato evidente a tutti (a Governo e Committenza in primis), UNATRAS si è presentata più con questo secondo vestito, e i prezzi pagati dai trasportatori sono stati salati.

La notizia circa l’uscita di Trasportounito da Confetra, a pochi mesi dal suo ingresso nella medesima Confederazione, evidenzia le contraddizioni del percorso fatto da quella Associazione. Più che le facili battute, l’episodio fa emergere quanto sia difficile mantenere coerenza, autonomia e credibilità nello stesso tempo.

Questa ultima notizia conferma, in ogni caso, che c’è molto movimento nel campo associativo.
Non sappiamo con quali esiti, ma le innumerevoli fibrillazioni nel nostro mondo vanno interpretate come il segno, tra l’altro, abbastanza prevedibile, di una difficoltà generalizzata del mondo della rappresentanza a dare risposte adeguate alle esigenze provenienti dalle imprese. Tuttavia, queste stesse perturbazioni a cui oggi assistiamo hanno bisogno di trovare uno sbocco unitario, se non vogliono sfociare in una sorta di deriva protestataria dell’autotrasporto; magari molto appariscente, ma nefasta per il futuro dei trasportatori, se vogliono continuare ad essere definiti e considerati quali essi sono: imprenditori, magari piccoli, ma imprenditori.
Compito arduo, se si guarda allo stato delle cose, eppure condizione indispensabile per dare forza ad un settore che – mi scuso per l’insistenza – proprio come realtà imprenditoriale appare più a rischio.

Voglio ricordare che, in fondo, il proliferare di fenomeni che vanno sotto il nome di:

Cooperative “spurie”;

Imprese iscritte all’Albo degli Autotrasportatori che, con zero o 1 camion, fatturano decine se non centinaia di milioni di euro;
Imprese “estero-vestite”;

Imprese che oggi fanno cabotaggio illegale, ma con la prospettiva che presto il cabotaggio sarà liberalizzato e che non si potrà rispondere a differenze strutturali di costo solo con vincoli e sanzioni;

Imprese che fanno della concorrenza sleale (cioè, dell’illegalità)l’arma con cui far fuori le imprese sane.

Tutto questo sta a indicare che la strada su cui l’Autotrasporto viene spinto è quella di trasformarlo in un settore sempre più marginale, poco attrattivo per investire, a cui destinare operatori di “zona grigia”, né dipendenti né imprenditori, preferibilmente stranieri, meglio se disperati.

Fantascienza? Basterebbe guardare a cosa succede nell’ambito della distribuzione delle merci nelle aree urbane, per capire che la realtà ha già superato l’immaginazione.

C’è già un modello, ed è efficiente (anche se l’efficienza poggia sullo sfruttamento feroce dei soci/padroncini) e remunerativo per chi “organizza”. Si tratta semplicemente di estenderlo al trasporto di media e lunga distanza. Un gioco da ragazzi, verrebbe da dire.
Questo è il piatto già scodellato dai così detti “ poteri forti”, sia nazionali che internazionali.Sta alle Associazioni dimostrare di essere all’altezza dell’enorme sfida che ci attende. Per questo non servono “i polli di Renzi”, ma serve credibilità, che è fatta di coraggio, autonomia e coerenza.

A tutti i migliori auguri di buon 2015.

Claudio Donati

Segretario Generale

di T.I. ASSOTIR

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