– Editoriale –

L’ITALIA “SGARRUPATA”

L’ITALIA “SGARRUPATA”

Siamo riusciti a spronare le istituzioni territoriali (Comuni limitrofi, Provincia di Siena e Regione Toscana) affinchè si attivino, senza perdere ulteriore tempo, per affrontare l’emergenza e, nel giro di qualche giorno, verificheremo gli effetti.

Ma, le situazioni del tipo sopra descritto (dalla Toscana alla Sicilia, passando per la Calabria) sono innumerevoli e producono, generalmente, ovunque i medesimi effetti: danni enormi, non solo per i trasportatori, ma per l’intero sistema economico.

Commercianti, artigiani, industriali, agricoltori, turisti, sono costretti a fare i conti con uno scenario infrastrutturale che riporta il nostro Paese e quelle località indietro di 50 anni.

A fronte di ciò, da parte delle istituzioni, c’è quasi sempre soltanto ’inevitabile constatazione dei “tempi tecnici” per il ripristino dell’opera: non meno di due- tre anni, quando va bene.

E nel frattempo? Nel frattempo, a chi ci capita sotto, non resta che subire tutti danni del caso.

Questo schema è divenuto insopportabile, probabilmente per tutti i cittadini e, comunque, di certo, per i trasportatori.

Non è più tollerabile che, a causa di responsabilità riconducibili alla mano pubblica – e che sarà la magistratura ad accertare – lo Stato, puntualmente, si riveli incapace di intervenire, diventando, per questa via, “il nemico” di quei contribuenti che – ironia della sorte! – contribuiscono al suo mantenimento proprio al fine di assicurarsi, nei casi di straordinaria gravità, un tempestivo ed efficace intervento pubblico.

Abbiamo sentito di richieste le più varie – e, a volte perfino stravaganti – avanzate nei confronti dello Stato da parte di semplici cittadini (ma anche da uomini delle Istituzioni….) per venire incontro alle difficoltà dei trasportatori e dei territori coinvolti in simili vicende.

A me pare che, più che provvidenze, occorrano impegni seri e tempi certi per avere risposte rapide ed idonee ad affrontare l’emergenza.

Come e quando si consentirà, ad esempio, alle merci che ogni giorno devono essere trasferite da Catania a Palermo e viceversa, di tornare a viaggiare sui camion, in attesa che il viadotto venga ricostruito?

Le risposte devono essere chiare e verificate, perché troppo spesso si è assistito a impegni impunemente rimangiati.

Il caso siciliano, nonostante l’impegno del Ministro Delrio, rischia di riproporre un film già visto, in cui, tra “tempi tecnici”, cautele della burocrazia e giochi all’insegna del “politichese”, l’esito più probabile sia quello dell’”ognun pensi per sé”, nella speranza che… “Dio pensi per tutti”.

Contro un tale rischio, esiste una sola possibilità, che i cittadini – e i trasportatori in testa – senza farsi prendere in giro con la promessa di qualche mancia, si facciano sentire per pretendere il diritto di avere uno Stato degno di questo nome.

A qualcuno potrà sembrare poco, ma forse, proprio questo è la cosa più difficile da ottenere.

Claudio Donati

Segretario Generale
di T.I. ASSOTIR

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