– Editoriale –

Legalità sempre, non solo dopo le tragedie

Legalità sempre, non solo dopo le tragedie

Roma, 23 giugno 2021

Non è solo un dovere esprimere il nostro cordoglio per la morte di Adil Belakhdim, l’uomo investito dall’autista di un camion nel corso delle proteste dei lavoratori della logistica a Biandrate. Fatti non nuovi, ma certamente, stavolta, di eccezionale drammaticità, che devono farci riflettere sulle troppe situazioni in cui l’efficienza e/o il profitto generano sfruttamento, fino a mettere a repentaglio la sicurezza delle persone. Se è semplice convenire sulla intollerabilità di certi episodi, meno scontata è l’individuazione delle cause.

Al di là delle difese d’ufficio, è fuor di dubbio che le condizioni di grande sofferenza, in cui molti settori della nostra economia si trovano, fanno da detonatore ad episodi di questo genere.

Come Paese, non possiamo permettere, non solo che succedano certi fatti ma, soprattutto, che situazioni di sfruttamento e di oppressione possano prosperare nell’indifferenza generale. Per essere più chiari, non possiamo cavarcela riducendo l’episodio, per quanto esecrabile, ad una eccezione, all’interno di un mondo di regole dai più rispettate. Perché non è così. In molti settori, tra cui il nostro, la vera regola è la violazione delle regole o, anche, semplicemente la mancanza di regole.

In Italia c’è il disprezzo del lavoro, ha detto un noto sindacalista. Siamo più che d’accordo, ma chiediamo al Sindacato di guardare oltre, verso l’intero mondo del lavoro, anche quello svolto da decine di migliaia di imprenditori, verso cui, appunto non c’è alcun rispetto, ad opera dei “grandi”. Tante, anzi, troppe sono le situazioni in cui, non solo le persone, ma anche le imprese sono assoggettate a condizioni fuori da ogni grazia di dio. Lo sappiamo, normalmente un trasportatore non può nemmeno azzardarsi a proporre un prezzo. È un continuo “bevi o affoga”, con la fila di chi è pronto a fare l’ennesimo ribasso. Da qui, oltre che da una certa italica immoralità, nasce la catena dello sfruttamento delle imprese e, a caduta, anche dei loro dipendenti.

La comune condizione (di imprese e lavoratori) di sofferenza è alla base della nostra richiesta di un’iniziativa comune con il Sindacato per tutelare la legalità, la sicurezza e la trasparenza nell’Autotrasporto. È il salto di qualità che la situazione ci impone, ben oltre il rinnovo contrattuale. Su qualche realtà territoriale abbiamo iniziato il percorso, stiamo sperimentando la forza di questa inedita alleanza.

Se ci chiediamo se sia questa la strada attraverso cui le nostre imprese (e non sto solo parlando di “padroncini”) dovrebbero crearsi un futuro, la risposta non può essere che negativa.

Tuttavia, è evidente che, se non si interviene sulle regole del gioco, questa è la prospettiva verso cui il nostro settore sta scivolando, nella indifferenza generale. Ma è questo soltanto un problema dei trasportatori, o dovrebbe riguardare anche la società nel suo insieme, lo Stato, che invece troviamo sempre girati dall’altra parte?

Poche regole e zero controlli: così lo Stato aiuta il malcostume (e anche il malaffare) a prosperare, per favorire i cosiddetti poteri forti.

Il nostro compito, oggi, è di “costringere” lo Stato (politica e istituzioni) a guardare dentro questi fenomeni ed assumersi la propria responsabilità, con atti concreti: regole e controlli.

Si tratta di una battaglia enorme, per la quale occorre una grande spinta unitaria della categoria e delle Associazioni. Questa è la condizione minima, ma anche sufficiente, a contrastare gli immensi interessi che si vanno a toccare (multinazionali, GDO, etc). Chiediamo a tutti di ragionarci su. Per quanto ci riguarda, ne siamo talmente convinti da considerarla la nostra priorità assoluta.

Claudio Donati

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