– Editoriale –
Le prodezze dei nostri “campioni” della logistica
Si potrebbe dire, con tutta la prudenza del caso, che pensavamo che piovesse, ma gli ultimi fatti ci dicono che stiamo sotto un diluvio. Ancora una volta, a far emergere il quadro desolante dei nostri “campioni” della logistica, ci ha pensato la magistratura, a Milano, ma non solo. Nomi altisonanti (almeno una decina negli ultimi mesi), coinvolti in indagini su reati che vanno, dall’evasione contributiva e fiscale all’intermediazione di manodopera, al caporalato (anche digitale) quando non al riciclaggio e, a volte, l’associazione mafiosa. Tratto comune a tutti i casi, la posizione dominante del “gigante” di turno, al centro dei giochi messi in luce dalle inchieste.
Se non ci fossero i casi “scoperchiati” dalla magistratura, questi stessi, semplicemente, non esisterebbero. E anche adesso che la pentola è scoperchiata (dai magistrati e dalle forze dell’ordine), si continua a far finta di niente. Dalla timidezza all’omertà, il passo è più breve di quanto non si pensi. Nessuno ha visto, nessuno ha sentito, nessuno sa.
Eppure, questi “giganti” sbandierano a destra e a manca di essere portatori di “valori” (responsabilità sociale, etica imprenditoriale), spesso aderiscono a organizzazioni imprenditoriali dai codici etici stringenti per quanto, di fronte a certi fatti, inconsistenti.
Il passo in avanti a cui la cronaca ci obbliga è prendere atto che siamo di fronte ad un fenomeno strutturale. Molti – troppi – giganti della logistica operano in contesti densi di opacità.
È il prezzo che si deve pagare per avere le cose a buon mercato? È un modo, non troppo diverso dal passato, per premiare i furbi? Ma, soprattutto, c’è una strada per tenere insieme efficienza e legalità?
Personalmente, rifiuto l’idea dell’inevitabilità di un destino che sembra obbligato. Né penso che il problema possa risolverlo la magistratura. Ma, al di là delle posizioni personali, il mondo della rappresentanza ha un dovere (che è anche un’opportunità): quello di essere netto sul giudizio su certe vicende e avere comportamenti coerenti. Chi ruba, chi delinque, chi sfrutta, non dovrebbe trovare coperture. Chi si presta, ne diventa, oggettivamente, complice.
È facile immaginare che la dimensione di questo fenomeno sia ben oltre ciò che esce fuori dalle indagini; riguarda la qualità dello sviluppo del nostro sistema logistico e di trasporto, in cui giganteschi processi di concentrazione aziendali, finalizzati a creare posizioni di controllo del mercato, generano – strutturalmente – dinamiche “aggressive”, spingendo la competizione imprenditoriale oltre i limiti della legalità. Non riguarda solo i corrieri, ma ambiti assai più vasti, a partire dalla grande distribuzione.
Le lusinghe di avere tutto al prezzo più basso e la sensazione di non venire toccati direttamente dai contraccolpi (quando poi capita, è troppo tardi) ne offuscano la consapevolezza, non solo da parte dei consumatori, ma da parte degli stessi operatori coinvolti nel circolo vizioso della “mono-committenza” in cui, se è relativamente facile entrare, assai più difficile è uscirne, perché le imprese fornitrici coinvolte vengono espropriate della propria autonomia – e dignità – aziendale.
Noi pensiamo, evitando criminalizzazioni generalizzate – ma anche evitando di far finta che il problema non esista -, che sia giunto il momento di una riflessione seria e approfondita sul fenomeno delle concentrazioni di mercato, le quali, nei casi migliori, producono, nell’immediato, convenienza per il consumatore, a scapito del rispetto delle regole e, subito dopo, sfruttamento delle persone ma, anche e, soprattutto, delle imprese ( chi lavora in sub-appalto o in sub-vezione), riducendole al rango di meri esecutori degli ordini da loro imposti. È giusto continuare così?
Claudio Donati
