– Editoriale –

La pesantezza della crisi e i ritardi ingiustificati

La pesantezza della crisi e i ritardi ingiustificati

Roma, 12 ottobre 2021

In questo momento tre sono le tegole sulla testa delle nostre imprese: il caro-gasolio, la scarsità di autisti e l’obbligo del green pass dal 15 ottobre in tutte le aziende.

Caro-gasolio. Diciamolo subito: non dipende dal Governo. Ma un balzo di oltre il 15% in pochi mesi (per non parlare del gas il cui prezzo è raddoppiato da un giorno all’altro) sta mettendo in seria difficoltà i conti delle nostre imprese, che non riescono a ribaltare questi aumenti sui rispettivi clienti, nonostante la forte domanda di trasporto, dovuta alla ripresa economica. Si tratta di una grande contraddizione del nostro sistema imprenditoriale, che mostra proprio in questa circostanza tutta la sua debolezza di mercato.

Di certo, salta agli occhi il danno provocato dall’abbandono dei costi minimi che, ripubblicati lo scorso novembre, sono rimasti lettera morta. In una fase come l’attuale, l’adeguamento automatico dei costi minimi, a seguito di rincari del carburante, sarebbe stato estremamente prezioso per molti trasportatori.

L’inerzia colpevole del Governo su questo tema è sufficiente per noi per non aderire ai giudizi lusinghieri che abbiamo sentito in queste ultime settimane da parte di altri rappresentanti del nostro mondo. E il fatto che il Viceministro delegato all’autotrasporto abbia brillato per la latitanza ci rafforza (e non da oggi) in questa idea.

Per dirla meglio, noi pensiamo che questo Governo abbia fronteggiato positivamente l’emergenza pandemica ed anche quella economica ma, quanto al nostro settore, è difficile trovare esempi recenti di analogo disinteresse.

Quanto all’impatto del green pass nel nostro settore, pur riconoscendo la positività dell’iniziativa in sé (sarebbe un errore negare che, anche grazie al green pass – ma soprattutto grazie alle vaccinazioni – l’Italia sta recuperando, anche sul piano economico, più rapidamente di altri Paesi europei), certe incongruenze che la normativa presenta necessitano di urgenti correzioni, proprio per evitare l’inceppamento di un sistema economico in forte slancio.

Sulla mancanza di autisti, se non saremo in grado di imporre al Governo un’iniziativa straordinaria, al di là delle lamentele e di qualche tentativo a livello regionale, si rischia solo un ulteriore peggioramento del problema.

La prossima riunione di UNATRAS dovrà prendere il toro per le corna che, per quanto ci riguarda, consiste non tanto nell’andare a sentire cosa hanno da dirci i nostri associati, perché ognuno di noi, per il mestiere che fa, conosce benissimo le loro difficoltà, la loro rabbia e il loro senso di frustrazione.

Credo sia condiviso da molti il concetto che senza regole questo settore non ha futuro. Tema che avrebbe meritato maggiore attenzione da parte delle Associazioni, su cui, comunque, adesso servono decisioni forti.

Quello che si aspettano i Trasportatori è che i loro rappresentanti abbiano il coraggio di essere chiari e diretti con il Governo, senza i troppi fronzoli che hanno caratterizzato questo confronto, almeno da quando il Governo Draghi si è insediato, peraltro con risultati insignificanti. Chiedersi se, dopo i giri di valzer degli ultimi mesi, saremo in grado di fare un salto di qualità è, a questo punto, legittimo, pur sperando in un esito positivo.

Sempre, per essere chiari, UNATRAS dovrebbe chiedere al Governo di avere entro la fine dell’anno tre regole di base:

 1) costi minimi,

2) tempi di pagamento,

3) l’applicazione del Regolamento UE 1055/2020, in base a cui, un’Impresa di Autotrasporto, per essere in regola deve avere un rapporto proporzionato tra i propri mezzi e/o addetti e il fatturato (si tratta di una norma che, in teoria, sarebbe obbligatoria in tutta Europa, Italia compresa, da febbraio 2022, ma che, in assenza di una forte spinta da parte nostra, potrebbe restare inapplicata ancora per anni). Per la cronaca, la Francia disciplina già la materia da anni, senza aspettare l’Europa, stabilendo che un’impresa di autotrasporto deve fare almeno l’85% del fatturato con i propri camion, altrimenti non è un’impresa di Autotrasporto.

Tre cose semplici, come si vede, ma non piccole. In ogni caso, il minimo per evitare il deragliamento su cui rischia di schiantarsi l’autotrasporto italiano.

Claudio Donati

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