– Editoriale –

L’autotrasporto e i costi di esercizio, tra curiosi strascichi del passato e sottovalutazione dell’avvenire

L’autotrasporto e i costi di esercizio, tra curiosi strascichi del passato e sottovalutazione dell’avvenire

Roma, 25 Febbraio 2015

Alcune notizie riportate sui media di settore sembrerebbero infatti prospettare una situazione del tipo: il Tar del Lazio ha deciso che i costi minimi di sicurezza vanno rispettati. Abbiamo perciò sentito il bisogno di intervenire – anche se nel frattempo, fortunatamente, l’enfasi della vicenda è andata sgonfiandosi -, onde evitare fraintendimenti, come è già capitato a qualche operatore, che si è rivolto a noi nel convincimento che i costi minimi di sicurezza fossero davvero tornati in vigore.

In realtà, purtroppo (e lo diciamo con l’amarezza di chi la battaglia l’ha fatta fino in fondo, anche nelle sedi giudiziarie), il tenore del pronunciamento del TAR è in linea con la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 4 settembre scorso e conferma la “disapplicazione” dell’art. 83 bis.

Pertanto, se vogliamo evitare di alimentare aspettative fuori luogo, si deve riconoscere che il Tar del Lazio non ha detto molto di nuovo, rispetto a quanto già si sapeva.

Né sarebbe giusto aspettarsi dal tribunale amministrativo risultati in grado di stravolgere le leggi, poiché non è certamente questo il suo compito.

In altre parole, va precisato che anche gli eventuali spiragli che qualcuno ha voluto veredere nelle sentenze in oggetto (come la presunta validità delle tabelle deii costi minimi emanate dal Ministero, nel fase post-Osservatorio), possono, al massimo, servire a supportare eventuali contenziosi riguardanti periodi antecedenti al 2015.

Per tali contenziosi ogni operatore dovrà valutare, caso per caso, con l’assistenza della propria Associazione o di un legale, se esistono i presupposti per invocare l’applicazione dell’art 83 bis e se le sentenze in parola lascino spazio al Giudice per decidere positivamente sulla eventuale integrazione ai minimi legali delle tariffe realkmente percepite dal trasportatore.

Tema, dunque, importante: ma, a questo punto, tutt’altro che strategico.

Senza considerare, poi, che sull’intera vicenda pesa la sentenza della Corte Costituzionale attesa per il 14 aprile p.v.

Alla luce di tutto ciò, noi riteniamo che oggi l’attenzione delle Associazioni debba concentrarsi sulle nuove regole introdotte dalla Legge di Stabilità 2015  che liberalizzano il settore e mettono in capo al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti l’obbligo di pubblicare sul proprio sito i “valori indicativi di riferimento dei costi di esercizio dell’impresa di autotrasporto per conto di terzi”.

Si tratta – è sempre bene ricordarlo ad eventuali “smemorati”– di regole che non abbiamo assolutamente condiviso e che ci sono state imposte e che comunque, anche a  causa delle divisioni tra le Associazioni dell’autotrasporto, sono oggi diventate legge.

Comunque la si voglia giudicare, è questa la novità, di forte impatto per il nostro settore, con cui oggi occorre fare i conti.

E l’aver appreso che, proprio mentre imperversava il dibattito sugli abrogati costi minimifino al 31/12/2014 previsti dall’ art. 83 bis, il Ministero, in base a quanto previsto dalla legge di stabilità 190/2014,  aveva provveduto a pubblicare sul proprio sito i valori di riferimento dei costi d’esercizio dell’impresa di autotrasporto senza che le Associazioni avessero battuto ciglio, ci è sembrata questione assai più grave delle sentenze del Tar del Lazio. E ci ha fatto pensare, ancora una volta, ai polli di Renzo.

Ci auguriamo che, accanto alle dotte disquisizioni su qualcosa che riguarda il passato e (comunque) una fetta limitatissima della categoria, rimanga lo spazio ed il tempo per affrontare le questioni lasciate aperte dalla recente fase vertenziale con il Governo (tempi di pagamento delle fatture di trasporto, disciplina della sub vezione, accesso al mercato, valori di riferimento dei costi d’esercizio, dumping sociale, etc).

Sui valori di riferimento dei costi d’esercizio, mentre ci riserviamo un giudizio di merito  più approfondito, balza agli occhi la difficoltà di utilizzo, per l’operatore medio, dello strumento pensato dal Ministero e la sua inevitabile gracilità in un mondo in cui la stragrande maggioranza dei contratti di trasporto continuano ad essere conclusi telefonicamente.

E’ invece del tutto chiaro che questo strumento potrà essere realmente utile nella misura in cui risulti trasparente nel metodo, oggettivo nella definizione (e quindi affidato ad una autorità terza, meglio se pubblica), e di facile accessibilità per gli utenti, che siano trasportatori o committenti, ma soprattutto possa essere trasposto in strumenti che abbiano, anche se conclusi liberamente tra le parti, un minimo di formalizzazione.

Ripartire da qui, per trovare una proposta unitaria in grado di rendere efficace lo strumento che la legge oggi ha messo a disposizione, ci sembrerebbe un ottimo caso di ravvedimento operoso.

Claudio DONATI

 

 

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