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– Editoriale –

IL SEGNALE DI UNATRAS ALLA POLITICA

Roma, 8 Febbraio 2018

Il fatto che l’Autotrasporto italiano abbia presentato, in maniera unitaria, le sue richieste, elencando ciò di cui c’è bisogno, rappresenta un punto di forza innegabile.

Mettendo sul conto (anche se speriamo nel contrario) che qualche forza politica possa snobbare le nostre richieste, dobbiamo chiederci quale sia, allora, l’effettivo valore di questa iniziativa.

La vera novità sta nel fatto che la categoria, nella sua stragrande maggioranza, si ritrova intorno a un documento, che resta valido, certamente per la campagna elettorale, ma anche per dopo, rappresentando la nostra agenda delle prossime settimane e dei prossimi mesi.

Ancora una volta, a fare la differenza, tra un modo debole oppure efficace di rappresentare l’autotrasporto, sarà la nostra capacità di esprimere unità e determinazione.  

Da questo punto di vista, il documento di UNATRAS è un passo in avanti notevole che prova a ridare dignità a questa categoria.

Un passo che si presenta come una positiva anomalia, in mezzo alla frammentazione generalizzata che investe, senza eccezioni, l’intera società italiana.

Un passo fatto da un soggetto collettivo economico, al servizio del proprio Paese ventiquattr’ore su ventiquattro che, per definizione, risulta indispensabile al sistema economico italiano.

Un passo, che è stato compiuto, nonostante le differenze, anche profonde – inutile negarle – interne al nostro mondo. Per questo, ancor di più, va considerato importante; e impegnativo per noi tutti.

Se seguiremo l’agenda che abbiamo deciso insieme, sia prima che dopo le elezioni, ci saranno buone probabilità di giocarci le difficili sfide che ci aspettano, soprattutto nella seconda metà dell’anno, indipendentemente da chi governerà.

Il quadro politico in cui ci troviamo rende questo passo di UNATRAS, oltre che necessario, obbligato, perché solo attraverso una forte convergenza associativa sarà possibile affrontare la bufera che potremmo trovarci di fronte, a causa di una politica che oggi appare, non solo lontana ma, a tratti, addirittura ostile.

Non andrebbero sottovalutate le dichiarazioni, a cui stiamo assistendo, di qualche candidato, tese ad additare all’opinione pubblica l’Autotrasporto come “imputato”. Imputato per i danni ambientali, imputato per la sicurezza stradale; imputato per tutto, “a prescindere”, avrebbe detto Totò. Cioè, uno di quei soggetti che, per la società, ben lungi dal costituire una risorsa, rappresenta un peso, di cui si vorrebbe volentieri fare a meno ma, non potendolo fare, ci si accontenta di ridurlo ai minimi termini.

E non sempre si tratta solo di miseri tentativi per acchiappare voti.

Qualche volta, si ha l’impressione che si stia preparando il terreno culturale per spazzare via qualsiasi rischio che i trasportatori rialzino la testa, mediante un’offensiva mediatica e politica, che ha lo scopo di cristallizzare l’attuale equilibrio di mercato, in cui la competitività del trasporto delle merci si realizza prevalentemente attraverso meccanismi para-legali, quando non completamente illegali, a spese del trasportatore: “cornuto e mazziato”, secondo il famoso detto.

Al di là della convegnistica, sembra abbastanza evidente la tendenza a non voler mettere le mani in questa materia perché, alla fine, è meglio così. Per tutti, tranne che per i trasportatori, ovviamente.

L’esatto contrario è proprio quello che noi vogliamo: un cambiamento profondo delle regole del gioco. E, per far questo, occorre che lo Stato (meglio, chi sia chiamato a governarlo) faccia il proprio mestiere, che è quello di assicurare alle imprese di trasporto un contesto normativo chiaro e trasparente in cui, chi voglia fare impresa, possa farlo, senza essere taglieggiato dalla zavorra della concorrenza sleale, area sempre più prediletta dalla criminalità.

Le regole attuali sono truccate, perché o sono sbagliate o sono inapplicabili e, dunque, spesso inutili e, a volte, dannose.

Su questo terreno UNATRAS intende incalzare le forze politiche, sia durante questa sclerotica campagna elettorale, sia, soprattutto, dopo. 

Se può essere utile a spiegare meglio il senso di quanto ho provato a dire, aggiungo che non bisognerebbe mai dimenticare che, ancora oggi, nonostante Internet, nonostante le varie cure “ricostituenti” del ferro e del mare, le merci continuano a viaggiare sui nostri camion. Non è un richiamo all’orgoglio di categoria; semplicemente, un’avvertenza ad usare il cervello.

Claudio Donati

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