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– Editoriale –

Il Marchese del Grillo e i giganti della logistica

Il Marchese del Grillo e i giganti della logistica

Roma, 4 Luglio 2024

A proposito di distrazioni, certamente nessuno del gotha della rappresentanza imprenditoriale ha trovato tempo da dedicare allo scenario che, quasi a cadenza settimanale  – per iniziative della magistratura – vede, a turno, diversi giganti della logistica, puntualmente coinvolti in specifici eventi illegali (più o meno, sempre gli stessi, dall’evasione fiscale e contributiva, all’interposizione di manodopera, al caporalato, all’abuso di posizione dominante e, non di rado, all’associazione per delinquere).

Si può anche far finta di considerare il fenomeno marginale, come in effetti, sta avvenendo, sia a livello associativo che politico (con qualche rara eccezione). Ma la sostanza rimane tale: c’è un’economia malsana, che vive di illegalità ed espedienti, di sfruttamento – di persone e di imprese (queste ultime tutte oggettivamente “piccole”, rispetto agli osannati giganti della logistica); un sistema che genera continui processi di concentrazione.

Questo fenomeno vede protagonisti proprio i grandi player della logistica, italiani e stranieri. Spesso multinazionali, che probabilmente in altri paesi si comporteranno diversamente, ma qui, in Italia, sono responsabili, quanto meno per omessi controlli, dello sviluppo spaventoso di un’economia grigia, quando non illegale, che gode di un’incomprensibile tolleranza.

Non si tratta di fare la guerra ai “Grandi”, che già per essere tali hanno i loro meriti, anche se dovrebbero spiegare dove sono quei valori tanto sbandierati, tipo la responsabilità sociale d’impresa, l’etica, il rispetto nei confronti del sistema imprenditoriale costituito dai loro fornitori.

Ovviamente, molti ritengono che sia giusto così. A me pare, al contrario, che su questa strada non si vada troppo lontano, perché c’è un’esigenza ineludibile di riequilibrio dei rapporti commerciali vigenti; c’è l’esigenza di fare chiarezza sui ruoli (chi fa il vettore e chi fa il committente); c’è l’esigenza di aiutare il processo di crescita (quantitativa e qualitativa) dei trasportatori, incentivando l’aggregazione tra imprese. Insomma, ci sarebbe bisogno di politica, cioè del coraggio di misurarsi su questi problemi, con cui migliaia di trasportatori si scontrano tutti i giorni, frustrati per veder svilita la loro attività, sempre più dipendente dal loro mega-cliente, il vero “dominatore” della loro impresa.

Non possiamo cavarcela sperando che la questione rimanga nell’ambito strettamente giudiziario.

Evitando, appunto, ogni sorta di criminalizzazione, siamo di fronte ad eventi che, seppur non inediti, sono nuovi per la violenza con cui investono il nostro mondo, declassandolo alla mera funzione esecutiva, togliendogli, insieme ad ogni spazio di autonomia decisionale, anche i margini di profitto.

Tutto ciò, spesso, come la cronaca ci informa, avviene, attraverso pratiche che vanno “oltre la legge”.

Siamo sicuri che sia questa la libertà d’impresa e, perciò, un valore da tutelare, almeno fino a che non deborda nell’illegalità? La mia opinione è che un Paese come l’Italia, basato su piccole e medie imprese, abbia bisogno della democrazia economica, in cui la libertà di ogni soggetto deve trovare un limite nella libertà (nel diritto alla sopravvivenza) degli altri. La competizione, il conflitto sono legittimi, ma le armi devono essere più o meno pari.

Altrimenti, c’è…. il Marchese del Grillo. Che, nella vita reale, evidentemente, è assai meno divertente della maschera regalataci dal grande Alberto Sordi.

Claudio Donati

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