– Editoriale –

Genova: dopo il disastro, quale futuro?

Per essere più chiari, ritengo che la mancanza di credibilità nelle risposte, ci riporterebbe inevitabilmente nel vecchio gioco dello scarica barile, francamente di scarso interesse per il mondo delle imprese.

Un segno effettivo di cambiamento rispetto al passato – che ha visto generalmente insabbiarsi ogni tentativo di intervento tempestivo – sarebbe, ad esempio, la redazione di un progetto chiaro sull’assetto viario di quel quadrante, dopo la devastazione susseguente al crollo del ponte Morandi, sia per l’immediato (i prossimi mesi), che per il futuro (i prossimi anni). In altre parole, pensiamo di aver diritto, come cittadini prima ancora che come operatori, di sapere dallo Stato come intende assicurare la mobilità delle persone e delle merci, in un quadro di sicurezza ed efficienza del trasporto ed entro quale perimetro temporale si intendono realizzare i vari step del progetto stesso, oltre ad assicurare la massima intransigenza contro il muro di gomma dei ritardi, più o meno “burocratici”.

Sulle responsabilità giuridiche (penali e civili) del disastro, è la Magistratura che deve indagare. Lo sta già facendo e siamo fiduciosi che non ci saranno sconti.

Su quelle politiche è il Governo che deve decidere, assumendosene l’onere, a tutela del Popolo Italiano, che – è bene ricordarlo –  almeno per quel che riguarda il nostro mondo, in larga parte, il proprio tempo lo passa al lavoro, piuttosto che a twittare su internet.

In ogni caso, questo è un banco di prova assai impegnativo per il Governo. Un banco di prova di cui non potremo dimenticarci, anche se lo volessimo, perché l’emergenza determinata dal collasso di quella infrastruttura non cesserà, anzi è destinata ad aumentare, fino a che non sarà ristabilito un livello minimo di agibilità viaria, presupposto per la ricomposizione della ferita inferta al tessuto sociale ed economico dal disastro del 14 agosto.

Noi lavoreremo in questa direzione; e pensiamo che il Governo dovrebbe ascoltare, insieme agli altri attori sociali, anche il punto di vista dell’Autotrasporto, che sull’argomento è tutt’altro che marginale.

Claudio Donati

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