– Editoriale –

Finalmente ripubblicati i costi minimi: alcune prime considerazioni

Finalmente ripubblicati i costi minimi: alcune prime considerazioni

Finalmente, si potrebbe dire, siamo arrivati a dama. La pubblicazione, da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dei costi minimi di riferimento (di cui abbiamo dato notizia dalle pagine del nostro sito) chiude una fase durata cinque anni, in cui la politica ha brillato per aver disatteso questa richiesta dei trasportatori. Una richiesta, sia detto per inciso, assai modesta rispetto a quanto gli stessi trasportatori avevano perso con la cancellazione della norma sulla obbligatorietà dei costi minimi per la sicurezza.

Il nostro apprezzamento alla Ministra Paola De Micheli nasce proprio dal fatto che lei, diversamente dai vari Ministri che l’hanno preceduta, ha mantenuto, su un tema così delicato, la parola data. È stata una scelta di campo coraggiosa, che le fa onore.

La circostanza che sia avvenuta con una forte connotazione al femminile (dalla Ministra De Micheli, alla ex Presidente dell’Albo, nonché vice Capo di Gabinetto della Ministra, dott.ssa Teresa Di Matteo e, certamente non ultima per l’impegno profuso sul versante di chi ha pressato nella richiesta, la nostra Presidente Anna Manigrasso) è, senza volerlo, anche uno spot del “ No Women No Panel” (senza donne non se ne parla); il che non guasta.

Sabato 5 dicembre prossimo il nostro Consiglio Direttivo Nazionale esaminerà il provvedimento nel merito. Nel frattempo, provo ad avanzare qualche considerazione.

  1. La prima osservazione è sull’estenuante ritardo, rispetto agli accordi, con cui si è arrivati a questa pubblicazione. Apparentemente imputabile alle solite pastoie burocratiche, in realtà, è da ascrivere in larga misura all’ostilità della committenza, a cui non mancano certo sponde politiche, sia dentro che fuori la maggioranza di governo. Ma, alla fine, almeno stavolta, non l’hanno spuntata. La preoccupazione delle nostre controparti, che sembrerebbe ingiustificata, trattandosi di “costi di riferimento”, cioè non obbligatori, è già un buon motivo per ritenere che siamo sulla strada giusta.
  2. Come abbiamo sempre detto, la pubblicazione dei costi minimi certamente non è la panacea di tutti i mali dell’Autotrasporto. Si tratta di uno “strumento” messo a disposizione dallo Stato per la salvaguardia della sicurezza (e direi anche della trasparenza) nel settore. È però, con tutti i suoi limiti, dopo anni di desertificazione del territorio regolatorio, il primo strumento a disposizione dei trasportatori, di una qualche utilità nell’impari confronto con i propri clienti.
  3. Le tabelle ministeriali, salvo errori, ci dicono che il costo di un veicolo di massima portata, con una percorrenza di 100 mila Km/anno, ha una certa attinenza con la realtà e, dunque, va considerato una buona base di partenza. Ma, appunto, è soltanto un punto di partenza. Soprattutto, questi numeri, nella loro essenzialità, ci dicono che c’è un limite al di sotto del quale non si può andare, se si vuole stare nella legalità.
  4. Sulle possibilità concrete del loro utilizzo da parte dei trasportatori, sappiamo che l’attuale debolezza del trasportatore nel rapporto con la committenza renderebbe problematica persino l’applicazione generalizzata di costi minimi obbligatori. In realtà, il problema centrale è come fare per dare peso alle nostre imprese nei rapporti commerciali. Questione che non può essere risolta dai soli costi minimi, ma necessita di altre regole (certezza sui tempi di pagamento, disciplina della sub-vezione, contrasto all’intermediazione parassitaria, etc), che devono costituire la strategia su cui muoverci nei prossimi mesi, oltre ad un incremento della cultura imprenditoriale, che nella categoria stenta ancora ad affermarsi. Ad ogni modo, rispetto a ieri, la differenza è che oggi abbiamo un punto fermo da cui ripartire.
  5. Sarebbe un grave errore non riconoscere che questo risultato è merito principalmente dell’azione unitaria di UNATRAS. E dovrà essere UNATRAS lo strumento per ottenere le altre poche, ma essenziali regole necessarie (tra cui quelle appena accennate) per il risanamento e il rilancio del settore.
  6. Infine, non mancherà, soprattutto da parte di chi vede a rischio la rendita che gli deriva dalla giungla attuale, chi sparerà a zero su questi costi minimi. Quella sarà la migliore conferma che si è fatto un buon primo passo.

Claudio Donati

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