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– Editoriale –

Fare il Trasportatore senza camion: una rendita a cui l’Europa ha messo la parola fine

Fare il Trasportatore senza camion: una rendita a cui l’Europa ha messo la parola fine

Roma, 22 Marzo 2024

Chi volesse dare un’occhiata ai siti delle principali Associazioni del settore, scoprirebbe che gli argomenti più attenzionati, in questo momento, sono i seguenti: la viabilità al Brennero, la transizione ambientale, i ritardi sulle revisioni dei veicoli pesanti, i debiti dell’ex ILVA verso i trasportatori; e poi, qualche riferimento al problema dei tempi di pagamento (sempre più lunghi), o alle ore non pagate al carico o allo scarico delle merci; poi, ancora, i continui aumenti dei costi (pedaggi, autoveicoli, pezzi di ricambio, assicurazione, gasolio, leasing, etc). C’è anche qualche fumosa contorsione intorno alla filiera logistica, dove la novità sarebbe l’appello ai “padroni del vapore”, affinché si prendano a cuore i problemi dei trasportatori. Quasi mai si trova qualcuno che dica che il trasporto è, scandalosamente, mal pagato.

Alcuni degli argomenti (transizione ecologica o viabilità al Brennero) hanno un’attualità, in vista della prossima campagna elettorale europea, e sono anche abbastanza condivisibili. Senza dimenticare, tuttavia, che si tratta di cose che, bene o male che vada, produrranno effetti pratici tra qualche anno.

Altri temi hanno l’inconsistenza dell’acqua fresca (tempi di pagamento entro 60 gg), se non si interviene su chi ha il coltello dalla parte del manico (il committente), “obbligandolo” a rispondere delle violazioni che quotidianamente compie, in danno ai suoi vettori.

Altri, ancora, rischiano di risultare vere e proprie “bufale”, come l’idea di comprare i camion di nuova generazione (quando saranno disponibili), facendoceli pagare dallo Stato o all’Europa.

Nel frattempo, sfugge la celebre “trave” davanti agli occhi.

Per esempio, che un grande operatore logistico (un’eccellenza si direbbe) ha deciso, da un giorno all’altro, di eliminare centinaia di trasportatori, con lui direttamente contrattualizzati, rivolgendosi a una manciata di “grandi nomi” che, a loro volta, passeranno ai vecchi vettori il trasporto, ma in seconda battuta, strangolando ulteriormente migliaia di piccoli trasportatori.

A parte le verifiche sulla sua legittimità giuridica, è certo che, se l’Italia avesse recepito – come avrebbe dovuto – il Regolamento UE 1055/2020 (che introduce, per l’Impresa di Autotrasporto, in tutta Europa, il requisito di “proporzionalità” tra numero di veicoli/addetti e il volume delle attività di trasporto), questa operazione sarebbe fuori legge.

E, allora, perché le Associazioni dell’autotrasporto, ad eccezione di Assotir, stanno, direttamente o con l’ignavia, boicottando questa norma?

Sempre, stando alla cronaca, la medesima questione si ripropone per una disastrosa vicenda che riguarda un Big del settore metallurgico. I trasportatori non sono stati pagati e tutte le Associazioni chiedono il pagamento degli arretrati. Però, a ben guardare, si vede che, giuridicamente, i creditori del Colosso (in decozione) sono, per lo più, agenzie o, meglio, “falsi” trasportatori. Quelli veri, cioè i trasportatori, i cui camion hanno effettivamente lavorato per colui che adesso non paga, sono solo sub-vettori. Alla fine, i diretti creditori sono degli intermediari, anziché i trasportatori. Questi ultimi, in caso di fallimento del committente, non risulterebbero suoi creditori ma, semmai, creditori dei primi vettori (o agenzie).

Ora, augurandoci, nonostante tutto, che tutto si risolva nel migliore dei modi, quel che è certo è che, se fosse stata recepito il Regolamento UE 1055/2020, questa situazione non sarebbe stata possibile.

Perciò, di nuovo, perché le Associazioni – che dicono di rappresentare i trasportatori – si oppongono all’entrata in vigore di una legge che dice semplicemente che, se vuoi fare l’Autotrasportatore devi avere un numero di camion e di autisti che giustifichi il tuo fatturato; altrimenti fai l’intermediario?

Da che parte stanno? Ma, soprattutto, i loro associati ne sono al corrente?

Claudio Donati

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