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– Editoriale –

Alcune considerazioni a margine della vertenza BRT

Alcune considerazioni a margine della vertenza BRT

Roma, 30 Aprile 2024

La vertenza dei nostri trasportatori con BRT ha destato forte attenzione, anche a livello mediatico, così come non era del tutto scontata l’attenzione anche da parte delle istituzioni e della politica. Adesso siamo entrati nella fase del confronto che inizia il 2 maggio e si concluderà, immagino, rapidamente e, mi auguro, positivamente.

Tuttavia, l’occasione di questa vicenda ci obbliga ad una riflessione più generale sullo stato dell’autotrasporto italiano arrivato ad un livello di “soggezione” come mai avvenuto in passato.

 I fenomeni di concentrazione del mercato, propri di questo ciclo del sistema economico internazionale, in mano a dei colossi (della logistica e non solo) – spesso essi stessi formalmente autotrasportatori, anche se senza camion – rende ancora più debole che in passato almeno il 90% dei trasportatori, letteralmente, nelle mani dei propri committenti.

La condizione di generale dominanza di mercato da parte dei grandi Player, che considerano la platea dei “fornitori di trasporto” semplicemente come pedine di cui poter disporre, ha un effetto certo: la perdita progressiva di peso – fino all’irrilevanza – del singolo trasportatore (e, non mi riferisco soltanto ai mono-veicolari).

Se queste sono le dinamiche in corso, quale lezione dovremmo trarne?

La prima è che senza una capacità organizzativa, senza saper fare squadra, da soli non si va da nessuna parte. Quindi, l’unità della categoria, la sua capacità associativa, cioè di farsi rappresentare come Soggetto collettivo, è un valore enorme. Non riusciamo a vedere altri modi per recuperare un minimo di quella forza negoziale oggi del tutto mancante.

La seconda indicazione – non certo per importanza – è che bisogna sapersi dare un’organizzazione sul piano imprenditoriale che sia in grado di fornire al cliente (committente) un servizio adeguato.

Queste sono le due condizioni di base, per le PMI dell’autotrasporto per poter recuperare capacità contrattuale e imprenditoriale.

Pur non essendo la strada per tutti, molto probabilmente, potrebbe/dovrebbe esserla per molti. Quindi, il tema delle Aggregazioni tra Imprese, utilizzando le forme associative consentite dalla legge, diventa un tema centrale e forse, la vera centralità strategica di questa fase economica.

L’aggregazione tra imprese può essere realizzata oggi con molteplici strumenti giuridici, ma il punto centrale rimane l’idea – che è anche il tabù – di una “collaborazione tra trasportatori”.

Questo è l’altro lato (il più difficile da attuare) della questione. Eppure, proprio le vicende di questi giorni ci dicono come le situazioni di emergenza possano accelerare processi di tale segno, fino a poco prima inimmaginabili, quando in ballo c’è la sopravvivenza delle proprie aziende.

Ora, se c’è una cosa chiara, è quella per cui molti grandi committenti vanno orientandosi nella ricerca di fornitori di trasporto di dimensioni medio-grandi. A questa richiesta del mercato il piccolo ha la possibilità di rispondere solo unendo le proprie forze a quelle di altri colleghi. Oppure, fatte le debite eccezioni, restare ai margini, come sta succedendo.

C’è anche un punto essenziale che riguarda le Associazioni dei trasportatori. A loro spetta il compito di proporre regole chiare che disciplinino questo mercato. Noi la nostra parte la stiamo facendo, consapevoli dell’interesse opposto di altri che preferiscono lo status quo perché tenere i piccoli frammentati li rende più facili da manovrare. Senza contare quelli che sembrano venire da Marte.

Claudio Donati

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