– Editoriale –

Al nuovo Ministro chiediamo discontinuità

Al nuovo Ministro chiediamo discontinuità

Roma, 8 Novembre 2022

Indipendentemente dall’assegnazione della delega per l’Autotrasporto che, probabilmente, al momento dell’uscita di questo articolo, sarà auspicabilmente risolta, vogliamo dire al nuovo Ministro dei Trasporti, che una cosa è chiara e, cioè, che la priorità per l’Autotrasporto italiano è, molto più che in passato, la questione delle “REGOLE”.

Non è cosa da poco se altre associazioni dell’autotrasporto, di recente, hanno ritenuto di sostenere le quattro priorità (costi minimi obbligatori, disciplina della subvezione, tempi di pagamento e tempi di sosta la carico e scarico delle merci), su cui, fino a poco tempo fa, eravamo soli.

Tutto ciò – sempre che non si tratti di piccolo cabotaggio -, non può che tradursi in una forte determinazione nelle richieste dell’Autotrasporto da avanzare al nuovo Governo. Pur rendendoci conto delle difficoltà del percorso, perché forti sarebbero le resistenze, certamente, se almeno tra trasportatori fossimo d’accordo, saremmo in grado di giocarci la partita.

Vorrei ricordare, ancora una volta, che queste quattro regole possono determinare le condizioni di base per consentire all’Autotrasporto di affrontare le sfide che ha davanti, compresa quella della transizione energetica, perché indispensabili a tracciare il perimetro del mercato e della concorrenza all’interno della sicurezza e della legalità.

Che cosa ci aspettiamo dal Governo e, quindi, dal Ministro ai Trasporti? Direi, con una parola un po’ logora per l’abuso: DISCONTINUITA’. Perché dare attuazione alle “Regole” significherebbe fare quello che finora non si è voluto mai fare, da parte di nessuno dei vari Governi alternatisi negli ultimi venti anni, molto spesso anche grazie agli alibi offerti dallo stesso mondo associativo.

  Occorrono, da subito, segnali chiari.

1. Ad esempio, un atto di discontinuità sarebbe l’immediata pubblicazione dei Valori di riferimento (che il precedente Esecutivo ha tenuto fermi da gennaio 2022, mentre avrebbe dovuto pubblicarli ogni tre mesi). Se il Ministro (o chi per lui) vuole dare un segnale, rispettando così la legge, questo è quello che dovrebbe fare.

2. Poi c’è il problema del caro-gasolio, su cui si è intervenuti con il credito d’imposta, che ha mostrato molti limiti, tra cui quello di essere una misura nata per l’emergenza, quasi impossibile da trasformare in una misura strutturale, quale era il così detto “gasolio commerciale” (che consentiva lo sconto di 0,21 euro/litro per i veicoli euro 5 e 6), nel frattempo soppresso.

Con il provvedimento sul credito d’imposta, i veicoli euro 5 e 6 hanno recuperato la forbice a loro sfavore (rispetto ai veicoli da euro 4 in giù) per 8-9 mesi dell’anno in corso. C’è un trimestre ancora scoperto. Sarebbe ragionevole destinare gli 85 milioni stanziati ultimamente e gli oltre 50 milioni avanzati dallo stesso decreto per il credito d’imposta sul gasolio, per mettere queste somme a disposizione per fronteggiare il caro-gasolio dell’ultimo trimestre dell’anno in corso. Ma, mi chiedo se questa strada, che sembrerebbe la più logica, sia tecnicamente percorribile.

Poi, c’è il problema vero, di come si interviene, in modalità strutturale, per ripristinare il trattamento di maggior favore riconosciuto dallo Stato, fino al 21 marzo scorso, a chi utilizza veicoli meno inquinanti (euro 5 e 6).

Riteniamo molto pericoloso rinunciare alla premialità, sotto forma di sconto sulle accise, per i veicoli meno inquinanti. Non solo per l’immediato ma, soprattutto, per la prospettiva. L’idea secondo cui il gasolio abbia lo stesso prezzo sia per un veicolo di categoria euro 0 che per un veicolo euro 6, significa abbandonare la scelta, consolidata da anni, di incentivare l’utilizzo di veicoli meno impattanti dal punto di vista ambientale.

E non solo: questa situazione presenta dei rischi per il futuro prossimo, perché, in tema di ETS (il sistema europeo di scambio in tema di emissioni), potrebbe favorirne un’applicazione indifferenziata sull’intero parco veicolare italiano. Mi pare, a proposito di transizione ecologica, che si tratti di un aspetto tutt’altro che marginale, ed è strano che nessuno ne parli.

3. C’è un’altra questione, di impatto più limitato, ma non per questo, trascurabile: il provvedimento sul credito d’imposta relativo all’AdBlue acquistato dai trasportatori nel corso del 2022, le cui domande sono in corso di presentazione.

Secondo le nostre stime, i 29,5 milioni di euro stanziati rischiano di non essere sufficienti a coprire le richieste, anche per effetto dell’allargamento della platea ai veicoli al di sotto delle 7,5 ton, esclusi nel decreto per il gasolio.

Questa circostanza, se confermata, darebbe luogo ad un vero e proprio “click day”, con l’esclusione di una parte (probabilmente quella meno strutturata) dei trasportatori aventi diritto. In tal caso, oltre all’evidente danno economico, si verrebbe a creare una discriminazione tra imprese, in contrasto assoluto con l’obiettivo della norma stessa, che è quello di dare aiuti a tutti i soggetti colpiti dal caro-energia, come peraltro è avvenuto, sotto questo profilo, in maniera corretta nel caso del credito d’imposta sul gasolio. Su questo argomento abbiamo scritto al Ministro, affinché si attivi per le verifiche del caso (lettera scaricabile in allegato).

4.Infine, ci fa piacere annotare che anche coloro che, appena un anno fa, avevano caldeggiato e sostenuto la norma che ha modificato il meccanismo della rappresentanza per il Comitato Centrale per l’Albo degli Autotrasportatori, adesso chiedono nuove regole per disciplinare la rappresentanza del settore. Al di là delle problematiche giudiziarie (ancora aperte), il dato politico è, fortunatamente, il fallimento di un sistema che puntava ad imbavagliare l’autotrasporto. E dunque, il tema della rappresentanza – autonoma e misurata sui numeri – di questo settore è un’altra priorità che il Ministro deve affrontare, con il coinvolgimento effettivo di chi è parte in causa.

Anche su questo argomento, oltre quanto già da noi proposto in sede di discussione parlamentare lo scorso ottobre, non mancherà il contributo di Assotir, per costruire criteri di rappresentanza in termini oggettivi, attraverso il protagonismo ai Trasportatori.

Claudio Donati

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