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– Editoriale –

Agricoltori e autotrasportatori: mondi vicini

Agricoltori e autotrasportatori: mondi vicini

Roma, 29 Gennaio 2024

Nel giro di qualche giorno, quella strana aria di calma piatta, che mal si conciliava con i segnali di difficoltà crescenti provenienti dalle nostre imprese, ha lasciato il posto a minacce di bufera. Le proteste rabbiose degli agricoltori di mezza Europa (e, adesso, anche italiani), depurate delle singole specificità, ci dicono che il loro stato di sofferenza non è molto lontano da quello di moltissimi di trasportatori.

I continui aumenti dei costi, insieme alla difficoltà di farseli riconoscere dalla committenza, preparano uno scenario dagli esiti imprevedibili, se non si affronta seriamente la cosa. Lo diciamo da tempo, ben prima delle proteste degli agricoltori di questi giorni.

L’allargamento della forbice costi-ricavi evidenzia, per troppe imprese, l’impossibilità di potercela fare, di poter svolgere il proprio lavoro in condizioni accettabili. Conferma la sensazione di un destino segnato perché così hanno deciso i cosiddetti “poteri forti”, sia economici che politici.

Gli agricoltori, in particolare, protestano sì, contro le politiche europee, ma, anche contro chi, negli anni, aveva il dovere di difenderli -politica e associazioni – dallo strapotere della grande distribuzione e dell’intermediazione e non lo ha fatto.

In fondo ci chiediamo: “Perché di un chilo di pomodori venduti a Milano all’agricoltore va circa il 20% del prezzo finale?”. Noi sappiamo, fatture alla mano, che un altro 10-15% va all’autotrasporto, ma il restante 70-75% a chi va? E soprattutto è giusto così?

C’è uno stato di sofferenza e di frustrazione che accomuna milioni di piccoli operatori dall’agricoltura al commercio, alle professioni, e include anche l’autotrasporto.

Abbiamo il dovere, in quanto responsabili di una componente economica fondamentale di questo Paese, di farcene carico, sapendo che non si può chiedere a chi è esasperato di avere lucidità di analisi e chiarezza di proposta. La protesta è determinata spesso da fatti occasionali, la classica goccia che fa traboccare il vaso: può essere il gasolio, piuttosto che l’eliminazione o la riduzione di un aiuto pubblico, e così via. Sono le rappresentanze che devono essere capaci di comprendere la sofferenza e sviluppare proposte coerenti e solide – non assistenziali -, in grado di intervenire sui punti critici.

Penso che per evitare derive, utili più che altro alle strumentalizzazioni di turno, il mondo della rappresentanza debba mettersi – se ne è capace – in sintonia con la gravità della situazione e proporre a chi ci governa temi all’altezza. Ad esempio, evitando di continuare a scambiare le cause con gli effetti, che sarebbe come dare la colpa della febbre al termometro che la segnala. Questo eviterebbe, per restare nell’ambito medico, di curare con l’aspirina uno che ha il femore rotto.

L’incontro delle Associazioni dell’Autotrasporto con il Ministro Salvini, del prossimo 7 febbraio, in questo quadro, è una grande occasione per chiedere al Governo un cambio di passo. Cosa, a nostro avviso, indispensabile e che non mancheremo di fare, augurandoci di non dover vedere solo aspirine sul tavolo ministeriale.

Claudio Donati

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