– Editoriale –

A quando le nuove regole per l’Autotrasporto?

A quando le nuove regole per l’Autotrasporto?

La costituzione di appositi Tavoli tecnici avrebbe dovuto dare avvio a questa fase, da concludersi nel giro di pochi mesi, con proposte idonee a disciplinare, su basi nuove, questa area imprenditoriale, troppo spesso relegata ai margini della politica. Un’occasione, se non storica, certamente importante.

Oggi, a quasi due mesi dall’ultimo incontro con il Viceministro Edoardo Rixi, siamo ancora a punto e daccapo.

Sarebbe facile, ma non del tutto esatto, addossare tutte le responsabilità del mancato decollo dei Tavoli alla politica. In realtà, ritengo che, come Associazioni, non possiamo chiamarci del tutto fuori da responsabilità per quanto (non) sta accadendo, perché al notevole attivismo di questi due mesi, per spostare da  un settore all’altro qualcuno dei 240 milioni di euro assegnati all’Autotrasporto per il 2019 (trovando alla fine una quadra), è corrisposta un’inerzia sconcertante per quel che riguarda l’attenzione alla convocazione dei Tavoli e alla ricerca di possibili proposte unitarie, almeno sui punti chiave (tempi di pagamento, costi minimi, concorrenza sleale, etc).

Spiace che, anche in UNATRAS, non si sia finora trovato il tempo di affrontare quella che, secondo noi (e, devo dire, almeno a parole, anche secondo molti altri) è la vera emergenza del settore: avere regole certe e controlli mirati.

Se non ancora fuori tempo massimo, certamente siamo in “Zona Cesarini”; e l’avvicinarsi della scadenza elettorale di maggio e l’incertezza del quadro economico lasciano poco spazio all’ottimismo, senza un immediato cambio di passo, a partire proprio da UNATRAS.

Il Viceministro Edoardo Rixi ha confermato di aver reperito risorse per il Fondo per incentivare il rinnovo del parco veicolare (tra i più vecchi d’Europa): 100 milioni di euro in due anni. Un’ottima notizia, di cui gli va dato merito, perché frutto di un suo impegno personale, e mantenuto, cosa non frequentissima in politica.

Il valore di questo dato va apprezzato soprattutto tenendo conto dello sforzo a cui il settore è chiamato in nome della salvaguardia dell’ambiente, del risparmio energetico, dell’utilizzo delle nuove tecnologie, sempre più intenso ed invasivo. Al cui riguardo, però, non va dimenticato che l’Autotrasporto non è all’anno zero, e che il punto di vista delle imprese è molto diverso dal cliché dell’ ”Autotrasporto inquinatore”, basato sulla contrapposizione Ambiente – Economia.

Basterebbe ricordare, ad esempio, che l’intervento di cui sopra è un investimento, sia per lo Stato, quando destina risorse pubbliche, sia per le imprese di Autotrasporto. La capacità di queste ultime di investire (in innovazione, nel caso specifico) è subordinata, oggettivamente, alla loro capacità di produrre reddito; obiettivo, quest’ultimo, proprio di ogni impresa, a cui nessuno si può sostituire.

Quello che lo Stato può, e deve, fare è creare le condizioni affinchè l’impresa sana possa svolgere la propria attività al riparo dagli effetti distorsivi (spesso illegali) presenti nel mercato del trasporto. Effetti distorsivi che danno vita ad una concorrenza sleale diffusa, tra imprese italiane ed estere (e anche, molto più spesso, tra le stesse imprese italiane), da cui l’intero sistema sta uscendo devastato.

Le motivazioni possono avere diverse cause, compresa una debolezza strutturale e culturale insita nel settore (su cui dobbiamo lavorare con maggiore determinazione).

Ma, senza dubbio, questo sistema, attraverso un’efficienza “torbida”, produce un risultato: l’inadeguata remunerazione del trasporto; oltretutto, spesso caratterizzata, al proprio interno, da un’ulteriore sperequazione tra quello che va all’intermediazione e il prezzo indecente pagato a colui che fa effettivamente il trasporto. E’ chiaro che, in un quadro di questo tipo, appare quasi ridicolo parlare di investimenti.

Con questa digressione, ho voluto ribadire quanto sia importante cambiare le regole del gioco e, quindi, l’importanza dei Tavoli cui si è accennato all’inizio.  Ovviamente, solo se siamo d’accordo nel volere un sistema di mobilità efficiente, trasparente e sicuro, che non abbia bisogno, per sopravvivere, di assistenza pubblica: insomma, un sistema degno di un Paese civile.

Se non lo si fosse capito, questo è oggi, per noi, il cuore del problema.

Da qualsiasi argomento si parta, si arriva sempre allo stesso punto: l’inadeguato prezzo del trasporto. Che, appunto, genera sofferenza ed è il vero ostacolo per introdurre quell’avanzamento ulteriore sul terreno dell’innovazione, di cui il settore necessita.

Claudio Donati

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