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– Editoriale –

2023: Non possiamo essere soddisfatti

2023: Non possiamo essere soddisfatti

Roma, 7 Dicembre 2023

Nonostante, dal punto di vista associativo, nel 2023 sia proseguito il nostro trend di crescita (con anche qualche indiscutibile successo, ultimo quello che ha portato all’abrogazione della delibera del Comune di Milano sulla vicenda “angoli ciechi”), sarebbe miope, in una valutazione complessiva, limitarci al solo aspetto associativo, perché il quadro generale è tutt’altro che tranquillizzante, per via del rallentamento generale dell’economia, che segna un cambio di tendenza netto, in un contesto di grande incertezza, anche a causa delle due guerre in corso, a due passi da casa.

Siamo seriamente preoccupati per il futuro del nostro settore perché, nonostante le positive premesse, un intero anno è trascorso, e dobbiamo constatare – accanto ad un indubbio cambio di attenzione istituzionale – una sostanziale continuità di questo esecutivo con i precedenti, su un punto decisivo: la riluttanza a mettere mano sulle criticità che stanno massacrando questo settore, vale a dire: l’eccesso di sub-vezione, tariffe non remunerative, tempi di pagamento indecenti, etc.

Certo, va riconosciuto a questo Governo il recupero di risorse per l’autotrasporto, in condizioni di finanza pubblica non facili. Ma, da qui a considerare positivo il bilancio dell’anno che si sta chiudendo, ci passa parecchio. Non tanto per quello che si è fatto, quanto per quello che si poteva fare, senza neppure provare a farlo.

Siamo ancora di fronte ad atteggiamenti del tutto inadeguati, rispetto alla profondità della crisi di questo settore, fatti di ricette sbagliate da parte della politica, con il benestare del mondo associativo.

Difatti, che cosa propone il dibattito associativo, ad ogni occasione (transizione ecologica, difficoltà infrastrutturali, aumento dei pedaggi, mancanza di autisti, etc)? Aiuti da parte dello Stato, finalizzati alla sopravvivenza (in qualche caso, all’agonia) delle imprese, e/o dibattiti (a volte, da campagna elettorale) sulla transizione che verrà e via discorrendo. Tutte cose con un fondamento, non c’è dubbio. Ma, siamo sicuri che sia lì il cuore del problema, per un sistema di imprese che, sperimentano ogni giorno, loro malgrado, il “lavoro povero”, perché spesso lavorano, senza guadagnare?

Occorrerebbe discutere veramente sulla “sostenibilità” – che non c’è – di questo modello organizzativo. Ma non riferita alla transizione ecologica, bensì alla sua sperequazione interna: un sistema in cui pochissimi guadagnano, mentre la gran parte annaspa; un sistema che non sta in piedi, ben prima delle gigantesche sfide che lo attendono; un sistema spogliato del suo contenuto imprenditoriale, ad opera di mega-intermediari travestiti da autotrasportatori, che operano, ad un tempo, come acquirenti e venditori di trasporto.

La recente “svista” ministeriale, che ha fatto scadere la delega governativa del Parlamento per disciplinare il recepimento della norma europea sulla “proporzionalità” (tra l’attività di trasporto effettivamente svolta con mezzi e addetti propri, con la parte data in sub-vezione), che deve connotare l’attività di trasportatore in ogni Paese della UE, è un episodio grave, che si iscrive all’interno di questo quadro. In cui i “padroni “del trasporto, non intendono affatto mollare l’osso. E trovano forti alleati, anche all’interno del mondo associativo dell’autotrasporto, di cui tengono le fila, in maniera più o meno trasparente.

Il problema è che, in base alla nuova norma, molti di loro non sarebbero più iscritti all’Albo degli Autotrasportatori, con effetti anche sulla loro capacità di interferire sulla rappresentanza dei vettori. Quindi, l’unica al momento era lanciare la palla in tribuna. Da questo punto di vista, la “svista ministeriale” è una loro vittoria; perché hanno guadagnato tempo.

Non sono mancati i buoni consigli di lasciar perdere, che tanto non c’è niente da fare, vista la sproporzione delle forze in campo.

Noi pensiamo esattamente la stessa cosa: lo scontro è enorme; sono in ballo alcuni miliardi di euro (sui circa sessanta che vale l’autotrasporto), che dovrebbero/potrebbero spostarsi dalle tasche di “lorsignori” a quelle dei trasportatori “veri”; inoltre, siamo praticamente da soli nelle stanze del palazzo della politica.

Tutto questo, però, rappresenta un ulteriore stimolo per proseguire la battaglia sulla disciplina della sub-vezione. Significa, che stiamo toccando un tema vero, che sposta interessi enormi e, proprio per questo, genera cambiamento, innovazione; e, ad esso sono collegate possibilità reali di un futuro di sviluppo per le Piccole e Medie Imprese dell’Autotrasporto.

Insomma, senza facili illusioni, stando con i piedi ben saldi per terra, restiamo ottimisti sull’esito finale e, soprattutto, determinati.

Claudio Donati

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