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Ricordo di Quirino Oddi
Vorrei ricordare la scomparsa recentissima di un amico, che ha contribuito a scrivere un pezzo di storia dell’Autotrasporto italiano. Si tratta di Quirino Oddi, un nome che ai più non dirà un granché, visto che è stato Segretario generale della FITA (così si chiamava allora), tra la fine degli anni ‘70 e la metà degli ‘80.
Il modo in cui se ne è andato, in punta di piedi, non mi ha sorpreso. E già questo sarebbe un buon motivo per ricordarlo, insieme all’allora presidente nazionale della stessa FITA, Giovanni Menichelli.
Alle primissime armi, grazie a loro, ho scoperto un mondo sconosciuto: l’Autotrasporto. Che è stato sempre (non solo ai tempi del coronavirus) così indispensabile all’economia, quanto irrilevante in sede politica. Dopo quasi 40 anni, conservo immutato un interesse non privo di affetto, quasi da tifoso, verso questo mondo. Nonostante le ammaccature, prima fra tutte, il rammarico di non essere ancora riusciti a portare questo mondo nella Serie A dell’imprenditoria, per restare al gergo calcistico.
Sta qui, però, anche la temerarietà che fa dire a molti di noi di non mollare, di mettercela tutta per aiutare l’Autotrasporto a fare il salto di qualità a cui è chiamato, oggi più che mai, per non essere definitivamente tagliato fuori – come realtà imprenditoriale – dai colossi dell’intermediazione, nell’enorme scontro in atto sul mercato del trasporto merci e della logistica.
Quirino Oddi appartiene a quel nucleo di persone che hanno contribuito a costruire l’identità e dare dignità all’Autotrasporto italiano. Un ricordo, quindi, non di nostalgia, ma per rammentare, prima di tutti, a me stesso, valori di cui in giro si avverte una certa mancanza.
Claudio Donati
