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Mercato unico dell’autotrasporto: la Commissione europea bacchetta le inadempienze di alcuni Paesi
Nei confronti dell’Austria, è stata preannunciata l’apertura di una procedura di infrazione per l’applicazione, dal 01/01/2017, come abbiamo a suo tempo evidenziato sul sito, della normativa sul salario minimo anche ai trasporti internazionali con origine/destinazione quello Stato.
A giudizio della Commissione, la scelta austriaca, che si è sostanziata nell’obbligo di inviare telematicamente tutta una serie di informazioni alle competenti Autorità ministeriali austriache – vedi la nostra nota dello scorso 8 febbraio – crea oneri amministrativi sproporzionati che impediscono il corretto funzionamento del mercato interno; inoltre, le finalità legate a questa misura (ovvero la salvaguardia della protezione sociale dei lavoratori e la tutela della concorrenza leale tra le imprese), possono essere raggiunte con misure più proporzionate che non penalizzino la libera prestazione dei servizi e la circolazione delle merci.
Per questi motivi, la Commissione ha inviato all’Austria una lettera di diffida (che rappresenta il primo passo della procedura d’infrazione), concedendo due mesi di tempo per la replica.
Fin qui nulla di nuovo: l’iniziativa si muove nel solco di quanto la Commissione ha già fatto nei confronti di altri Paesi, in particolare la Francia, che hanno messo in campo iniziative di contrasto al dumping sociale imponendo anche ai trasporti internazionali da e per il Paese, il rispetto delle norme sul salario minimo.
La novità è piuttosto nel fatto che il comunicato contenga un passaggio importante sulle iniziative che la Commissione intende mettere in campo per il contrasto del dumping sociale, avvertito ormai diffusamente come la principale minaccia al mantenimento di un mercato aperto dell’autotrasporto e come questione in cui risulta praticamente impossibile evitare che i singoli Paesi che si sentono minacciati dal fenomeno pongano in essere misure autonome di contrasto.
La Commissione, dunque, in attesa che venga elaborata una soluzione sostenibile per tutti i soggetti coinvolti, nelle prossime settimane intende proporre un chiarimento sull’applicazione del distacco nel trasporto su strada, nonché misure concrete che non impongano oneri sproporzionati alle imprese del settore e ai loro lavoratori, anche se ancora non sembra chiaro quali tali misure potranno essere e quanto riusciranno a mettere d’accordo i Paesi UE che, al riguardo, hanno interessi estremamente diversificati non solo tra Est ed Ovest, ma anche tra Europa continentale e Paesi periferici, quali la Spagna e il Portogallo.
Diversa, invece, la questione relativa alla contestazione mossa nei confronti di Lussemburgo, Polonia e Portogallo.
A questi Paesi la Commissione ha contestato la mancata istituzione del Registro elettronico nazionale (REN) e, di conseguenza, la mancata interconnessione al Registro europeo delle imprese di trasporto su strada (ERRU).
Queste inadempienze erano già state riscontrate dalla Corte di Giustizia, nel corso del 2016; ora, dopo l’iniziativa della Commissione, questi Stati avranno due mesi di tempo per notificare le misure adottate, dopodiché – in assenza di novità – verrà chiesto l’intervento della Corte per determinare l’importo della penalità da applicare ai predetti Paesi.
