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Capitani coraggiosi: gestione dei costi e del personale, leve decisive per lo sviluppo dell’impresa
La navigazione dei Capitani coraggiosi continuerà, nei prossimi mesi, con altre due tappe, la prima dedicata al rapporto con la committenza e l’ultima dedicata all’analisi degli strumenti per la crescita dimensionale delle imprese e per il rilancio di forme moderne di aggregazione tra le P.M.I.
Il tutto affinché si possa – questo è l’augurio con cui la Presidente Anna Vita Manigrasso ha voluto questa iniziativa – giungere a “toccare terra”, nel Congresso autunnale dell’Associazione, con una squadra di marinai che abbia potuto impadronirsi più e meglio dei segreti dell’arte della navigazione nel mare tempestoso del mercato.
Sabato scorso, ai partecipanti è stata così data l’occasione di riflettere su quali debbano essere i costi aziendali decisivi ai fini della redditività dell’impresa ed a cui quindi dedicare le principali attenzioni.
E già qui c’è una novità: la consapevolezza che per “guadagnare” non basta fatturare di più o percorre più chilometri o comprare più mezzi; ma fare in modo che il complesso degli asset aziendali – personale, amministrazione, officina, logistica, finanza – sia gestito con l’oculatezza necessaria a far sì che, alla fine, l’impresa faccia il proprio dovere, generando profitto.
Il Prof. Volta e la dott.ssa Ronzoni, sul piano teorico, e, sul piano pratico, i titolari di alcune interessanti realtà aziendali di media dimensione operanti in settori diversi di attività e in diversi ambiti territoriali italiani ed esteri, hanno consentito ai partecipanti una discussione interessante, cui hanno dato il proprio contributo anche ospiti graditi: da Massimo Artusi, della Romana Diesel S.p.A. a Fabrizio Ossani, direttore del Gruppo Federtrasporti.
Tutti gli intervenuti hanno convenuto sull’osservazione che ha concluso l’intervento di Matteo De Campo, della Maganetti S.p.A., trasportatore della Valtellina e dirigente della FAI che, come nella precedente occasione i colleghi Strobino, della FITA e Bagnoli della FIAP, è intervenuto a testimoniare il carattere aperto ed unitario dell’iniziativa di T.I. Assotir: “Prima di tutto, facciamo bene i compiti in casa; perché solo così avremo titolo a chiedere con forza e con ragione agli altri – governo e committenza – di far bene i loro”.
E su questa strada è risultata di estremo interesse la testimonianza di Roberto Pulimanti – Transtar ’92 – che ha illustrato le scelte della sua azienda in tema di rinnovo e manutenzione programmata del parco veicolare, oltre che di gestione del personale nei viaggi continentali tale da consentire il rispetto delle norme in tema di riposo e, nello stesso tempo di pieno sfruttamento delle potenzialità di utilizzo dei camion.
Ma anche quella di Federico Di Carlo – Cedica S.r.l. – che opera invece nella distribuzione finale, in ambito urbano, di ortofrutta e alimentari freschi e deve fare i conti con le difficoltà di una rete commerciale – ipermercati, supermercati e negozi di prossimità – che non ritiene la logistica affar proprio e ribalta sul trasportatore gli oneri organizzativi ed i costi conseguenti, in un quadro in cui ormai, sempre più spesso, si tengono aperti i punti vendita 7 giorni su 7 e 24 ore su 24,
E infine le testimonianze di Peppino Loria – dell’omonima ditta di Civitavecchia – che opera, con una piccola flotta, nel rifornimento dei CEDI della GDO del centro Italia Tirrenico e di Raffale Forgione – ISOTRAS S.r.l. – la cui impresa è invece specializzata nel trasporto chimico e in quello di liquidi ADR con oltre 70 cisterne, hanno reso evidente come l’affrontare le questioni connesse al corretto rapporto con il personale, non demonizzando il sindacato, ma anzi utilizzando tutti gli strumenti di flessibilità che la contrattazione aziendale prevista dal CCNL offre possono consentire all’imprenditore di evitare i rischi ed i coti del contenzioso con il personale viaggiante.
E, con la contrattazione, soprattutto recuperare certezza nei costi e capacità di governo dell’impresa, proprio grazie alla corretta e trasparente assunzione delle responsabilità, da parte di ciascuno, titolare e lavoratori, nella consapevolezza che il destino comune è legato alla capacità di far rendere l’azienda e di evitare le onde di crisi che, in questi anni più che mai, hanno agitato il mare dell’autotrasporto italiano.
Da ultimo è interessante una notazione su una questione che, di natura squisitamente sindacale, non poteva non emergere in una giornata dedicata all’analisi dei costi aziendali: quella del superamento dei “costi minimi” e del ritorno alla “libera” contrattazione dei prezzi.
E se forte è risuonata la critica alle divisioni ed alla debolezza delle Associazioni nel difendere una misura che i trasportatori sentivano come sacrosanta, è piuttosto interessante notare le motivazioni dello scontento per la fine di quella disciplina.
I trasportatori che con maggior foga hanno espresso il loro disappunto, infatti, non hanno nascosto la rozzezza e l’approssimazione del meccanismo di fissazione dei “costi minimi”, né la pratica impossibilità di un loro effettivo rispetto.
No, essi recriminano la scomparsa dei costi minimi per un motivo essenzialmente politico: perché è solo tramite essi – e prima ancora tramite le tariffe a forcella – che si era riusciti, bene o male, a costringere la committenza a confrontarsi sui costi necessari alla produzione del servizio di trasporto ed a discutere di numeri.
Perché proprio confrontarsi sui numeri e sulle procedure di elaborazione dei costi del trasporto, hanno sottolineato gli autotrasportatori – permette infatti di discutere “alla pari” con le proprie controparti, senza che, come troppo spesso accade, ci si debba limitare a rispondere semplicemente con un sì o con un no a proposte che non hanno alcuna dignità scientifica, economica o commerciale, ma sono solo il frutto, amaro, della debolezza e della polverizzazione dell’offerta di trasporto di fronte ad una domanda sempre più potente e strutturata.
E, dicono i trasportatori, si può e si deve sforzarci di essere “Capitani coraggiosi” purché dall’altra parte non si innalzi solo e sempre, la bandiera pirata.
Proprio su questo punto si è incentrate le conclusioni di Claudio Donati, Segretario generale di T.I. Assotir, che ha ripercorso le tappe di un percorso che ha visto l’Associazione non soltanto svolgere, per quanto possibile, il ruolo dell’”agente di unità” nel mondo frastagliato e talvolta rissoso delle Associazioni; ma che ha soprattutto cercato di privilegiare proposte e rivendicazioni che, come l’obbligo del contratto scritto, impongono che committenti e trasportatori, per poter giungere alla sua stipula, accettino intanto di riconoscersi come due imprese: ciascuna con i propri diritti; primo fra tutti, quello di recuperare i propri costi e difendere gli equilibri economici aziendali ed il diritto ad un “giusto profitto”.
E, contemporaneamente battendosi, sia in Italia che a Bruxelles, dove T.I. ASSOTIR intende giocare un ruolo importante nell’UETR di cui è entrata a far recentemente parte, perchè si creino sempre più ostacoli e si determinino spazi sempre più ristretti anche per quei pirati che si nascondono dietro la bandiera dell’impresa di autotrasporto, pronti però ad issare rapidamente il drappo con il teschio e le tibie incrociate dei peggiori corsari.







